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Figli dell'Alfasud. - Superpista
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Figli dell’Alfasud.

Considerazioni e spunti di un alfista deluso. I perché di un innegabile flop

Era il 24 giugno 2015, ed aspettavamo quel giorno da non sappiamo quanto tempo.

Indiscrezioni, fughe di notizie… In FCA la nuova nata è sempre stata nascosta magistralmente.

Si sapeva solo che la nuova berlina marchiata Alfa Romeo sarebbe stata un ritorno alle tradizioni piu’ pure, alla famigerata trazione posteriore. Ciò che ricordo con un pizzico di “tenerezza” è l’indiscrezione secondo la quale neppure il nome “Giulia” era certo. I piu’ “informati” spingevano per 105, come gli anni del Biscione.

Poi è arrivato il momento, e posso dirlo: ogni aspettativa fu esaudita.

La mossa di partire subito con “l’artiglieria pesante”, ovvero la versione Quadrifoglio, fu il miglior segnale che la gestione FCA potesse dare, una prova di arroganza che desideravamo da decenni.

Quei 500 e passa cavalli, quel 0-100 da supercar dei primi anni 2000, quel coltello infilato sulla barriera psicologica dei 300 orari, hanno fatto dire a me e a molti altri “stavolta ci siamo”.

Il resto ando’ così: un anno di attesa per averla nei saloni.

Dieci mesi per vedere le versioni “civili”.

A marzo 2016 la Giulia in anteprima faceva un tour dei saloni quasi fosse una visione aliena.

Il che, fra le righe, faceva già presupporre un ritardo cronico nella progettualità, nello sviluppo.

Poi arrivò la Stelvio, che per certi versi credo che sia uno dei migliori lavori che si siano mai fatti nell’arco di tutta la gestione Fiat: c’è immagine, c’è il prodotto, c’è personalità. La Stelvio è una gallina dalle uova d’oro che FCA non sa di avere. E piu’ tardi vedremo il perché.

Perché ora diciamolo chiaro e tondo: i piani del 2015 non sono mai decollati.

Motivo? I 400.000 pezzi l’anno che Alfa Romeo avrebbe dovuto vendere. Freddi numeri che puntualmente portano frustrazione quando (prevedibilmente) si manca l’obiettivo.

Sono un accanito sostenitore del fatto che il maggior male che si possa fare nella gestione di questo marchio, almeno nel breve termine, è quello di accollare il proprio destino ai freddi numeri di vendita. Peggio di un cappio al collo.

Alfa Romeo, prima di tutto ha bisogno di due cose: immagine, e redditività.

Il che vuol dire due cose semplici: piantarla di voler fare auto alla portata di tutti, e focalizzarsi solo su ciò che è strategico.

Esempi concreti?

Anno 2008. Alfa Romeo svela due modelli agli antipodi: 8C e Mito.

La 8C prevede una taratura limitata di 500 esemplari. Vengono letteralmente polverizzati.

La Mito è un pot-pourri di componentistica Fiat e gadget estetici Alfa Romeo: parte a stento, fa numeri discreti solo nel mercato nazionale. Rimane dieci anni a listino, di cui gli ultimi 4 commercializzata principalmente spingendo sullo smaltimento a grossi stock da parte delle concessionarie.

Serve altro? 

A che clientela dovrebbe mirare questo marchio?

L’impressione che ho io, è che oggi l’unica Alfa Romeo che è rimasta viva, sia quella nata con l’Alfasud.

Geograficamente, socialmente, meccanicamente. Non a caso per il Tonale si sta allestendo la linea a Pomigliano.

Si, perché la mentalità imperante di tanti alfisti è che “eh ma Alfa deve vendere”

Si, ma vendere COSA?

Per il mercato dei grossi numeri c’è Fiat, lo dimenticate?

La Tonale rappresenta la sconfitta di questo marchio, la morte celebrale: si, perché per la prima volta dopo tanti anni si aveva avuto il coraggio di mettere in piedi un prodotto qualitativamente interessante, si torna a proporre un prodotto ancora mediocre, con una piattaforma scelta in base alle economie.

E non c’è l’ho con la Tonale in quanto suv.

Una Tonale che come posizionamento marcasse stretta l’Evoque credo sarebbe stata perfetta.

Inutile parlare di “immagine premium”. Da quel poco che si vede, possiamo già sentenziarlo: L’Evoque è tenicamente discutibile, ma premium. La Tonale no. La Tonale si stà dirottando negli standard qualitativi (imbarazzanti) della Jeep Compass, appare già evidente.

E nel frattempo di dismette la 4C.

La ragione di tutto ciò?

Lo ribadiamo: La clientela odierna dell’Alfa Romeo è quella nata con l’Alfasud

Non certo quella dell’Alfetta. Non certo della Giulia. Non certo quella delle 1750/2000. Forse, anzi sicuramente, nemmeno quella della 164.

La clientela Alfa Romeo dal 1997 (data di uscita di produzione della 164) ad oggi, è quella della berlina compatta bella esteticamente, prestazionalmente discreta… Ma economica di un 5/10000 € rispetto le concorrenti. Altrimenti, in termine d’immagine, anche confrontandosi con una Classe A, a parità di prezzo, esce con le ossa rotte. In poche parole la descrizione di un Alfa 33, o di una 147..

Si è persa l’opportunità di una Giulia GTV da declinare magari in una GTA a due posti secchi, analogica, spartana. Magari da offrire un configurazione “GTAm” a pochi esemplari l’anno. Non sono auto da numeri. Ma sono auto che ti fanno un’immagine. Una credenziale.

Il mercato chiede suv? Assurdo che allora si lasci scoperto il sub segmento delle suv-coupè (magari approfittando del fatto che la BMW X4 non abbia mai decollato..)

Audi per crescere, ad un certo punto ha dovuto salutare la clientela dell’Audi 50. E’ tornata 40 anni dopo con la A1, ma con un’immagine tale da poterla posizionare a prezzi da berlina media.

BMW  fine anni 60 dovette salutare la clientela delle 700, delle Isetta.

Citroen non ha mai salutato quelle della Visa, delle LN, delle Ami. Il risultato è che ad un certo punto ha dovuto mestamente salutare quella della CX. Che sapeva fare e vendere molto bene.

Per Alfa Romeo vedo un destino uguale. Vedo una clientela smaliziata col tempo nei confronti dei contenuti tecnici. Vedo un pubblico alfista TROPPO concentrato sul “non deve costare troppo”. L’Alfa della 1900 non era economica, eppure rappresentava uno status. L’Alfa della Montreal non era economica, eppure rappresentava uno status. L’Alfa della prima Alfetta non era economica, eppure rappresentava uno status

Alfisti, aldilà dello stemma, conoscete cosa sia realmente questo marchio?


Enrico Martinello. Cittadella, 24 ottobre 2019.

Enrico Martinello

enrico.martinello@superpista.it

Cresciuto nella ridente Cittadella, Padovano come le galline, Enrico è un personaggio eclettico e piuttosto vulcanico. Cultore di ferracci sin dalla tenera età, al punto di rifiutare fermamente uno scooter automatico a 14 anni, in favore della Vespa del nonno. Appassionato di Alfa Romeo, ma che disprezza il mondo degli alfisti.

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