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primo lancia day - Superpista
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primo lancia day

C’è qualcosa di magico nei raduni automobilistici: le auto, disposte ordinatamente e a modo loro simili, assistono al curioso spettacolo di persone sconosciute, diverse per età e provenienza, che iniziano a parlare come amici di vecchia data. Sembra quasi sia stata la mente inanimata delle auto a guidare fin lì gli ignari passeggeri, e non il contrario. Del resto, è ovvio, è proprio di auto che si parla, e quando si condivide la stessa passione la conoscenza vera e propria passa in secondo piano. 

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Così è stato sabato scorso, nove novembre (che già suona bene) al primo Lancia Day. Ritrovo a Brescia nel piazzale Iveco, un parcheggio come tanti altri, se non fosse che qui sei mesi fa tagliavano il traguardo i partecipanti alla Mille Miglia, nulla di meno. Dopo una settimana di pioggia e cielo grigio tipicamente autunnale torna a splendere il sole, ma ancor di più splendono le carrozzerie che iniziano ad arrivare. Prima due Delta, una LX e una GT i.e., poi una Thema Turbo 16v, poi ancora una Beta Montecarlo e una Fulvia Coupé e infine le più anziane del gruppo: la Appia terza serie e la Flaminia 2.8. Trent’anni di storia racchiusa in una fila di auto, dalle berline presidenziali alle coupé sportive. Questa è stata la Lancia. Non manca nemmeno chi si unisce per il piacere di condividere la passione per il marchio, pur dovendo arrivare con una quattroruote straniera. 

E allora si inizia a girare attorno a queste fantastiche auto, a riscoprire dettagli dimenticati, a narrarsi aneddoti, ad aprire le portiere per godere dei magnifici interni e a richiuderle per apprezzare quel “clack” tipico di macchine assemblate con la cura di cui anche gli italiani (checché se ne dica) erano capaci. Per me che osservo tutto attraverso l’obbiettivo della macchina foto, poi, è come stare nel paese dei balocchi: una scoperta di dettagli continua, dai semplici ed eleganti cruscotti rivestiti in pelle degli anni sessanta, alla plancia di controllo della Thema, degna di un aereo per quantità di quadranti, pulsanti e leve. Inutile dire che queste auto sono tutte tenute con tale attenzione da parte dei proprietari da sembrare appena uscite dalla fabbrica, pronte per il primo servizio. 

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C’è poi chi mi regala scatti “molto Instagram” lasciando un modellino di Delta Integrale sulla cappelliera, o scoprendo il vano motore della Beta Montecarlo, con quella fantastica testata inclinata all’indietro, firmata Lancia in bianco su sfondo blu. Una cosa mi sorprende più di tutte: la quantità di stemmi e scritte “Lancia” ovunque, sia all’esterno che all’interno di queste auto. 

Una volta questo nome era una garanzia, anzi di più, era un vanto! E oggi, cos’è Lancia? Se lo chiedono ovviamente tutti i presenti, e se ne discute con non poca rassegnazione. Ma di questo bisognerebbe parlare in un altro articolo, e soprattutto il Lancia Day è stato una festa, non un funerale, quindi andiamo vanti col racconto. 

Tutti in macchina, si accendono i motori e ci si avvia attraverso la città e poi su per i tornanti che portano sul Monte Maddalena, 10 Km e 600 metri di dislivello di puro piacere automobilistico. Un’emozione sicuramente per chi guida, ma anche per chi dai marciapiedi ci osserva. Anche in una Brescia ormai satura di auto sportive e di lusso, una parata di Lancia non è uno spettacolo che passa inosservato: in tanti si girano ad osservare, forse con una certa dose di incredulità, ma con un gran sorriso stampato sul volto. Parcheggiati in cima, riprendono le chiacchiere. Ognuna di queste auto ha una storia degna di essere raccontata. 

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Il tramonto ormai avanzato ci da la scusa per fare qualche scatto con i fari accesi e poi si riparte. Io mi porto avanti per scattare le ultime foto lungo la discesa, perché le macchine non sono fatte per stare ferme, e non si possono immortalare solo nel parcheggio. Le foglie secche lungo la strada ci donano anche lo sfondo perfetto. 

La giornata si conclude con un aperitivo, che poi non è altro che una scusa per ritagliarsi ancora un po’ di tempo per finire di raccontare le proprie storie: c’è chi programma un leggero restauro, chi deve far rifare solo l’ultima targhetta, chi ha smesso di usare la Lancia tutti i giorni ma ne rimpiange la comodità. Non si finirebbe mai di parlare di queste auto. Perché oggi Lancia significa questo: passione. Lancia non è un marchio morto. Potrà anche rimanere definitivamente senza modelli a listino, ma non sesterà mai senza appassionati, ed è questo che la terrà per sempre viva.

Andrea Cartapani

andrea.cartapani@superpista.it

Ingegnere dei materiali e specializzando in ingegneria meccanica a Milano, bresciano d'origine, Andrea cresce condividendo la passione per i motori con il padre. Appassionato di fotografia fin dai tempi del liceo, ha creato la pagina Instagram @andrea_cars_and_more dove ha modo di sfogare entrambi i suoi interessi, con un'attenzione particolare all'aspetto tecnico-ingegneristico.

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