Search
Ci vogliono portare via la Passione? - Superpista
fade
7472
post-template-default,single,single-post,postid-7472,single-format-standard,theme-averly,cookies-not-set,eltd-core-1.3,woocommerce-no-js,averly child-child-ver-1.0.1,averly-ver-1.7,eltd-smooth-scroll,eltd-smooth-page-transitions,eltd-mimic-ajax,eltd-grid-1200,eltd-blog-installed,eltd-main-style1,eltd-disable-fullscreen-menu-opener,eltd-header-standard,eltd-sticky-header-on-scroll-down-up,eltd-default-mobile-header,eltd-sticky-up-mobile-header,eltd-dropdown-default,eltd-,eltd-fullscreen-search eltd-search-fade,eltd-disable-sidemenu-area-opener,wpb-js-composer js-comp-ver-5.7,vc_responsive

Ci vogliono portare via la Passione?

In questi giorni, la mia coscienza non vive i suoi giorni di maggior gloria.

Diciamolo. Al di là dei discorsi da dietrologi, su chi stia dietro e perché, sulle mille contraddizioni e sui milioni di cose che non tornano, Greta Thunberg ha ragione su tutti i fronti. Il modello di sviluppo e il modo di vivere terrestre deve cambiare radicalmente, e in tempi brevi, prima che sia troppo tardi (anche se, come asseriscono molti studiosi, in sostanza è già troppo tardi).
Certo, c’è da chiedersi quanti degli incantevoli bimbi che scioperano per il clima siano effettivamente e concretamente disposti a rinunciare a molte delle cose superflue con cui sono cresciuti. Ma, ripeto, non interessa al fine del discorso in atto. Diamo per buono che le premesse e le intenzioni ci siano tutte, e siano tutte fattibili.

Il fulcro del problema, è che pur riconoscendo questa battaglia come sacrosanta, sono di fatto un peccatore. Un assassino. Un vile inquinatore.

Posseggo una Citroen 2CV6 Charleston del 1985. Ben tenuta, regolarmente revisionata, ben manutenzionata. Ma pur sempre un’auto che va per i 35 anni e che, già all’epoca della sua produzione, non era certo fra le più miti in fatto di emissioni di CO2.

Faccio pochi chilometri all’anno. Pochissimi.
Abitando in un paese di provincia, la maggior parte dei miei rari spostamenti avvengono a piedi, in bicicletta o per mezzi pubblici.
Questo anche per preservare l’integrità della mia bicilindrica francese che, pur affidabile, è comunque una nonnetta.

In due anni, da quando l’ho risvegliata da un lungo letargo in garage, ho fatto tremila chilometri scarsi. Tremila chilometri da una revisione all’altra.

Secondo la società, e la società giammai ha torto, quei miei tremila km scarsi sono la causa principale dei disastri ambientali e della conseguentemente prossima fine del mondo.

Ciò mi viene spesso ricordato da persone con macchine recenti, che vengono cambiate più o meno ogni 5 – 6 anni con altre nuove. 
Che vengono usate per decine di migliaia di chilometri all’anno, col climatizzatore acceso per dodici mesi di seguito.
Per loro è una necessità. Il posto di lavoro è lontano, ne hanno effettivamente bisogno.
Generalmente sono auto potenti, perché farsi umiliare in autostrada dalla solita Audi è brutto. 150 cavalli come minimo.

Mica come me, che ho una bicilindrica di 600 cm3, 29 cavalli in tutto (qualcuno sicuramente zoppo) e che uso ogni tanto per diletto.

La mia coscienza è sporca.

Per tacitarla, spengo il motore nelle lunghe discese. Non avendo servofreno né servosterzo, la 2CV funziona normalmente anche a motore spento. 
Nelle discese, inquino zero. 
Ma è solo un palliativo.

Io sono sicuro che loro, quelli che fanno 20.000 km all’anno col loro Touareg, hanno ben d’onde ad avere la coscienza a posto.
Tanto che non vanno mai a cambiare il catalizzatore della loro vettura, che come noto dopo meno di 100.000 km diventa completamente inefficiente. Il costo è effettivamente insostenibile per un bene che si deprezza di un terzo non appena viene portato fuori dal concessionario.

Fanno bene a farmi sentire in colpa. Magari, prima o poi, anch’io mi convertirò ad una bella 150 CV dal peso di due tonnellate, che mangia un treno di gomme e un set di freni all’anno, col climatizzatore perennemente acceso. 
La smetterò di uccidere pinguini e orsi polari, e a fare sciogliete ghiacciai, quando faccio scaldare i due cilindri infernali nelle fredde mattinate invernali.

Fino a quel momento, ti prego Greta. 
Perdonami.


Antonio Cabras. Sorso, 4 ottobre 2019.

Antonio Cabras

antonio.cabras@superpista.it

Nasce a Sassari nel 1980 e subito dopo gli viene diagnosticato l’autismo. Ma fraintende, e così comincia a disegnare automobili a tutto spiano dimenticandosi di imparare a parlare. Laureatosi per sbaglio in giurisprudenza, capisce appena in tempo che è meglio essere ricordati per una vignetta sulla Fiat Duna che non per una causa rovinosamente persa.

Follow: