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Accendiamo un cero alla Maduna. - Superpista
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Accendiamo un cero alla Maduna.

C’era una volta in Italia un periodo felice (beh, si fa per dire) in cui pure noi avevamo il nostro bel settimanale di satira. Niente a che fare con Charlie Hebdo ed omologhi: quella di Cuore, “settimanale di resistenza umana” creato da Michele Serra, era satira irriverente, ragionata, ma mai banale: belle vignette, articoli esilaranti, insomma il meglio della produzione del tempo.
Fra le vittime predilette della testata, la famiglia Agnelli e la Fiat: memorabile il titolo a tutta pagina datato 1989 “Agnelli, perché dai la colpa al mercato? Sono le tue macchine che fanno schifo!” e via con un articolo sprezzante sulle macchine del gruppo, con tanto di finta prova su strada della nuova Tipo da parte dello stesso Michele Serra e reportage di tumulti da Lipsia, dopo l’arrivo delle prime Panda: “Ridateci le Trabant!”

L’avventura di Cuore si concluse alla fine degli anni novanta, dopo un periodo burrascoso di cambi di direzione e bilanci dissestati. Qualche anno prima, comunque, l’apice della genialità si era raggiunta con l’organizzazione del primo DunaRaduno: una cinquantina di dunisti accolsero entusiasticamente l’idea di esibire il prodotto che, secondo la testata, riassumeva perfettamente tutto ciò che non andava nella produzione automobilistica del Gruppo.
La Duna, tanto brutta quanto mal costruita, vendutissima in Sudamerica quanto snobbata in Europa, divenne grazie a Cuore un’auto di culto. Nonostante nessuno possa negare si trattasse di un modello a dir poco sbagliato per il nostro mercato, quasi nessuno riesce a non provare un certo affetto quasi nostalgico per quelle linee sgraziate (ma la Weekend se la cavava assai meglio), magari finendo per sottolinearne persino le doti: il bagagliaio enorme, la robustezza meccanica, e lo spazio interno.

A distanza di vent’anni, è difficile definire la situazione di salute della satira in Italia: apparentemente, a parte il solito immarcescibile Crozza, non è rimasto molto. 
La gran parte del lavoro, così, è oggi svolta da blog e social network. Pagine come Spinoza, Le frasi di Osho, Fotografie Segnanti, Lercio, vanno a sopperire come meglio possono alla mancanza di spazi “ufficiali”.

Soffermandoci sull’ultima pagina citata, quella di Lercio (strutturata esattamente come fosse un sito di vere notizie), diventata tanto popolare da aver avuto recententemente uno spazio televisivo, si potrebbe aggiungere che le notizie riportate sono tanto paradossali ed esilaranti che, puntualmente, quando succede realmente qualcosa di assurdo, la prima cosa che gli utenti fanno è sincerarsi che non si tratti di una notizia di Lercio (non a caso è nata anche una pagina che raccoglie notizie vere ma incredibili, dal nome “Ah, non è Lercio!”).

Ebbene, leggo oggi una notizia proveniente da Avezzano, in provincia de L’Aquila. Un parcheggio parrocchiale le cui tariffe richieste non sono espresse in euro, ma bensì in preghiere (un’ora di parcheggio, dieci Ave Maria è la tariffa standard).
Come fanno tutti in questi ultimi anni, mi sono subito chiesto se fosse una notizia di Lercio.

Non lo era.

Quindi, non mi è sembrata vera l’occasione di poter omaggiare la golden era della satira italiana, e quella vettura eletta simbolo della sfiga umana da un settimanale che si definiva, non a vanvera, di resistenza umana. 

In memoria della Duna, del DunaRaduno, di Cuore e di quella stupenda maglietta di uno dei partecipanti, recante la scritta “La Fiat di ca**ate ne ha fatte più D’una”.


Antonio Cabras. Sorso, 20 settembre 2019.

Antonio Cabras

antonio.cabras@superpista.it

Nasce a Sassari nel 1980 e subito dopo gli viene diagnosticato l’autismo. Ma fraintende, e così comincia a disegnare automobili a tutto spiano dimenticandosi di imparare a parlare. Laureatosi per sbaglio in giurisprudenza, capisce appena in tempo che è meglio essere ricordati per una vignetta sulla Fiat Duna che non per una causa rovinosamente persa.

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