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Cosa resterà di questi anni '10?

Cosa resterà di questi anni ’10?


Come ogni volta non lo dice nessuno, ma siamo a fine decennio.

Manca un mese gagliardo, e ci lasciamo alle spalle anche la seconda decade del “nuovo milennio”.

E’ facile valutare tutto con superficialità, dire che è stato un decennio inutile, che ormai va tutto a puttane, ecc…ma noi crediamo che non sia così! Ogni epoca storica ha bisogno di finire, essere lasciata a decantare per qualche anno, per poi scoprire che infondo ha avuto i suoi culti, le sue mode, le sue correnti, siamo sicurissimi che accadrà anche per il decennio che sta per terminare.

Del resto, anche quando uscì il pezzo che ispira questo nostro titolo, lo si trattò con superficialità. Gli intellettualoni dicevano che tanto era stato un decennio inutile, di plastica, imbevuto di consumismo, degradante rispetto agli “impegnati “ anni 70. Si disse la stessa cosa degli anni 90, vista la crescente nostalgia per le spalline. Dieci anni fa, idem. Eppure ogni volta che parte “Hips don’t lie” di Shakira, mi sale un po di nostalgia per quell’estate. Estate in cui quel pezzo LO ODIAVO.

Vogliamo parlare di automobilismo di questo decennio, un decennio che come i nostri predecessori potremmo bollare come “piatto”, catalizzato su suv e derivati, su sistemi di infotainement ai limiti dell’inutile, su automobilisti sempre piu’ distratti dalla tecnologia. E’ vero. Ma ci va comunque di fare un ritratto su ciò che ha caratterizzato questo decennio, su cio’ che magari potrà diventare oggetto di culto un domani, sui progetti interessanti, e perché no? Anche su quelli che preferiremmo dimenticarci: partiamo!

I CROSSOVER. Ero fresco di patente, alla guida della mia nuovissima 500, con un amico, eravamo ad occhio nel 2008. Mi fece una delle classiche “profezie” da appassionato: la sedicente profezia fu “i suv stanno stancando, ormai sono finiti”. Mai profezia fu tanto SBAGLIATA. I suv hanno generato i loro fratellini dalle uova d’oro: i crossover. Auto ne carne ne pesce, non vanno in fuoristrada, non sono piu’ spaziose di una berlina, hanno un baricentro piu’ alto che penalizzano la sicurezza effettiva a favore di quella percepita. Consumano, hanno praticamente solo svantaggi: sui crossover/suv potremmo scriverci libri, scavare sulle ragioni “sociologiche” di tanto successo. I crossover hanno letteralmente sconvolto i segmenti di mercato: mai un modello in casa Volkswagen era riuscito a mettere in ombra la Golf, ci sta riuscendo ora la T-Roc. Stanno convincendo le case a rinunciare ad utilitarie, berline, coupè, in favore di questo aborro “globale”. Non ci spieghiamo perché la Country Golf sia stato un flop quasi trent’anni fa, mentre oggi una Mercedes GLA oggi faccia furori. Boh. Stanno arrivando sempre piu’ suv cabrio…

COSCIENZA GREEN. Guerra al diesel, profeti dell’elettrico, dilagare di “indovini” che prevedono un futuro fatto di batterie al lithio e colonnine. Un futuro che GUARDACASO rimane solo “futuro”. Il futuro non esiste, diceva qualcuno. Noi semplicemente crediamo in un futuro dove piu’ tecnologie coesistono. Crediamo nei veicoli per uso cittadino ad impatto zero, non crediamo nel motorsport elettrico. Crediamo all’auto condivisa, non crediamo in “supercar” da 0-100 in mezzo secondo, ma dal peso di un Daily 35-10. Prendetevi in mano qualche testo dove si parli di ripartizione di assetto, masse sospese, ecc…

