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Giocattoli dimenticati: la Matra Murena. - Superpista
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Giocattoli dimenticati: la Matra Murena.

Era una sera di metà novembre, ero in macchina con un amico, ad un certo punto mi fa “torna indietro! Ho visto una roba ignorante che secondo me ti piace…”

Torniamo indietro: è il parcheggio di una pizzeria dell’hinterland padovano, una di quelle con il parcheggio ancora a ghiaino, un piccolo giardino che all’occorrenza verrà usato come estivo, e parcheggiata fra un ulivo ed un’altra auto c’è lei: una Matra Murena.

Non capita tutti i giorni: è una 2.2, bianca, targa nera BO. E quella scritta “Matra” che quasi faceva passare in secondo piano la scritta “Talbot” con cui condivideva il portellone. Matra sa di Formula 1, di Jackie Stewart, di Le Mans.

Ha tutto un sapore “antico”: la pizzeria un po’ demodè, il porta targa nero con ancora scritto il rivenditore (ancora esistente? Chissà). Peccato che solo dopo pochi istanti vediamo arrivare una coppia: sembrano persone cortesi, attempate, probabilmente lui non vedrebbe l’ora di parlarmi di quel suo sogno di tarda adolescenza, e vedere che ad ascoltarlo uno che è nato quando la Murena era già un usato “strano”.

Ma ho preferito non rompergli i coglioni. Probabilmente avrà già litigato abbastanza per portarla a casa!

Mi è sempre piaciuta la Murena, come pure la sua antenata, la Bagheera.

Quand’ero bambino erano già oggetti rari. Quelle rarissime volte che ne vedevo una, credevo fosse una supercar: erano quasi tutte gialle, con quel paraurti nero che faceva tanto Dino 308, o Lamborghini Jalpa. Ricordo poi che in un libro per bambini che cercava di spiegare in maniera rudimentale le automobili, alla pagina “disposizione meccanica”, come esempio di auto a motore centrale c’era lei, la Bagheera. 

Le sportivette a motore centrale hanno avuto finora un destino infausto nel mondo delle storiche, ed è un peccato perché una soluzione che, dal mio punto di vista, è la quint’essenza della raffinatezza meccanica. La prima volta che guidai una Lotus Elise, era un 111R, ne rimasi folgorato. Cominciai a considerare quasi dei “compromessi” tutte le altre auto. Tutti i coupè derivate dalle berline, tutte le varie hot hatch con cavallerie da capogiro che cominciavano ad imperversare in quegli anni (stava per uscire la prima RS3, che per i tempi era una vera mitragliata). L’ebbrezza del motore dietro la schiena, il baricentro rasoterra, il guidare tutt’uno con l’asfalto: era quanto piu’ si avvicinasse ad un’auto da corsa. 

Poco piu’ tardi, ebbi anche occasione di salire su quella che io ho sempre ritenuto l’erede delle Bagheera/Murena: la Smart Roadster. Che dopo un (forte) scetticismo iniziale, mi stregò non poco. Non fosse altro che aveva lo stesso cambio della Fortwo (un cadavere).

Ma torniamo a quella Murena.

Ad un certo punto si accese quel 2.2: un motore che a suo tempo arrivò in ritardo rispetto alla presentazione. Un motore rude, che di “nobile” non ha nulla, se non una fugace apparizione in quella che fu una delle ammiraglie piu’ infelici della storia: la Talbot Tagora. Ecco, sapere che quel motore, dalle sonorità così grezze, fosse stato montato anche su un auto controversa come la Tagora, le regala anch’esso un fascino tutto suo. Forte di appena 118 cavalli, è la chiara dimostrazione di ciò che oggi si è perso: la leggerezza. La leggerezza che, come riteneva Colin Chapman, compensasse i cavalli che mancavano.

La Murena è stravagante, innovativa, come del resto tutti i progetti Matra: carrozzeria in vetroresina (leggera, eliminando il rischio ruggine), ed una scocca completamente zincata a caldo. In un’epoca segnata da ruggini che divoravano le auto talvolta anche dopo appena pochi mesi di vita, fu qualcosa di rivoluzionario. Manteneva i leggendari tre posti anteriori disposti in un’unica fila, come la Bagheera, ma stavolta con abbinamenti cromatici decisamente meno “psichedelici”. Trovo riduttivo e quasi screditante dire che la Bagheera riprendeva le linee delle Porsche 924 e della Renault Fuego: anche perché pure la linea era frutto di un attento studio sui valori di CX (valori sui quali diventò un vero e proprio riferimento per tutti gli anni 80). 

