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Piace, piacerà, e non è colpa sua. - Superpista
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Piace, piacerà, e non è colpa sua.

Mi va di cominciare facendo una premessa: chi scrive è quanto di piu’ lontano da quella che è l’utenza della Golf.

Acquisterei una Golf soltanto se il 99% del listino fosse popolato solo da auto elettriche o da suv.

Dieci anni fa stavo per prendere una quarta serie rossa usata, da un mio vicino.

Ma adesso onestamente non so dirvi se ero andato li per vedere la Golf o era una scusa per vedere il 997 cabrio che ha tutt’oggi. La Golf non so che fine abbia fatto, ma non m’interessa. 

Per parlare della Golf, la prima cosa che mi viene in mente, è la definizione di “qualità” nei libri di testo di disegno dell’itis: qualità è la capacità di un prodotto di soddisfare piu’ esigenze.

Un’altra cosa che mi viene in mente, è lo slogan di lancio della settima serie, che era qualcosa come “devi conoscere la gente, per fare l’auto della gente”. Perfetto, ci siamo.

Tutto ha un inizio ed una fine: finirà pure la saga delle Golf, ma non ora. Ed in ogni caso rattrista ipotizzare che ad “uccidere” la Golf un giorno in casa Volkswagen sarà magari un crossover elettrico…

La Golf fa parte di quei prodotti adulati dal pubblico mainstream, e disprezzate da quella fetta “nerd” di pubblico. Come l’iPhone, come la BMW GS, o il Rolex Submarine. 

Le motivazioni degli appassionati sono radicate su ragioni tecniche piu’ o meno fondate: sopravvalutata, dotata di una meccanica dozzinale, mediocre un pò in tutto, anonima. Ed è proprio sull’aspetto “mediocrità” che si fonda il pilastro della Golf.  Si, mediocrità: e non è detto che tale termine deve essere per forza un difetto se miri ad un grande pubblico!

Partiamo dalle radici, partiamo dalla prima serie, anno 1974: la Golf arriva sul mercato, e pur non rappresentando nulla di sostanzialmente nuovo, ottiene subito enormi consensi dal pubblico. Strabiliante che già nel 1976, le Golf prodotte, tocchino quota un milione.

E’ fatta per questo, la Golf: per piacere il piu’ possibile.

E’ come una raccolta di hit estive che esce ogni anno da 45 anni: non gli chiedi chissà quale spessore artistico, non è fatta per quello.

Come già detto, la Golf non rappresentava nulla di nuovo: non lo è il fatto di essere una berlina due volumi (Simca 1100).

Non lo è il fatto di essere a trazione anteriore (noi italiani avevamo esaurito l’argomento in lungo ed in largo).

Il merito che però va alla Golf è questo: condensare piu’ risposte in un’unica auto. Dall’abito piacevole, fatto di spigoli, simile ad una utilitaria, ma piu’ spaziosa, attenta all’aspetto consumi (forte attenzione sulle versioni diesel) e, perché no, che fosse in grado di dimostrare che ormai un’auto a trazione anteriore potesse anche essere sportiva.

Perché, diciamocelo, la Golf GTI, almeno fino alla seconda generazione, è stata una pietra miliare delle piccole sportive: leggera, sincera, comunicativa.

Se la sigla “GTI” è poi diventata una sigla universale anche per altre case automobilistiche, il merito è soprattutto suo.

Successivamente, la GTI si è appesantita, diventando piuttosto sottosterzante, imprecisa, deboluccia in frenata… Ma piu’ avanti capiremo che questa non è una sua colpa, ma semplicemente una conseguenza dei tempi.

Un’involuzione che forse si è avviata nel passaggio dagli “scattosi” motori otto valvole, ai cruscotti digitali, per non parlare della successiva e inconsistente VR6; ma il pubblico era cambiato, pure quello delle piccole “al pepe”.

Era finita l’epoca in cui il fine settimana toglievi i paraurti e mettevi il numero di gara, era cominciata quella delle sgasate al semaforo, e lei si è adeguata.

Ma torniamo ad oggi: la ottava generazione di Golf è piu’ Golf che mai. Forse banalotta, ma con tutto quello che chiede l’utente medio: un buon infotainement, elevata qualità percepita (non effettiva, ma poco importa: conta quanta ne venga percepita). Mantiene poi quel montante posteriore “a freccia” che è il vero tratto distintivo della Golf. Massiccio, senza il finestrino laterale, Giugiaro volle a tutti i costi che fosse prodotto così, vincendo ogni scetticismo dei vertici Volkswagen.

Diventò quello che forse è il vero cardine su cui ruota tutto il design della Golf: son cambiati fari, dimensioni, maniglie, calandre…

Ma quello MAI. Trovo poi patetici quanto azzeccati i nuovi fari anteriori: sembrano messi li per far dire al tipico frequentatore di oratorio “hai visto che bella la nuova? Hanno fatto i fari a led, l’hanno fatta piu’ tecnologica”. Ma del resto lo scopo è piu’ o meno quello, non certo di finire al MoMa di New York. (vabbè è anche vero che c’hanno messo una Multipla, lì dentro).