TESLA. Piace o non piace, a me non piace. Ad Elon Musk però va riconosciuto il fatto di aver costruito un marchio da zero nel giro di un decennio. Cos’era la Tesla nel 2009? Un piccolo produttore dalle dimensioni praticamente artigianali che faceva uno spiderino elettrico su base Lotus Elise; con la Model S abbiamo assistito ad un vero e proprio Cigno nero (cit. Taleb), un’ammiraglia che si è imposta nel giro di pochissimo, aumentando esponenzialmente volumi e consapevolezze di questo progetto. Che fine farà Tesla? A mio parere, Tesla è un fenomeno che sta maturando. Sta diventando consapevole che non sarà la nuova Ford T, ma semmai potrà diventare un ottimo prodotto di nicchia, una nicchia piena di estimatori. Il che non è un male: conoscete una certa Harley Davidson che fa moto a Milwakee? Deve capire cosa vuole fare da grande.

AUDI. Perché Audi? Credo che il mio sia un discorso di matrice “storica”. Questo è stato il decennio dove Audi è arrivata a pieno compimento del progetto impostato da Piech cinquant’anni fa, dove è stata fin da subito considerata al pari delle cugine Mercedes e BMW. Arrivando addirittura a surclassarle in molte classifiche di gradimento al pubblico: un marchio sfigato degli anni 70 è diventato un cigno! Qual è stato l’ingrediente del successo Audi? La perseveranza! Il trarre insegnamento dai flop (V8, A2..) ed andare avanti. Lo approfondisca qualche manager di marchi nostrani………

DIESELGATE. Una mossa politica. Qualcuno allora sostenne che il gruppo Volkswagen avrebbe avuto i giorni contati. La realtà è che il vero declino di Volkswagen è cominciato il 25 agosto di quest’anno. Il vero intenditore capirà, il quaquaraquà brancolerà nel buio. 

RANGE ROVER EVOQUE. La carrellata di “auto 2010s” parte con lei, per svariate ragioni. Quest’auto è apparsa nel 2011 dopo essere stata anticipata dal concept LRX. L’Evoque poteva essere o un successo epocale, o un flop: piu’ costosa di un Freelander, ma piu’ piccola. Facente parte del rango delle Range Rover, ma disponibile anche (e soprattutto) a due ruote motrici. L’Evoque ha fatto sfracelli, commercialmente parlando. Crediamo che l’Evoque, nel bene e nel male, sia frutto di un’attentissima analisi su ciò che desidera il pubblico, un’auto che ha fatto scuola: la vittoria dell’esclusività sulle dimensioni, la fine di quell’era in cui anche la Kia Sorento stravendeva perché “costa poco ed è un macchinone”, con l’Evoque è finito tutto cio’. Ci va poi di fare una menzione al design della Evoque: il ritorno degli spigoli! Il design della Evoque è tutto un gioco di superfici piane, squadrate…incredibile, dopo decenni di forme arrotondate. Il decennio della Evoque termina con una seconda generazione: ci pare imborghesita, troppo simile alla prima, ma è giusto così. Del resto dopo 8 anni è già un classico. Modaiola? Certamente. Ma lo erano pure le Polar a suo tempo.

DACIA DUSTER. Da un estremo all’altro. Siamo convinti che da qui a pochi anni, gli sfasci saranno pieni di Dacia Duster, ma che importa? La Dacia Duster è stata una scommessa vinta, è stata un crossover non certo da compasso d’oro, ma è senz’altro stata un’idea geniale su come rendere appetibile un prodotto di un marchio che fino a prima era solo oggetto di scherno. E qui ci scatta il parallelismo: molti la paragonano alla R4. Io la paragono invece alla Simca Matra Rancho. E’ anche vero che la Rancho economica non era, e che comunque vantava i natali di un marchio “interessante” come Matra. Ma resta l’indole, la voglia di tirar fuori qualcosa di “modaiolo” senza essere per forza di sangue blu. 

