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una MX5 è sempre una buona idea - Superpista
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una MX5 è sempre una buona idea

Queste righe le dedico agli sqauttrinati. 

A quelli che lo scorso weekend stavano sulla propria Mini Cooper S, hanno avuto un match su Tinder e sono finiti giu’ per un fossato, ed ora si trovano costretti a buttare tutto, ed il match era un trans.

Oppure a quelli che hanno imboccato il viale della stazione con la loro BMW 130 usata acquistata dopo mille sacrifici, hanno trovato il camion dei netturbini che gli ha invaso la corsia, e l’assicurazione gli passa poco o niente.

O semplicemente anche a quelli che vorrebbero farsi una delle tante repliche della Lotus Seven da acquistare in Kit, ma pure la Robin Hood motorizzata Ford Pinto pare qualcosa di irraggiungibile. Ma vale pure per quelli che hanno il quad fermo da anni perché non va piu’ di moda. L’ho sempre detto che è un ravatto senza senso, ma non importa.

Non demordete, fatevi furbi. Ma soprattutto toglietevi dalla testa il fatto che per divertirsi con quattro ruote bisogna per forza svenarsi.

Oggi parliamo di un’icona, un’icona ancora a buon mercato (chissà per quanto). L’avete già visto nel titolo: oggi si parla di una youngtimer per eccellenza: la Mazda MX5.

Piu’ precisamente, di quella serie che su internet si trova al prezzo di una settimana in crociera o poco piu’, con la differenza che con questa ci si diverte pure di piu’, non dura solo una settimana e oltretutto è giapponese. Il che vuol dire che, volendo, potreste raggiungere anche l’Egitto via terra, senza forse neanche cambiare una lampadina. Al massimo, qualche rabbocco di olio.

Si, l’avrete intuito, oggi parliamo della seconda serie, la NB. 

Ho deciso di parlare della NB per semplici motivi: essendo passati 21 anni dalla presentazione, è una youngtimer a tutti gli effetti, è una spider, ha una meccanica semplice ma raffinata (ossimoro?nah…) ed è pure relativamente bellina.

Dopotutto la prima serie, la NA, è proiettata nell’olimpo delle storiche.

La NC è una signora sportivetta, di sicuro interesse futuro, ma le 2.0 “belle” sono ancora costose per voi squattrinati, e le 1.8 sono un terno al lotto con le bronzine. La ND… Vabbè, il target è appunto “squattrinati”…

La NB arriva nel 1998 e, come ogni “secondo capitolo”, è qualcosa di impegnativo: la prima serie è stata un successo planetario, arrivata in un momento (fine anni 80) dove il mondo delle roadster era popolato da mezzi si fascinosi, ma appartenenti ad altre ere geologiche.

Il bello della MX5 è che li tributava tutti, i mostri sacri, ed era piena di citazioni: look da Lotus Elan (quella vera…), testata del motore ripresa da quella dei leggendari bialbero Alfa Romeo, maniglie dalla finitura cromata, e colorazioni in grado di soddisfare un po tutti i “romantici” (vogliamo parlare del british green con interni nocciola?). Su quali siano le ruote che spingono, non mi sembra di doverlo per forza specificare. 

La NB mantiene sempre un po quello spirito “60s”, ma in compenso rimuove ogni legame visivo con i mostri sacri del passato, con la NB la MX5 entra in una dimensione tutta sua, è già adulta. Qualcuno dice che vagamente richiamasse la Viper GTS… Boh: basta che non v’inventiate di prenderla blu per accrocchiargli le due fasce bianche centrali: è l’unico modo per rendere la MX5 una burinata bella e buona.

Offerta nelle varianti di motore 1.6 e 1.8 (quest’ultimo guadagna il variatore di fase), la NB ottiene anche ulteriori affinamenti in fatto di rigidità torsionale e handling. Ma volutamente mi fermo qui a parlare di aspetti tecnici, perché per un’auto così può magari fregare a pochi. V’importerebbe qualcosa sapere se Miriam Leone in palestra fa gli squat? A me no.

Sono finito dentro ad una NB per motivi che ora non sto qui a raccontarvi. Era veramente brutta da vedere: grigia, strisciata, montava degli orribili cerchi della Fondmetal da 15. Una vera schifezza.

Aveva la capote bucata, con macchie di cui non voglio saperne l’origine, spero cacca di piccioni (e mi andrebbe bene).

Dentro puzzava di fumo, e l’unica cosa che non andava era la radio, una Philips. Perché il resto era tutto perfetto: i sedili erano perfettamente integri (ma luridi), la tappezzeria era perfetta (ma lurida). Insomma, un vero diamante grezzo. Tanto la radio col mangiacassette la buttereste via a prescindere, anche se funziona. 

Tralasciando questo (a noi petrolhead frega realmente qualcosa le plastichine soft touch?): quanto mi sono divertito! E vi sto parlando di un esemplare rigorosamente stock, con la sola licenza poetica dei Fondmetal da giostraio.

Pure le macerate Yokohama messe lì da chissà quanto, erano un invito a dargli il colpo di grazia. Ho avuto modo di provare anche le altre serie, ma questa aveva il “plus” di avere un prezzo di mercato molto vicino alla cifra annuale che pago di irpef.

La MX5 s’intraversa con un nulla, e la si richiama con un dito, quasi fosse una Roncato Sphera.

Sovrasterzante, docile, la sensazione è quella di avere sempre tutto sotto controllo. Sul cambio poi trovo inutile dilungarmi, si è già detto di tutto, sprecato ogni elogio per i leveraggi così corti, così diretti.

Al punto che scegliere una qualsiasi MX5 automatica, è diventato come passare per Napoli in giornata e fermarsi da Domino’s pizza.

