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Tutti parlano del Busso, ma nessuno pensa a levarci dalla vista la Giulietta. - Superpista
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Tutti parlano del Busso, ma nessuno pensa a levarci dalla vista la Giulietta.

Ieri si parlava del V6 Busso, giunto al suo quarantesimo anniversario.

Nessuno, però, si è ancora espresso in modo chiaro sul futuro della ex Casa di Arese, che ormai ad Arese vanta un museo nemmeno frequentato come dovrebbe, e un car outlet che poco rende onore alla gloria del Marchio.

I comunicati stampa ufficiali, in merito all’imminente Ginevra, parlano solo di una Giulietta che non perde il suo carattere, e che verrà rinnovata in piccole dosi. Direi sia ora di mandare in pensione, la Giulietta. Non è brutta, per carità, ma non terrà mai il valore, nel tempo, che ha saputo mantenere la 147, sia sul versante stilistico, sia sul versante tecnico.

La Giulietta è stata un clamoroso passo indietro, reso potabile da alcuni dettagli che fanno gola solo agli alfisti entry level, o a chi la sceglie come auto per tutti i giorni,  sapendo che comunque avrà meno durata di un’Audi A3, sua concorrente neanche troppo diretta, viste le varianti disponibili, i motori, gli allestimenti e la qualità. Tutto, insomma.

Se così dev’essere, che si venda il Marchio, prima che sia troppo tardi, che la Giulia venga abbattuta dalla nuova Serie 3, che comunque non l’ha raggiunta, ma non sarà nemmeno messa in discussione, dalla clientela affezionata al marchio tedesco, ripagata da una qualità conosciuta e sicura.

La Giulia può avere meritato tutti i premi e riconoscimenti del caso, ma paga lo scotto di anni di tira e molla, intervallati solo dalla luce di fine anni ’90, con la 156 e la 147, spenta definitivamente con la penosa 166, l’ammiraglia con il frontale più inespressivo e irrisolto della Storia, dopo le coreane di allora, che però imitavano le Mercedes e le Jaguar, quindi simulavano importanza.

La 166, nel muso, non aveva nemmeno sportività, e il restyling di fine carriera non fece che peggiorare.

Poi abbiamo visto la MiTo, rimasta a listino per un periodo imbarazzante, lunghissimo, quando sarebbe dovuta durare al massimo Sei anni. Abbiamo visto la 8C, nello stesso momento in cui è uscita la MiTo, per sottolineare la schizofrenia della gestione allora Fiat, oggi FCA, ma uguale in tutto e per tutto.

Ora, nel 2019, con Audi A3 prossime al rilancio e con una Serie 1 che ha sofferto dello stesso male di Torino, però sapendosi rinnovare un po’ meglio, ci troviamo con una Giulietta che poco ha saputo fare, se non allargare il trilobo e introdurre le solite verniciature che la Fiat introduce, quando deve rilanciare un modello. Non ne possiamo più.

Per favore, levateci dalla vista la Giulietta, che tra l’altro poco o nulla ha a che fare con la Giulietta, e che sarebbe dovuta essere Milano, con un muso e un posteriore più convincenti, rispetto a quelli ridisegnati dagli yes men di Marchionne, all’ultimo minuto.

Nel comunicato stampa pre-ginevrino, si parla di una novità straordinaria, che verrà svelata all’uopo.

Si cerca di creare l’effetto sorpresa, ma sarebbe meglio avere qualche certezza in più, anziché muretti e show car che alimentino solo illusioni, come già successo quasi Vent’anni fa, con la Kamal.

La Fiat, con l’Alfa Romeo, sembra stia facendo lo stesso gioco che fece con la Lancia, tenendola in vita con le flebo, facendo giochi di rebadge, stavolta in Formula 1, e propinando sempre le stesse cose, fino alla nausea.

Morire, piuttosto che lanciare una Giulia Sporwagon, che competa con le Avant serie, o piuttosto che lanciare qualche evoluzione sulla Stelvio. Sono ancora lì, a concentrarsi sul cambiare i Led alla Giulietta, che vanta lo schema di sospensioni più inutile del 2019, visto che era superato già nel 2010.

A chi la vogliono dare a bere?

Se dovessi acquistare un nuovo modello, personalmente, non acquisterei un’Alfa Romeo. Spiace, ma non si può soffrire sempre degli stessi mali.

Peggio che negli anni ’80: solo 3 modelli, e pure tirati per i capelli. La smettano di prendere in giro, una volta per tutte, e vendano il marchio ai tedeschi, che almeno sanno proporre alternative e sanno essere costanti.

Enzo Bollani | Milano, 28 febbraio 2019.

Enzo Bollani

enzo.bollani@superpista.it

Enzo Bollani nasce a Milano in una sera di maggio del 1981, quindi può definirsi un Youngtimer. Progettista, Musicista e organizzatore, ha esordito nel 1997 nel mondo della Televisione e della Discografia, lavorando principalmente in Rai e con artisti del calibro di Adriano Celentano, Lucio Dalla e David Bowie. Avrebbe voluto essere Architetto a tutti gli effetti, ma al momento disegna biciclette. Opera principalmente a Milano, ma è costantemente in movimento. Ha inventato questo simpatico sito, oltretutto.

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