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La potenza non basta: come la Bugatti Chiron ha raggiunto i 490 Km/h - Superpista
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La potenza non basta: come la Bugatti Chiron ha raggiunto i 490 Km/h

Giusto un paio di settimane fa parlavamo della Bugatti Chiron e della sua derivata Centodieci, ragionando di come queste auto siano spinte al limite della tecnica per battere ogni record.

Ebbene da poche ore è nota la notizia che una Chiron appositamente preparata ha fatto segnare il nuovo record di velocità per un’auto stradale: 490 km/h. Una cifra davvero impressionante, difficile anche da immaginare visto che la maggior parte delle nostre auto a stento raggiunge un terzo di questo valore. Ma affrontiamo la questione da un punto di vista più tecnico: cosa deve avere un’auto per raggiungere questa velocità? 

Innanzitutto, si sa, serve potenza. Tanta potenza, visto che bisogna sconfiggere l’attrito con l’aria, che a queste velocità diventa enorme. La fisica ci insegna che la resistenza aerodinamica aumenta con il quadrato della velocità, cioè a 490 Km/h è 15 volte superiore che a 130 km/h. La potenza richiesta, poi, si ottiene moltiplicando la forza di attrito per la velocità, scoprendo così che per passare da 130 a 490 bisogna aumentare i cavalli non di 15 ma di 50 volte! Non a caso la Bugatti ha dovuto spremere il W16 quadriturbo da 8 litri fino a fargli sprigionare poco meno di 1600 cavalli. Da grandi potenze derivano grandi consumi (anche se forse la citazione non era proprio così): quando spinto al massimo questo motore aspira 1000 litri di aria in un secondo e svuoterebbe i 100 litri del serbatoio in appena 8 minuti (certo, a 490 km/h sufficienti a percorrere 65km).

Come abbiamo detto il maggiore ostacolo alla velocità è la resistenza aerodinamica, dunque parallelamente alla potenza è necessario sviluppare una carrozzeria in grado di fendere l’aria nel modo più efficiente possibile e in questo la natura ci ha fornito degli ottimi esempi. Che sia una goccia d’acqua o un falco in picchiata non è difficile notare le somiglianze con il profilo della Chiron. 

L’interazione con l’aria non produce soltanto attrito, ma può produrre anche forze in direzione verticale. Anche queste crescono notevolmente all’aumentare della velocità, quindi vanno tenute sotto controllo: ovviamente non deve generarsi portanza (la spinta verso l’alto) altrimenti l’auto decollerebbe letteralmente, ma anche la deportanza (verso il basso), normalmente desiderata per aumentare l’aderenza, va qui ridotta al minimo necessario per mantenere l’auto stabile. In caso contrario la forza aggiuntiva aumenterebbe la dissipazione degli pneumatici e addirittura potrebbe diventare insostenibile per alcune componenti. Per questo sull’esemplare preparato per battere il record è stata rimossa l’ala posteriore, è stata ridotta l’altezza da terra ed è stata incrementata la lunghezza di 25 centimetri, fattore che favorisce la stabilità in rettilineo. 

Un altro aspetto che forse si sarebbe portati a sottovalutare (e invece fondamentale) è la resistenza, e allo stesso tempo la leggerezza, che deve caratterizzare cerchi e pneumatici.  A 490 km/h ogni ruota della Chiron compie più di 60 giri in un secondo; a questa velocità le parti più esterne della ruota subiscono un’accelerazione centrifuga di 3000 g. Cosa significa? Che ogni elemento subisce una forza verso l’esterno pari a 3000 volte il proprio peso. Ogni tassello dello pneumatico, il sensore della pressione, persino il tappo della valvola passano dal pesare pochi grammi all’essere spinti da forze di decine o centinaia di chili! Anche un solo difetto, sotto queste sollecitazioni, potrebbe causare la disintegrazione della ruota. Per questo la Michelin ha sviluppato degli pneumatici ad altissime prestazioni appositamente per Bugatti, che li monta su cerchi a metà fra l’opera d’arte e il capolavoro d’ingegneria. 

Oltre a ciò è giusto menzionare anche l’impianto frenante che deve poter fermare le due tonnellate di auto scagliate a velocità folle; il sistema di sospensioni in grado di assorbire le asperità del fondo stradale senza staccare le ruote da terra; l’elettronica che monitora ogni singolo parametro di questa formidabile macchina; e, non da ultimo, il pilota Andy Wallace, che deve aver momentaneamente soppresso l’istinto di sopravvivenza per tenere premuto il piede destro sull’acceleratore. Serve ovviamente anche una strada adatta: in questo caso il circuito di Ehra-Lessien, di proprietà della Volkswagen, che vanta un rettilineo di quasi 9km. 

Con questo perfetto connubio Bugatti torna al primo posto nella classifica delle auto stradali più veloci al mondo, ma Winkelmann ha anche dichiarato che questo rimarrà il loro ultimo tentativo in questa annosa sfida, per concentrarsi piuttosto su altre aree. Chi si prenderà, dunque, l’onere di sfondare il muro dei 500 km/h? Un certo Christian Von Koenigsegg non si tirerà certo indietro e pare che con la Jesko possa anche avere già un colpo in canna. 


Andrea Cartapani. Brescia, 2 settembre 2019.

Andrea Cartapani

andrea.cartapani@superpista.it

Ingegnere dei materiali e specializzando in ingegneria meccanica a Milano, bresciano d'origine, Andrea cresce condividendo la passione per i motori con il padre. Appassionato di fotografia fin dai tempi del liceo, ha creato la pagina Instagram @andrea_cars_and_more dove ha modo di sfogare entrambi i suoi interessi, con un'attenzione particolare all'aspetto tecnico-ingegneristico.

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