Provatela, una MX5, è un richiamo alle vere motivazioni riguardo il piacere di guida: siamo assuefatti da numeri, freddi numeri che non dicono nulla. Numeri da esibire al bar.

Che ve ne fate di una hatchback da 300 cavalli ed un McPherson all’anteriore? Che ve ne fate di un berlinone da 400 cavalli, ma con addosso un centinaio di chili di cavi, cablaggi, per gestire uno schermo per guardare i film in streaming? I film in streaming è meglio guardarli sul divano di casa, mentre ci si rompe i coglioni. Non in auto.

Son catafalchi per chi ne capisce poco di auto e tanto di elettrodomestici. Qui non siamo nel blog di Andrea Galeazzi. E di telefonia non ne capisco un cazzo.

La MX5 è tutto cio’ che una sportivetta ad uso ludico deve avere: svelta, comunicativa, scomoda, rigida… Ed economica.

Su Autoscout, in questo momento, se ne trova una a duemila euro.

Con molta probabilità quando uscirà questo articolo non la troverete piu’, oppure ne troverete sempre una a duemila euro, ma non è quella che ho visto io. Perché gli appassionati di auto giapponesi sono un esercito che cerca solo quello, e vengono da ogni angolo d’Europa.

Non è come vendere una Smart cdi del 2004, che al massimo ti arriva a prenderla Carloandrea da Acerra, dopo l’ennesimo provino da tronista andato male, ed il conto in banca prosciugato dal tatuatore. (non me ne vogliano quelli da Acerra, magari li c’è pure un club JDM, ma io non ne so nulla).

Si trovano quasi tutte ultrachilometrate, ma questo vuol dire poco o nulla, in un gruppo di appassionati USA la scorsa settimana è andato via un bel esemplare con 850.000 km. Sono giapponesi.

E comunque, seriamente parlando, v’invito a fare una cosa, se siete in procinto di valutarla: abbiate il coraggio di mostrarvi ignoranti se vi approcciate per la prima volta al mondo MX5.

Affidatevi a qualcuno che conosca il modello.

Iscrivetevi a MX5 Italia su Facebook: è pieno di talebani, ma talebani competenti.

Io consigli su “cosa guardare” non so darvene nello specifico, inutile che mi metta qui a farvi il manuale del bravo compratore di MX5. Sono state tante le volte in cui sono stato vicino a portarmi a casa un Duetto coi fondi marci, fortuna che mi sono sempre portato dietro un amico a cui ho detto “guarda un po te e poi mi dici”. 

Posso solo dirvi che se volete divertirvi con una NB dovreste mirare rigorosamente sulle 1.8.

Parliamo infine di soldi. Di MX5 in quanto rivalutazione futura.

Bene, con la MX5 NB non farete affari d’oro, quelli forse li potrete fare con una NA. “MX5 is the new 911” si dice oltreoceano, io dubito che ci sbarchiate il lunario come chi ha acquistato una 911 quindici anni fa.

Ma tuttavia credo una cosa: almeno dal prezzo di acquisto non ci perderete NULLA.

La MX5 è sempre piu’ ricercata, nonostante la crisi cronica delle roadster, in Italia ha una clientela di nicchia, ma fidelizzata, senza contare quella estera (si, quella che ha fatto sparire dallo stivale tutti i Duetto 1.6).

Rivendere la MX5 tra qualche anno, chiudendo la complessiva spesa in pareggio? Questo è molto piu’ realistico. Vi pare poco? Acquistate una qualsiasi auto nuova (umana, non una 911 GT3…) e ne riparliamo. Se l’assicurazione è stata clemente, vi consiglio di cercare una serie speciale, con una Trilogy andate a colpo sicuro.

Concorrenti dirette: ne saltano in mente un paio, la Fiat Barchetta e la BMW Z3. Della Z3 ne parleremo a breve, la Barchetta è un esercizio di mera estetica, che a livello tecnico paga un abisso incolmabile.

Parleremo anche della Toyota MR2, in veste di “grande dormiente”. Pure della Dahiatsu Copen, che è come la trippa: fa schifo a tutti finchè non la assaggiano. E perché no, parleremo anche della Elan “finta”, quella motorizzata Isuzu.

C’è poi un altro aspetto, che forse a tutti non piace, che è “politicamente scorretto” in fase di conservazione: il fattore personalizzazione. Sia che siate estimatori della sottocultura JDM, sia che sognate la filosofia tailor made inglese, la MX5 vi permette di costruire la vostra fuoriserie personale. Cataloghi ricambi e personalizzazioni sterminati, preparatori dedicati, con la MX5 vi si aprirà un mondo, certamente piu’ variegato di quello della cassettina “JCW” o “essesse”, senza però dover svendere un rene al mercato nero. Unico limite? Ovviamente il buongusto. Senza contare che la MX5 è bellissima già come esce, ed adatta a far bella figura di se in ogni contesto: sia nei tornanti del monte Bondone (o Terminillo), che per arrivare al Paprika di Pirano. 

Un’ultima cosa: ha due posti. Il che se avete famiglia diventa un problema. Ma per tutti gli altri, credetemi: sarà solo un altro degli innumerevoli vantaggi di quest’auto.

E’ una grande idea anche per questo!

Enrico Martinello. Cittadella, 25 ottobre 2019.

Enrico Martinello

enrico.martinello@superpista.it

Cresciuto nella ridente Cittadella, Padovano come le galline, Enrico è un personaggio eclettico e piuttosto vulcanico. Cultore di ferracci sin dalla tenera età, al punto di rifiutare fermamente uno scooter automatico a 14 anni, in favore della Vespa del nonno. Appassionato di Alfa Romeo, ma che disprezza il mondo degli alfisti.

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