ALFA ROMEO GIULIA QUADRIFOGLIO. Essere alfisti o meno centra poco. La Giulia 952 è stata un progetto che ha fatto moltissimo rumore, la Quadrifoglio poi, è stata una di quelle auto della propria categoria ad essere entrata nell’immaginario degli appassionati. Il che, con le dovute considerazioni, dovrebbe essere già considerato un successo. Peccato che il management, assieme a certi  appassionati, si siano fatti troppo prendere la mano dal fattore “numeri di vendita”. Errore gravissimo. Alfa Romeo è un marchio che prima di tutto ha bisogno di immagine, FCA ha già nel paniere dei marchi per “vendere”. Ma vabbè lasciamo perdere: la Quadrifoglio è una berlina da famiglia capace di sfondare i 300 orari, anche se verrà sicuramente surclassata a breve. Noi auspichiamo che la cancellazione di 8C e GTV sia solo dovuta a rivedere qualche asset, per poi ripartire. Magari con una seconda generazione che “capisca” dagli errori gestionali della prima….

TOYOTA GT86. Bell’esempio su come un grande costruttore possa pensare anche agli appassionati. Ci piace la mentalità di Toyota: tanto green, certo. Ma anche tanto spazio all’auto in quanto mezzo di “passione”. La GT86 è stata voluta fortemente dai vertici, portata avanti con convinzione, e poi arrivata in tutto il mondo. Poco potente? E’ vero. Ma questa è un’auto nata per divertire, in barba ai freddi numeri. In Europa era partita un po’ in sordina, ora uno spazio se lo sta ritagliando, e Toyota ha annunciato che sta lavorando su una seconda generazione! Si appresta a diventare un caposaldo, ci sentiamo di consigliarla soprattutto a chi vuole una sportiva da tenere per tanti anni: il suo valore nell’usato è destinato a diminuire, in compenso è affidabilissima, ed un domani…chissà…

FIAT 500 2007. E’ vero, è arrivata lo scorso decennio, ma è stata in questo che è diventata sempre piu’ parte dell’ambiente urbano. Un progetto vincente: adorata dal pubblico femminile, tuttavia le versioni sportive o comunque sportiveggianti, fanno contenti anche quelli che cercano un’auto unisex accattivante, economica, affidabile, rivendibilissima. Ha senso pensare ad una sostituta di un modello del genere? Ni. Le Abarth sono adorate da molti, derise da altrettanti, noi diciamo una cosa: rimane un’auto per andare da un punto A ad un punto B, come il 99% di quelle circolanti. Ed una 500 Abarth il suo sporco lavoro lo fa, con il plus di far divertire.

LAMBORGHINI URUS. Forse è piu’ destinata a diventare un cult del prossimo decennio, che questo. La Urus è una bestemmia, è ciò che noi appassionati non avremmo mai voluto vedere. Ma è senz’altro un fatto storico, un inizio di una nuova era, un upgrade di quanto successo 15 anni prima con la Cayenne. La Urus è GIA’ un successo, ed ora si apprestano a scendere in campo anche Ferrari ed Aston Martin. Pagani sonda il terreno, Lotus temporeggia, McLaren per ora ne prende le distanze, ma chissà per quanto ancora…

VOLVO. Per la serie “teneteli d’occhio”. Senza tanti proclami, Volvo si appresta a diventare l’unica seria contendente alla triade tedesca. Tanta qualità, prodotti azzeccati, senza scordare quelli piu’ tradizionali. Forse bisogna convincersi che quando i cinesi fanno shopping nel vecchio continente, portano quattrini ed opportunità. E senza tirare i remi in barca al primo semestre di vendite sotto le aspettative: lungimiranti.

INFINITI. Una meteora. La storia di Infiniti in Europa è stata veramente ad “uso e consumo” di questo decennio: sbarcata a fine 2009, il 1 gennaio 2020 terminerà le trasmissioni in Europa. Che possiamo dire di Infiniti? Ho conosciuto un solo possessore di Infiniti: naturalmente non poteva che parlamene bene. Ho anche lavorato di fianco una concessionaria Infiniti: un ambiente esteticamente splendido, tutto molto signorile, una coupè (Q60) che piu’ la guardavi e piu’ capivi quanto fosse disegnata con garbo. Ricordo un concept di Infiniti: la Essence. Era il 2009, e prometteva grandi cose: non se ne seppe piu’ nulla. Personalmente credo che l’Europa per Infiniti sia stata un esperimento, nulla di piu’. 

