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La mela non cade mai lontano dall'albero. - Superpista
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La mela non cade mai lontano dall’albero.

Bugatti ha appena presentato, su base Chiron, la nuova “ten off” (visto che 10 è il numero di esemplari che verranno prodotti): la Centodieci.

La casa di Molsheim non è nuova a questo genere di produzioni limitatissime, avendo fatto parlare di sè solo pochi mesi fa con la presentazione de La Voiture Noire, esemplare unico in omaggio alla Tipo 57 SC Atlantique.

Questa volta il riferimento è invece la più recente EB110.

I designer sono stati in grado di fondere lo stile attuale della casa con alcune esplicite citazioni del modello degli anni Novanta, creando un’auto che inevitabilmente ci spinge a confrontare le opere attuali con quelle della Bugatti Italiana, della splendida avventura di Romano Artioli, tra l’altro raccolta in un libro, appena pubblicato.


Era il 1989 quando Romano Artioli decise di rilevare il marchio Bugatti e avviare la produzione di quella che avrebbe dovuto essere la più avanzata auto sportiva al mondo.

Dal punto di vista tecnico possiamo dire che ce la fece: la EB110 poteva vantare, prima fra le stradali, un telaio formato da monoscocca in fibra di carbonio e da telaietti in alluminio. Il motore, anch’esso in leghe leggere di alluminio, magnesio e titanio, era un V12 da 3,5 litri con cinque valvole per cilindro e sovralimentato da quattro turbocompressori.

Il tutto garantiva una potenza massima di 610 cavalli sulla SS, cifra che oggi può sembrare scontata su una supercar, ma che allora era decisamente notevole, se pensiamo che la Ferrari F40 era spinta da “appena” 478 cavalli.

Per rendere domabile questa potenza, la trazione era integrale e gestita da tre differenziali.

Insomma, un’auto progettata al limite della conoscenza tecnica, addirittura affidandosi all’ingegneria aerospaziale.

Anche questa estrema complessità, probabilmente, rese difficile portare avanti la produzione per più di cinque anni, nonostante il discreto successo (ne vennero venduti 139 esemplari).

D’altronde, non esisteva ancora il concetto di Hypercar, e le auto si vendevano a prezzi sì elevati, ma lontani dalle cifre milionarie che permettono alla Bugatti di oggi di prosperare anche con produzioni limitatissime. 


Certo, insieme al prezzo è anche cambiato il target e l’identità del marchio, con una produzione che fa del lusso uno dei suoi punti di forza.

La Chiron si presenta con una linea molto ricercata e ricca di dettagli, una calandra molto tagliente ma ,complessivamente, con un carattere elegante.

Anche gli interni ricordano più che altro quelli di una ricchissima gran turismo.

Con la Centodieci si sono spinti più verso il carattere sportivo: la presa d’aria a cinque fori sulla fiancata (ispirata alla EB110 SS), alettone fisso, spoiler sporgente all’anteriore e un vistosissimo estrattore posteriore, che incornicia gli scarichi posti a due a due in verticale.

Ogni dettaglio è esaltato dai contrasti cromatici, sapientemente suggeriti da un team di designer che la Casa mette a disposizione del cliente al momento della configurazione. Forse tutto un po’ esagerato per il genere di auto… Potremmo parlare di un’auto sportivamente barocca?


Insomma a prima vista si potrebbe dire che i due decenni e la nuova proprietà abbiano cambiato parecchio il carattere della casa!


A ben vedere, le Bugatti odierne sono vicine alla EB110 più di quanto sembri.

Anche oggi l’obiettivo è spingere i limiti tecnici al massimo per infrangere sempre nuovi record: il motore che spinge la Centodieci è un enorme W16 da 8 litri quadriturbo, come sul modello di Campogalliano, capace dell’incredibile potenza di 1600 cavalli. La trazione è anche in questo caso integrale, indispensabile, visti i numeri. 


Nel ’94 la EB110 stabilì sul circuito di Nardò il record di velocità per auto di serie a 344,7 km/h, tra l’altro con una curiosa alimentazione a metano; l’anno successivo fece segnare il primato di velocità su ghiaccio, toccando i 296,3km/h.

Dieci anni dopo, la Veyron sfondò il muro dei 400Km/h.

Oggi la Chiron è limitata ai 420km/h e, giusto per menzionarne una chicca tecnica, monta pinze freno stampate 3D in titanio, una prima assoluta. Ma c’è anche l’aerodinamica attiva, fibra di carbonio a volontà, materiali ricercati per ogni singolo componente.
Insomma, che questa Centodieci sia un modo per ricordarci che “la mela non cade mai lontano dall’albero”? 

Andrea Cartapani. Autodromo di Pergusa,18 agosto 2019.

Andrea Cartapani

andrea.cartapani@superpista.it

Ingegnere dei materiali e specializzando in ingegneria meccanica a Milano, bresciano d'origine, Andrea cresce condividendo la passione per i motori con il padre. Appassionato di fotografia fin dai tempi del liceo, ha creato la pagina Instagram @andrea_cars_and_more dove ha modo di sfogare entrambi i suoi interessi, con un'attenzione particolare all'aspetto tecnico-ingegneristico.

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