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Progredire o regredire? - Superpista
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Progredire o regredire?

“La Ferrari nel futuro dovrà preoccuparsi di proseguire su quella strada che è stata faticosamente percorsa. […] Chi verrà dopo di me ha accettato un’eredità molto semplice: mantenere viva la volontà di progresso perseguita in passato.”

Così scriveva Enzo Ferrari in Le mie gioie terribili, libro che mi è di recente capitato in mano. Inutile dirlo, mi sono fermato a rileggerne diversi passi, sempre affascinato dalla sensibilità e profondità di quest’uomo sui più svariati argomenti. Ma una parola in particolare mi ha fatto riflettere, ed è il motivo per cui sono qui a scrivere: progresso. Il Drake lo poneva come primo valore da perseguire, e oggi?

Negli ultimi trent’anni, in Ferrari e ancora più nel resto del mercato, di sviluppo ce n’è stato eccome: abbiamo voluto auto più potenti e le abbiamo ottenute, abbiamo voluto auto che consumassero meno e le abbiamo ottenute, abbiamo voluto auto silenziose e le abbiamo ottenute, abbiamo voluto auto che si guidassero da sole e ormai stanno arrivando anche quelle. Mancano solo le auto volanti, per quelle bisognerà aspettare ancora qualche anno. E poi? Poi ci siamo ricordati che la potenza da sola non basta, che i motori producono un suono piacevole, non un rumore da zittire, che l’auto vogliamo guidarla noi, perché ci piace, cambio manuale compreso! E così sempre più appassionati si trovano insoddisfatti dell’offerta attuale e guardano con interesse sempre maggiore al passato. Non si può neanche ridurre il tutto a un atteggiamento nostalgico, dato che lo stesso fenomeno coinvolge automobilisti di ogni età. Quindi cosa è andato storto?

Innanzitutto va detto che per ogni appassionato insoddisfatto, probabilmente si possono trovare almeno dieci acquirenti che vedono nell’auto solo un mezzo di trasporto e sono ben contenti di tutti i comfort che la tecnologia può fornire loro. Questo in parte spiega l’andamento del mercato, sempre più lontano dalle richieste di noi “petrolhead”. Va detto anche che le norme su sicurezza ed emissioni, giuste ma sempre più esasperate, limitano parecchio la libertà dei costruttori. Le linee sono rese goffe dalla necessità di assorbire gli ulti, gli scarichi sono strozzati da turbine e filtri di ogni genere.
Eppure penso che le ragioni della dilagante insoddisfazione siano più profonde, e forse risiedono nel progresso stesso. La voglia e la necessità di innovazione, hanno portato negli ultimi anni a una corsa sfrenata, con l’introduzione sul mercato di nuove tecnologie ad una velocità mai vista prima nella storia umana. Non avevamo ancora finito di accettare completamente i motori turbo che sono arrivati gli ibridi e poi gli elettrici. L’esperienza di guida è stata stravolta prima dalla diffusione dei vari tipi di cambi automatici, poi dai controlli elettronici e ora dai sistemi di assistenza alla guida che permettono alle auto di sterzare e frenare autonomamente. Sono sistemi utili, è impossibile negarlo, che nei prossimi anni ridurranno notevolmente il numero di morti sulla strada, ancora scandalosamente alto. Così come utile si è dimostrato il turbo, che ha regalato contemporaneamente maggiore potenza e minori consumi, e prima di esso l’iniezione elettronica, ormai data per scontato. Quindi? Siamo noi appassionati ad essere incontentabili? Insoddisfatti di uno sviluppo in realtà positivo?
Anni di razionalista sviluppo, comandato unicamente dai numeri, tecnici o economici che fossero, hanno portato a un’estrema freddezza dei prodotti industriali che, sempre più privi di rumori, vibrazioni e odori, si rivelano incapaci di comunicare ai nostri sensi. Così sentendone la mancanza, ci siamo riscoperti estremamente romantici. Del resto ragione e sentimento da sempre si sono opposti nella storia umana, prevalendo l’uno sull’altro a periodi alterni. Se una volta questo avveniva nell’arco di secoli, oggi è successo in pochi decenni. Di colpo, e senza esserne del tutto consci, ci siamo convinti che i numeri e la tecnologia non siano sufficienti a soddisfarci. Nel nostro campo addirittura siamo arrivati ad affermare che la velocità (da sempre fine ultimo) non è la caratteristica più importante di un’auto. Mentre ancora le case automobilistiche si sfidano a suon di cavallerie e 0-100 noi appassionati abbiamo riscoperto l’importanza primaria del piacere di guida. Non ci facciamo più impressionare dalle prestazioni, non ci interessa sapere che il nuovo modello è più veloce del precedente di x secondi, vogliamo che sia l’insieme di sensazioni ad impressionarci. Ecco spiegato il nostro morbo, che ci porta a scegliere auto che l’acquirente medio ritiene obsolete. Cerchiamo qualcosa che oggi le case automobilistiche difficilmente possono darci. Il vero problema è che l’esperienza di guida non è misurabile, né tantomeno ingegnerizzabile. I produttori stanno facendo qualche misero tentativo di migliorarla, ma finché si tratta di riprodurre il suono del motore attraverso l’impianto stereo sa più di presa in giro che altro.

Tornando a Ferrari, è curioso come molti appassionati si siano scandalizzati all’uscita del primo modello ibrido (figuriamoci cosa succederà quando uscirà la prima completamente elettrica). Qualcuno dirà che il Commendatore si è rivoltato nella propria tomba, che erano meglio i V12 aspirati a carburatori, ma rileggete le parole riportate all’inizio dell’articolo, lo sviluppo tecnologico è proprio quello che chiedeva! Dunque questo fantomatico progresso è giusto o va fermato (o addirittura invertito)?

 Penso che la soluzione sia una semplice parola, fondamentale quanto inflazionata: libertà. Il progresso è positivo se non cancella ciò che è superato. È giusto che si facciano le auto elettriche, ma non è giusto che si vieti la circolazione delle storiche, o ancora peggio se ne invochi la distruzione. È giusto che i produttori aggiungano automatismi e tecnologie, ma è necessario che lascino la possibilità a chi lo desidera di avere un’esperienza diretta e analogica, senza filtri, e soprattutto senza ridicole finzioni.

Andrea Cartapani

andrea.cartapani@superpista.it

Ingegnere dei materiali e specializzando in ingegneria meccanica a Milano, bresciano d'origine, Andrea cresce condividendo la passione per i motori con il padre. Appassionato di fotografia fin dai tempi del liceo, ha creato la pagina Instagram @andrea_cars_and_more dove ha modo di sfogare entrambi i suoi interessi, con un'attenzione particolare all'aspetto tecnico-ingegneristico.

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