NISSAN GTR. Quest’auto è sulla breccia da 11 anni, ed ormai incrociarne una non è piu’ un evento. Un successone per un marchio che fino ieri l’altro in Italia campava solo di Micra e Almera in promozione, e che oggi fa la stessa cosa con i Qashqai per megere. Un simbolo di questo decennio!

FORD MUSTANG 2014. Quando Ford annunciò lo sbarco della Mustang in Europa, non si sapeva che aspettarsi. Il flop era in agguato, le muscle car in Europa non avevano mai fatto furori (chi la ricorda la Camaro di fine anni 90?). Eppure la Mustang da noi è diventata sempre piu’ diffusa, merito anche del 2.3 ecoboost, puntualmente schifato dai puristi. Invece ben vengano anche i 2.3 ecoboost, piuttosto di tutti sti suv : neanche lei ormai è un evento. Ah, per me le muscle car son tutti catafalchi, auto “da Borgoricco” (prendete Google maps e guardate come sono fatte le strade a Borgoricco, provincia di Padova) 

STREAMING BLUETOOTH AUDIO. Non amo il dilagare di infotainement sulle auto, odio gli spot che enfatizzano piu’ su schermi touch che sulle motorizzazioni. Tuttavia qualcosa di buono c’è: la possibilità di non trafficare piu’ con chiavette, cd…..o audiocassette! Forse i nostalgici lo trovano poco romantico, anche a me sarebbe piaciuto sentire il “clack” di una cassetta degli Unlimited Touch entrare nel Becher di una E30. Ma è passato, ed ora possiamo avere tutta la discografia a disposizione. E se abbiamo la giornata scazzo ci possiamo anche mettere, chessò…..Jovanotti! Che ora fa tanto l’hipster, ma lui ha fatto veramente tempo vedere le sue cassette infilate nei Becher delle E30 di qualche tamarro di buona famiglia! E che oggi gira con un GLC ibrido al quale dice “hey, Merfedef?”

RED BULL F1 E NON SOLO. E’ vero, l’altra dominatrice è stata Mercedes, ma Mercedes in F1 è un fatto che ormai va avanti dagli anni 90. La Red Bull è stata un fenomeno di questi anni, ormai annoverata fra i top team. Ci piace ricordare a quando si chiamava Stewart, era tutta bianca, e c’era un tipo arzillo ai box con un basco a quadri. Ma Red Bull è un fatto mediatico entrato nei libri di marketing di tutto il mondo, promotore anche di imprese epocali come quella di Felix Baumgartner. Ecco, credo che Felix Baumgartner sia LA meteora degli anni 2010: un mese da dio in terra da nuovo Gagarin. Ora l’hanno dimenticato quasi tutti….tipo ruzzle. O fruit ninja.

LEWIS HAMILTON. Piaccia o non piaccia, Lewis è il vero protagonista della F1 di questo decennio. E vorrei rammentare a molti che già nel 2007, anno di esordio, scombussolo’ la psiche di un certo Fernando Alonso. Quali sono le ragioni di tante antipatie verso Luisello? Due cose: i ferraristi han sempre odiato i loro avversari. Quando nel 1995 la Ferrari scaricò Alesì per Schumacher, a Maranello ci fu una bella protesta, documentata da Autosprint. La seconda è che Lewis è incredibilmente moderno, in tutto, immagine in primis: tatuato, piercingato…di colore. E’ un po l’equivalente di ciò che è stato Tiger Woods per il golf. Ferraristi: mettetevi il cuore in pace, è che il mondo di oggi richiede un’immagine così. E preparatevi a vincere magari dei mondiali con la rossa tappezzata di sponsor tipo Supreme, Philipp Plein e cose così. Il che vorrebbe dire che Ferrari è piu’ appetibile che mai per gli sponsor. Ed in ogni caso è sempre meglio che uno sponsor di sigarette….

