Search
AVEVAMO DAVVERO BISOGNO DI UN ALTRO JOHAN LUI? - Superpista
fade
8406
post-template-default,single,single-post,postid-8406,single-format-standard,theme-averly,cookies-not-set,eltd-core-1.3,woocommerce-no-js,averly child-child-ver-1.0.1,averly-ver-1.7,eltd-smooth-scroll,eltd-smooth-page-transitions,eltd-mimic-ajax,eltd-grid-1200,eltd-blog-installed,eltd-main-style1,eltd-disable-fullscreen-menu-opener,eltd-header-standard,eltd-sticky-header-on-scroll-down-up,eltd-default-mobile-header,eltd-sticky-up-mobile-header,eltd-dropdown-default,eltd-,eltd-fullscreen-search eltd-search-fade,eltd-disable-sidemenu-area-opener,wpb-js-composer js-comp-ver-5.7,vc_responsive

AVEVAMO DAVVERO BISOGNO DI UN ALTRO JOHAN LUI?

Confesso che, fortunatamente, di Johan Lui ne ignoravo l’esistenza: l’ho conosciuto, per caso, in un canale di recensioni di serie TV dove si parlava di Adrian, la disastrosa, dispendiosa e discussa “SERIE EVENTO” di Adriano Celentano.

Era una domenica piovosa, e non avendo voglia di far nulla (son meteopatico), neppure di continuare a guardarmi le puntate di Adrian, mi sono buttato su questo orrore trash degli anni 80.

Comincio dicendo la mia sua Adrian: è un capolavoro. Un capolavoro trash!

A che posizione inserisco Adrian nella mia classifica in quanto disgusto trash? Al secondo posto: al primo c’è quel nefando lavoro di Lory Del Santo “the Lady”, una schifezza indicibile che sfonda ogni limite del cringe: vi confesso che son addirittura imbarazzato a dirvi che a suo tempo provai a guardarmi due puntate, per pura curiosità, ed è una cosa di cui mi vergogno molto. Orrendo. Se proprio volete guardarlo, fatelo a digiuno, lontano dai pasti.

 In compenso batte di misura mostri sacri come “Alex l’ariete”, “Troppo belli”….e totalizza un ex aequo con appunto Johan Lui: un lavoro tetro, vomitevole. Un insulto a tutti quelli che con 20 miliardi di lire (budget dell’epoca) avrebbero magari messo in piedi delle attività redditizie.

Perché voglio massacrare Adrian? Non bastano tutti quelli che già l’hanno fatto? Evidentemente no.

Inizialmente ho provato pena per questa serie animata. Un po’ come l’ho sempre provata per quelle sottomarche dei film Disney (a proposito, non è una coincidenza, e poi capirete il perché). Pensavo che massacrare Adrian fosse come sparare sulla croce rossa, o come aver preso a mazzate un disgraziato già agonizzante messo alla gogna. Invece no, Adrian è qualcosa di irritante. Molto irritante.

Innanzitutto è abbastanza evidente il perché di una mossa del genere, ovvero una serie animata: Celentano ha l’idea (di per se valida) di andare ad intercettare un pubblico giovane, che abbia come target di età che va dai 20 ai 40 anni. Del resto Miyazaki già da decenni ha sdoganato il genere “anime”, di serie animata per adulti. Come pure personaggi satirici e politicamente scorretti arrivati dagli USA come i Griffin si sono imposti da tempo verso un pubblico adulto. Su questo dobbiamo farne un plauso: Adriano Celentano, sorprendentemente, ha guardato oltre a quelle che erano le tendenze quattordici anni fa (eh si, il tempo di gestazione di Adrian…), e deciso di giocare in anticipo. Siamo sicuri che questa sarà una tendenza che andrà a diffondersi, ne siamo certi.

Se l’idea di per se è valida, NON LO E’ tutto il resto. Per niente.

Si è già parlato del format, del pre show (ho guardato qualche spezzone e mi pare un lavoro di Poop Squad…), si è parlato dei frame e delle grafiche disastrose: personaggi fluttuanti nel vuoto, ombre incongruenti, pubblicità di supposte abbronzanti, fino alle celebri perle della casa fatta a Paint, o dell’immagine stilizzata di Celentano. Voglio aggiungere altre chiavi di lettura.

Chiavi di lettura che puoi in parte capire anche se guardi (o perlomeno ti sorbisci anche solo dieci minuti) di Johan Lui.

Adrian, come Johan Lui, è un delirio di onnipotenza. Adrian è la visione del mondo di un anziano di ottant’anni. Adrian è il predicozzo del prete che ti spiega come fare coi figli. Adrian, di fatto, è una visione della politica valida fino a dieci anni fa. Adrian è figlio dei contenuti di quei show che produceva Celentano a metà anni duemila: di forte denuncia verso il berlusconismo (ai titoli di coda già allora..), di quel genere di protesta che non teneva conto di ciò che sarebbe successo da li a poco, ovvero il boom di internet. In dieci anni internet è diventato un fenomeno di massa. Mutevole in continuazione, a volte immorale, ma sostanzialmente in continua maturazione: Celentano è stato al difuori di tutto ciò, e si vede. E’ così lampante.

Lo si vede dalle folle di giovani che non hanno mai tablet o smartphone fra le mani, ma si radunano davanti ad un televisore. Lo si vede dal fatto che lui stesso è un “orologiaio”. Nel 2068? Nel 2068 probabilmente gli unici “orologiai” a sopravvivere, saran quelli ultra specializzati di una rete assistenziale di orologeria di lusso: chi mai avrebbe bisogno di riparare una sveglia, un comune orologio da polso? Boh.