Ciò che però mi preme comunicare agli appassionati piu’ maliziosi, è questo: che l’auto è un mezzo di trasporto. Che è un bene nel quale si immobilizzano (tanti) soldi. E che al 90% delle persone lì fuori, di auto non gliene frega ‘NA MAZZA.

Vittorio fa il rappresentante di intonaci, fa 40.000km annui, ed ha la passione della pesca nei laghetti sportivi. Dell’auto non gliene frega un cazzo. Una Golf gli va piu’ che bene.

Francesca fa l’infermiera a domicilio, ha bisogno di una macchina decentemente spaziosa, quando ha del tempo libero va a fare arrampicata in ogni dove. Dell’auto non gliene frega un cazzo. Una Golf gli va piu’ che bene, a metano poi…

Ho un conoscente che fa il notaio, ma non vuole avere un macchinone perché teme che poi i clienti lo guardino male. Dell’auto (presumo) non gliene frega un cazzo. Una Golf gli va piu’ che bene (sempre gli piaccia).

Non è gente scema, non sono degli inetti, ed il mondo è fatto di mille altre cose.

La concorrenza nel tempo ci ha provato con motori boxer, quadrilateri alti, trazioni posteriori, interni Frau, sospensioni idropneumatiche. Bene, tutto bellissimo. Certamente piu’ del ponte torcente che la Golf tiene imperterrita in listino su varie versioni. Ma a chi importa realmente? Cambia qualcosa nel tragitto casa-capannone? No. Cambia qualcosa nel tragitto per prendere i bambini da scuola? No. Cambia qualcosa alla voce “costi di manutenzione”? Si, e non mi pare cosa da poco.

C’è quello che interessa, il resto no. 

C’è poi il fattore continuità: qui la Golf rappresenta una certezza. Continuità, che vuol dire: modello che invecchia piu’ lentamente, che si traduce in una maggior tenuta nel mercato dell’usato. Son soldi, ragazzi. Non possiamo farne una colpa se tizio X se ne freghi che la Hyundai i30 abbia degli accoppiamenti costruttivi fatti cento volte piu’ con cura, che la qualità effettiva sia superiore. Perché la i30 fra 5 anni sarà già un’auto “passata”, un vecchio catorcio, una Golf no.

A me ad esempio non frega un cazzo di telefonia, e prendo Apple. Poco mi può importare se l’ultimo Huawei ha una miglior risoluzione, o se l’Honor c’ha maggior velocità di navigazione (i miei sono puramente esempi). M’importa che per me è un oggetto da tenere con me piu’ anni possibile, che tra due anni non sembri un cabinotto della sip perché poi c’hanno fatto uscire 4 modelli stravolti nello stile, e che mi faccia bene e senza intoppi quelle 3-4 funzioni che sfrutto con lo smartphone. Ho bisogno di qualcosa di rassicurante, che invecchi bene. Delle schede tecniche, nel mondo dei telefonini (li chiamo ancora così), non me ne importa nulla. Il fattore “meglio di…” passa del tutto in secondo piano.

Non m’interessano i dibattiti su cosa sia meglio o no, anzi, ammetto che sicuramente c’è in giro di meglio sotto il profilo dei contenuti. Me lo insegna il mondo dell’auto.  

E’ facile prevedere un successo sicuro per la nuova Golf, ne ha tutte le carte in regola. E’ un prodotto che, come sua natura, intercetta la maggior parte delle esigenze del pubblico. 

Vabbè, dopo tutta sta diplomazia ora torno alla realtà.

McDonald mi fa cagare, Maluma mi fa cagare, HM mi fa cagare, il Tmax mi fa cagare, Marquez mi fa cagare, le famiglie adesive sul lunotto mi fanno cagare, i sommelier della birra mi fanno cagare, Fabio Volo mi fa cagare, Temptation Island mi fa cagare, Bottas mi fa cagare, i dentisti con l’Harley Davidson mi fanno cagare, le Balenciaga mi fanno cagare. Eppure è tutta roba di successo. E la Golf? Ovviamente mi fa cagare.

Ma in fondo rappresento si e no l’1% di chi compra un’auto.

Enrico Martinello. Cittadella, 4 novembre 2019.

Enrico Martinello

enrico.martinello@superpista.it

Cresciuto nella ridente Cittadella, Padovano come le galline, Enrico è un personaggio eclettico e piuttosto vulcanico. Cultore di ferracci sin dalla tenera età, al punto di rifiutare fermamente uno scooter automatico a 14 anni, in favore della Vespa del nonno. Appassionato di Alfa Romeo, ma che disprezza il mondo degli alfisti.

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