Ebbe carriera breve la Murena: svelata nel 1980, si congedo’ nel 1984, e si dice che semplicemente Matra avesse finalmente trovato un finanziatore per quello che fu il suo progetto ancora piu’ innovativo, ovvero la prima Renualt Espace. Quanto c’è di Murena nel primo Espace? Molto piu’ di quanto si creda: il primo Espace fu anch’esso frutto di un attento studio in fatto di peso, aerodinamica, e materiali in qualche modo “alternativi” per l’epoca.

Difatti anche la prima Espace, come tutti sappiamo, aveva una carrozzeria completamente costituita da materiale plastico. 

La Murena raccolse poco, rapportata alle sue doti, anche in ambito motorsport e preparazioni.

Ricordiamo giusto qualche fugace incursione fatta da Guttman, e soprattutto quel numero di esemplari, mai arrivati in Italia, preparati da ROC (Racing Organisation Course, reparto corse Chrysler, che qualche contatto con Matra ancora lo teneva), la cui preparazione consisteva in un potenziamento a 142 cavalli, ed un motore di derivazione F2. Ci teniamo a precisare che, nonostante a tutti ci sarebbe piaciuto, non si trattava del mitico 2.2 della Sunbeam Lotus, nonstante la cilindrata lo potesse far pensare.

Il perché è presto detto: probabilmente una simile motorizzazione avrebbe creato troppa sovrapposizione con la Lotus Esprit. Come dire: la Murena non poteva permettersi certi lussi. La classe operaia non poteva andare in paradiso!

Un’occasione persa? Certamente! Nel frattempo pure le sportivette a motore centrale cominciavano a vagare verso altri lidi.

Stava per arrivare Toyota, con la sua prima MR2, e aldila’ dell’oceano stava per partire una dispendiosa campagna pubblicitaria per promuovere la Pontiac Fiero: nota piu’ per essere la base per svariate repliche di Ferrari Testarossa, che per i successi commerciali. Gli americani bollano la Fiero come “shitty”, noi non siamo affatto d’accordo. Non con chi è arrivato al giorno d’oggi proponendoci delle “supersportive” in sovrappeso e con le sospensioni a balestra.

Sempre sul tema delle coupè di casa Simca Chrysler, interessante sarebbe parlare delle varie derivazioni sviluppate partendo dalla Dodge Omni (leggi Talbot Horizon) in America, ma questa e’ un’altra storia, per un’altra puntata.

Cosa mi ricordano le Bagheera/Murena? Le vecchie discoteche! Quelle nate durante la disco music, quegli stabili concepiti specificatamente per fare le discoteche.

Astronavi costruite nelle campagne di provincia, vecchi aerei di linea acquistati per essere messi nei giardini di questi locali, scalinate fatte di pannelli a neon colorati. E che oggi hanno quell’odore invadente di polvere intrappolata nel velluto. Oppure totalmente cadute nell’abbandono. Oggi le discoteche son tutte dentro a stabili che fino a sei mesi prima erano dei mobilifici, delle tornerie, piuttosto che delle ferramenta.

Le  sportive Matra erano questo: delle piattaforme sviluppate solo per fare quella funzione. Non era un telaio utilizzato anche in un Volkswagen Caddy al quale è stato adattato il gruppo trasmissione di una berlina, il motore di una station wagon ed i sedili di un suv. No. La Murena era calcolata solo per quello.

La Murena era nata solo per una funzione: divertire. E se questo vi par poco…

Enrico Martinello | Cittadella, 28 novembre 2019.

Enrico Martinello

enrico.martinello@superpista.it

Cresciuto nella ridente Cittadella, Padovano come le galline, Enrico è un personaggio eclettico e piuttosto vulcanico. Cultore di ferracci sin dalla tenera età, al punto di rifiutare fermamente uno scooter automatico a 14 anni, in favore della Vespa del nonno. Appassionato di Alfa Romeo, ma che disprezza il mondo degli alfisti.

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