KEN BLOCK. Una sera della scorsa settimana ero a Milano, e c’era un tipo che faceva dei numeri di calcio acrobatico. Mentre parlava con un tizio, ho capito una cosa: che lui non ha praticamente mai praticato calcio professionistico, il suo punto massimo è stato arrivare negli esordienti di una squadretta di provincia. Ecco, questo è Ken Block, “Ben Cock” per gli inglesi. Un fenomeno da baraccone che ha sfruttato il fatto che i grandi campioni del motorsport non si siano ancora messi a fare quei numeri che fanno CR7, Messi e Ronaldinho negli spot della Nike. E’ pure esistito per un certo periodo nel WRC, un po’ com’è esistito anche Allister McRae….

GP DI VALENCIA MOTOGP 2015. Dopo calciopoli avremmo una “motopoli”?

MARCO SIMONCELLI. L’ultimo dei grandi miti morti sul campo di battaglia. Se ne sono andati anche Tomizawa (2010), Bianchi (2015), Munandar (l’altro ieri, ma è passato inosservato…). Nelle corse si muore ancora, poco da fare. Il Sic è tutt’oggi celebrato, ricordato. Forse è lui il nuovo Gilles….

MARCHIONNE. Libera interpretazione, non siamo in vena di dibattiti.

FCA. Destinata ad essere un ricordo anche questa denominazione…

ENJOY. Non so un cazzo di come funziona il car sharing di Enjoy, ma le 500 rosse sono roba di questi anni.

HUBER. Esisteranno ancora i taxisti nel 2030? Probabilmente si, e Huber? Chi lo sa……

BLABLA CAR. Anche qui è un’incognita: fenomeno pronto ad esplodere o già morto sepolto? Bè, se dovesse morire, magari qualcuno potrebbe comunque aver costruito qualche racconto tragicomico nato grazie ad un Pakistano raccolto allo svincolo di Altedo…

APPLE PROJECT TITAN. Ancora piu’ meteora di fruit ninja. Per fortuna.

FAMIGLIE ADESIVE. Oddio. Provo ribrezzo per queste presenze sulle strade: sono quei tremendi adesivi con i componenti della famiglia disegnati in maniera stilizzata, stile stereotipo fatto da un bambino. Orribili. Spesso apposti su modelli di auto di merda (Qashquai, Captur, Musa, 3008 vecchia…..), spesso fra la famiglia annoverano cani/bambini (non si capisce bene) con nomi del cazzo tipo Zoe, Lamu’, Nemo, Clipper. Alla guida di queste auto io immagino mammine pancine, frequentatrici di corsi di zumba, antivaciniste, sempre intente a trafficare con preparati a base di curcuma, semi di lino, semi di miso. E figli prima di tutto rompicoglioni. Si, proprio quelli che trovi al centro commerciale il sabato pomeriggio, che vagano incontrollati per il reparto bricolage urlando a scuarciagola “DOV’E’ LA MAMMAAA? LA ZIA TEA HA DETTO CHE MI COMPRAVA IL CUSCINO DI PEPPA PIG!”. Devo ancora capire se sia un complotto ideato dai produttori di anticoncezionali per scoraggiare la gente normale a farsi una famiglia. Ah, agli amici motociclisti: state attenzionati….

SUPERBOLLO. Vabbè, tanto alle cazzate siamo abituati, in ogni decennio.

ABOLIZIONE BOLLO. Quando mai

Enrico Martinello | Cittadella, 7 novembre 2019.

Enrico Martinello

enrico.martinello@superpista.it

Cresciuto nella ridente Cittadella, Padovano come le galline, Enrico è un personaggio eclettico e piuttosto vulcanico. Cultore di ferracci sin dalla tenera età, al punto di rifiutare fermamente uno scooter automatico a 14 anni, in favore della Vespa del nonno. Appassionato di Alfa Romeo, ma che disprezza il mondo degli alfisti.

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