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Le youngtimer prima delle youngtimer. - Superpista
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Le youngtimer prima delle youngtimer.

Le youngtimer mi piacevano prima che diventassero youngtimer. Ricordo la Volvo V40 di mio padre: nera, lunga, con gli interni in radica e i sedili in pelle, cullato dal suono del 1.9 TD Renault accompagnava i lunghi viaggi verso il campeggio a Jesolo, dove affittavamo un bungalow e la Volvo rimaneva parcheggiata lì di fronte, messa come capitava, per tutta la durata del soggiorno; amavo le sue linee neutre, che oggi definiremmo banali, ma che al contempo agli occhi di appassionati come noi appaiono uniche e caratterizzanti di un’epoca, la fine dei ’90 e i primi 2000, che all’ automobilismo hanno dato le basi dello sviluppo tecnico, tecnologico e stilistico che oggi contraddistingue i listini.

Chissà cosa mi ha acceso in testa questa spia, che nonostante la mia perenne vicinanza con veicoli nuovi di pacca non accenna a sparire, come quella dell’iniezione su una 147 JTD. Forse lo so, è che quell’epoca era l’ultima dove l’auto aveva ancora un’aura forte, ispirava nelle genti rispetto e il family feeling si trovava solo a natale a casa della nonna con il caminetto acceso e le canzoni di Michael Bublè.

Ora solo un vago ricordo, tra Fiesta che sembrano Focus e Focus che sembrano Transit, per far sentire anche l’acquirente del modello base un po’ premium.

Prima non era così, basta guardare la prima Twingo, con i paraurti in plasticotto radioattivo, bianco con aloni di serie e ruote da 13’’ con il canale di una bicicletta da strada. Perché se uno comprava la base, non pretendeva il mondo, bastava che andasse avanti e possibilmente frenasse, ora se vendo una c3 o una 208 basica, a momenti devo giustificare con il cliente la mancanza della frenata automatica o del clima automatico quadrizona, come se fossero indispensabili o oggettivamente la loro macchina fosse sprovvista di quattro dischi e l’aria condizionata.

Perché diciamocelo, ora come ora, la macchina veramente basica non esiste più. O meglio, esiste, a listino c’è, ma casa madre non ne manda e le producono solo per farle allestire ai rallisti o per qualche mercato emergente. Per assurdo, far arrivare la C3 superbase ci vogliono almeno 4 mesi e alla fine costa come l’intermedio, per avere un veicolo oggettivamente non all’altezza delle esigenze odierne quindi improponibile anche al cliente più spartano, roba del tipo no radio e no vetri elettrici davanti, medioevo.

D’altronde è così per me, perennemente in bilico tra la nuova e la vecchia, tra la mamma e la figlia. Il più delle volte scelgo la madre, sarà la mia forma mentis, ma son qui per imparare, la nave scuola è più difficile da portare; riconosco, d’altro canto, che anche la figlioletta ha il suo perché: snella, tornita e smart riesce lo stesso a stuzzicarmi ma lascia il tempo che trova; una volta in difficoltà toppa, si irrigidisce e non si fida, lasciandoti lo amaro in bocca, e non di quelli piacevoli.

Qui si può capire il perché del mio amore per le ventenni (auto intendo): sono genuine, figlie di un mercato diverso e di teste diverse, con soluzioni come il telefono o i posacenere sui pannelli porta posteriori, optional che profumano di pelle e radica, che io personalmente non ho mai conosciuto e proprio per ciò mi affascinano e incuriosiscono, come una ricerca di ricreare lo stile di vita di quegli anni, per comprendere cosa facevano e desideravano i miei genitori da fidanzati; la stessa foga che mi spinge a girare i mercatini del modernariato, ascoltare la musica con il giradischi e ricordare pezzetti di vita con le macchine fotografiche a rullino, per far sì che non finiscano assieme al nero di whatsapp e un buongiornissimo tutto glitterato.

La nuova 208 è una figata pazzesca, bella, tecnologica e tutto quello che vuoi, ma lo sportellino con la ricarica wireless, seppur comodo, non mi farà mai lo stesso effetto del telefono sul 525i E34 e, per me, non sarà mai la stessa cosa solamente 20 anni dopo, come android auto non sarà mai  lo spingidischi da 10 Blaukpunt che montava sotto il sedile la V40, che ricordo impallarsi ogni volta che si selezionava un CD differente, ma chissenefrega, mi fermo e cerco di capire cosa è andato storto, la vocina di Alexa non mi è di nessun aiuto, finchè non gli insegneranno a dare le note della Ponte Nossa- Passo Zambla.

Chissà se mio figlio proverà le stesse emozioni, farà le stesse ricerche e amerà il digitale di seconda generazione come io amo l’analogico. 

Per ora non lo so, mi impegnerò, con gli amici di Youngtimer italia, a fargli arrivare intatto tutto il ben di dio che è stato prodotto, finchè cruise control adattivo non ci freni.

Antonio Giudici. Clusone | 28 novembre 2019.

Antonio Giudici

antonio.giudici@superpista.it

Antonio Giudici a.k.a. toni 21 anni, bergamo. Appassionato auto sin dalla tenera età, operatore del settore da inizio 2018. Amante delle youngtimer, owner di una piccola e pestifera 106 GTi oro.

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