Parliamo delle auto presente nel film? Ho riconosciuto, a piu’ riprese, la presenza di una Peugeot 206, che nel 2068 avrà la bellezza di settant’anni intercorsi dalla presentazione. E’ come rappresentare il traffico del 2019 con una Lancia Ardea. Ho riconosciuto pure una EB112 accrocchiata: nel 2068 avremmo dunque auto ispirata ad una vettura del 1995 mai entrata in produzione…

Quanto alla figura di Adrian, di Gilda e del suo “covo”, è tutto altamente poco credibile: sia Adrian che Gilda (trasposizione di Claudia Mori) hanno due fisici irreali per chi passa le giornate ad aggiustare orologi e/o a vagare per Milano senza combinare na mazza. Evidentemente Adrian e Gilda si fanno di trenbolone e non ci dicono nulla. La “Via Gluck” è poi un borgo senza senso che spunta dai palazzi, sembra una costruzione abusiva, un presepe allestito in mezzo a Porta Nuova per un natale diverso. E naturalmente son tutti delle anime candide quelli chi ci abitano. Vivi in una casa popolare a Cinisello? Sei un lurido consumista. Quello che poi è strano, è che non si vedono vie d’accesso fra via Gluck e lo skyline circostante. Fluttua in una dimensione tutta sua. Probabilmente lo devono sfrattare, ed a un certo un punto IL POTERE si è messo a rapire abitanti perché non sa come spostarli da la….

Adrian è irritante, perché vedo la trasfigurazione (palestratissima) di un milionario che possiede agenzie immobiliari, società d’investimento, svariate ville di proprietà, una casa di produzione, ed un’azienda alimentare…..che si mette a farci la morale su quanto siano brutti i soldi, su come stiamo moralmente degenerando, e sul fatto che se non giri in biciletta per Milano, intralciando il traffico, devasti l’ambiente piu’ dell’Ilva.

La rappresentazione di Napoli è poi quanto di piu’ stereotipato possa esserci: un abusivismo tale da permettere (magari grazie ad un successivo condono edilizio, pare)  la costruzione di mega grattacieli sopra scogliere, atolli, spiagge. Le figure ecclesiastiche (cardinali) sono invece raffigurati come dei barlumi di speranza di salvezza (e già qui ci sarebbe da discutere), ma MAI quanto Adrian.

Si, perché Adrian è l’unico puro rimasto. Come Johan Lui.

Mi ha fatto poi sorridere quel siparietto con la tavola rotonda con i conduttori TV piu’ amati, nel preshow: mi evocano la scena di un gruppo di generi che vanno a trovare il suocero rincoglionito. Surreale, grottesco.

Non sono riuscito a continuare a guardare Adrian: boh, sicuramente la noia. La noia di un personaggio troppo perfetto. La noia di un personaggio forzatamente positivo che vuole fare denuncia. Si, è proprio questa smisurata positività che fa andare in disgrazia Adrian nel giro di pochi minuti.

Ero fresco della fantastica trilogia 1992/1993/1994: forse uno dei piu’ bei lavori italiani degli ultimi anni, anch’esso di denuncia, ma con l’incredibile presenza di soli personaggi negativi. Su 1992 hanno tutti qualche brutto scheletro nell’armadio: sia esso un omicidio, una concussione, un aborto…l’unico “sano” è malato di HIV. Eppure è stata una serie avvincente, svelta, piena di colpi di scena, e capace di suscitare importanti riflessioni. Adrian no. Adrian in me ha generato solo la voglia di andare su youtube, cercare “I want to know” e commentare “che è sta cagata?”. E’ questo l’effetto di Adrian: infangare sessant’anni di carriera, ovviamente fatta di alti e bassi.

Adriano Celentano dovrebbe fare cio’ che ha detto di fare, sette anni fa, a testate come l’Avvenire: occuparsi solo di cio’ che gli compete e che sa far meglio, ovvero cantare.

Ha cercato di farglielo capire Gianni Morandi nel preshow. Ecco, se vuoi parlare ai ggggiovani impara da lui: fa il bravo e fatti fare un video con Rovazzi. Oppure fatti fotografare da Claudia Mori mentre pianti patate di Rotzo ecosostenibili nella tua villa ad Asiago, e fatti Facebook. Perché quello che hai speso per farci la morale anche stavolta, è tutto un controsenso. O fai pace con Don Backy, meglio ancora.

Perché come “attore”, doppiatore, autore, ideatore della “Bibbia narrativa”, hai fatto UN FILINO cacare anche stavolta. Come Johan Lui.

PS.: è vero, mi chiederete che centra Adrian con le sottomarche Disney: prendete Wikipedia, cercate la pagina di Adrian, e fra gli autori vi appare “studio SEK”. Studio SEK è un centro di produzione NORDCOREANO al quale vengono spesso commissionate queste imitazioni Disney. NORDCOREANO, hai letto bene. Hai capito chi predica la libertà di espressione…..

Enrico Martinello | Cittadella, 9 dicembre 2019.

Enrico Martinello

enrico.martinello@superpista.it

Cresciuto nella ridente Cittadella, Padovano come le galline, Enrico è un personaggio eclettico e piuttosto vulcanico. Cultore di ferracci sin dalla tenera età, al punto di rifiutare fermamente uno scooter automatico a 14 anni, in favore della Vespa del nonno. Appassionato di Alfa Romeo, ma che disprezza il mondo degli alfisti.

Follow: