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Suoni dimenticati: il Fiat 691. - Superpista
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Suoni dimenticati: il Fiat 691.

Negli ultimi anni, vuoi per la moda “hipsteriggiante” (non me ne voglia l’accademia della crusca…), vuoi per una apparente fame di understatement, ha preso piede l’utilizzo del termine “ignorante” non piu’ come termine dispregiativo, ma anzi, quasi a voler sottolineare in molti casi una certa virilità, una certa prestanza, un voler essere a tutti i costi al disopra delle righe in modi poco ortodossi.

Abbiamo visto essere bollati come “ignoranti” veicoli che al momento della loro commercializzazione erano in realtà destinati a ceti piuttosto benestanti: l’Alfetta, le BMW E21, le prime serie delle serie “M”, le AMG…e aggiungerei anche le utilitarie “bare” anni 80-90, vetturette comunque destinate a giovani economicamente realizzati, spensierati.

Si trova invece ancora poco materiale qui su internet di mezzi un tempo ultra diffusi, ed a tutti gli effetti parte integrante del tipico ambiente umano in un periodo che va dagli anni 80 a 90.

Sono un ragazzo nato biologicamente e “culturalmente” negli anni 90, ricordando bene il parco circolante grossomodo dal 1993 in poi: erano già spariti mezzi di discreto successo come la Peugeot 104, Simca 1307, la Citroen GS, le Opel Rekord, le Rover SD1 (a quasi 30 anni ho visto auto come la Bizzarrini 5300 GT, questi ancora no….).

In compenso erano ancora diffusissimi mezzi che per molti sono definiti “secondari”, di minor importanza, fra questi i Fiat 691 / 619.

Ne ricordo tantissimi ad uso medio-basso raggio, perlopiu’ in forza ad imprese edili, o di commercio materiale edile o ferroso. Erano già pochissimi quelli in versione “trattore” per i TIR adibiti a trasporto internazionale. Credo che gli unici 691 ad uso trattore li ho visti in mano ai “giostrai” che li utilizzavano per spostare grosse attrazioni come gli autoscontri o tagadà….

Non sono un appassionato di camion, l’unica mia “mania camionistica” sono stati per un certo periodo i Mercedes NG, i “baffoni”. Tuttavia il 691 era un mostro strano e poco piacevole da incontrare, per un bambino per il mostruoso sound che avevano. I Mercedes erano decisamente piu’ pacati, con un rombo dai toni piu’ freddi, piu’ “nordici”.

Il 691 aveva, come tutti i camion fino agli anni 80, un aria quasi tenera nelle forme, “pacioccosa”, era figlio diretto del 682, vero mulo leggendario che ha rialzato il nostro paese dal dopoguerra. Sul 682 pare ci si addentrò nella progettazione anche Giacosa, vero poliedrico dell’ingenieria motoristica, padre della 500. Possiamo dire a tutti gli effetti che il 682 sta al trasporto pesante, come la 500 sta al mondo dell’auto: un simbolo, un oggetto(ne) di culto, un’icona del boom economico.

Il 691 portava in dote una cabina totalmente nuova, piu’ squadrata, piu’ seriosa, comparsa per la prima volta in Francia marchiata “Unic” verso la fine anni 60, poi adottata anche in Fiat, ma il suo vero fiore all’occhiello era il motore 6 cilindri in linea, aspirato, montato in posizione centrale alla cabina. Ciò che però lo rendeva piu’ stupefacente era il terribile (magnifico) sound che emetteva. L’aria che aveva era quasi quella di un anziano ancora laborioso e dalla corporatura robusta.

Alcuni lo paragonavano al grugnito di un maiale, alcuni credevano che ci fossero dei sassi nello scarico, pare che la ragione in realtà stava nelle dimensioni dell’impianto di scarico: di grande sezione e da un lungo tratto “rettilineo” che i gas percorrevano in fase di scarico, abbinato alla sequenza di scoppio che veniva così amplificata.

Mi vien facile immaginare (e le immagini di quei decenni lo ribadiscono), che gli autocarri della serie “unificata” (la famiglia del 619) di Fiat erano parte piu’ che attiva nel paesaggio stradale degli anni 70/80.

Se il rombo del bialbero Alfa Romeo, dei vari Jaguar, del 6 cilindri BMW, rappresentano comunque in qualcosa di “nobile”, quello del 691 è musica nera. Piu’ che altro credo che quel suono sia come le madeleine di Michael Proust ne “alla ricerca del tempo perduto”: evocativo. 

Il 691 è il compagno perfetto di Mario Brega in abiti da camionista romanaccio, con la radiolina sopra il cruscotto, i primi ‘cibì’ alimentati a traffico e bestemmie, la gavetta di pasta e fagioli, la collezione di calendari “osè” in cuccetta, con rubrica telefonica annessa…..

Rispetto al 682 è stato costruito in epoca dove cominciava a farsi strada l’idea di guardare sempre di piu’ all’export che al trasporto interno. Su youtube esiste anche un bellissimo filmato promozionale dove un gruppo di camionisti raggiungono la rotta di Karachi nel giro di qualche mese. Altri tempi, altro medioriente, altri paesaggi. Ci piace comunque immaginare il suono di quel 6 cilindri scorazzare sulle rive dell’Eufrate, su territori ancora liberi da angherie e malvagità che assedieranno quelle terre negli anni a venire.

Erano anni di crisi petrolifera, di proteste in piazza…ma il 691 era sempre li: a caricare sulle proprie (forzute) spalle il cemento per le fondamenta del decennio successivo, quello delle grandi illusioni, del benessere diffuso. Il 691 era un krumiro, che però guardava già oltre.

Oggi il 691, ma anche i vari “fratelli” 619, nelle varie declinazioni, sono mezzi sempre piu’ rari.

Colpevoli di non avere sangue nobile, di essere grossi, puzzolenti, maleducati. E poi chi si metterebbe a collezionare un catafalco del genere? 

Ma a noi piace ricordarli così, ad affrontare l’ennesima salita per arrivare all’ennesima cava di marmo, rombare felicemente in mezzo alle valli, lavoratore instancabile in un paese pieno di sogni e speranze.

Va anche detto che i suoi momenti di gloria li ha avuti, ma non li ha mai notati nessuno: sono stati in dotazione alla scuderia Ferrari per piu’ di un decennio, spostando in giro per il mondo le monoposto di Lauda, Villeneuve, Reutemann e compagni….sempre un 691 trainava un carrello passeggeri per spostare Maradona e la sua truppe una volta atterrato a Napoli il 31 giugno 1984, ben prima delle sue scorribande in F40. Ma anche queste (comprensibilmente) son cose che hanno dimenticato tutti. 

Al pari dei suoi coetanei, verrà rimpiazzato dagli altrettanto mitici “serie 190”, ed il primo slogan pubblicitario di questi sembra proprio sbeffeggiare l’urlo degli alti giri del 619 aspirato: “i forti non vanno mai su di giri”, a celebrare l’arrivo del turbo. Ma questa è un’altra storia…


Enrico Martinello. Cittadella, 21 ottobre 2019.

Enrico Martinello

enrico.martinello@superpista.it

Cresciuto nella ridente Cittadella, Padovano come le galline, Enrico è un personaggio eclettico e piuttosto vulcanico. Cultore di ferracci sin dalla tenera età, al punto di rifiutare fermamente uno scooter automatico a 14 anni, in favore della Vespa del nonno. Appassionato di Alfa Romeo, ma che disprezza il mondo degli alfisti.

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