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Notte nel paradiso dei sogni infranti. - Superpista
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Notte nel paradiso dei sogni infranti.

Grazie lo stesso. Grazie per averci provato.

Beh, magari non in maniera del tutto convinta. Un po’ alla chetichella, magari, ‘che non vorremmo disturbare i dominatori mitteleuropei di queste categorie di nicchia, assolutamente legittimi, per carità: dominano grazie alla bontà dei loro prodotti e grazie al nostro progressivo e pressochè totale abbandono.

Torno spesso sull’argomento social network, perché di fatto è in quei luoghi, e non più nei blog dedicati (ormai sempre più in disarmo e in balia di troll veri o inconsapevoli) che si misurano il polso e gli umori degli appassionati.

Bene: negli ultimi anni, mentre si avvicendavano decine di presentazioni di SUV piccoli, medi, grandi ed enormi, sempre più tragicamente uguali fra loro sia per aspetto che come prestazioni, oltre che sempre più infarciti di pseudotecnologia, la reaction più frequente era quella dello sdegno.

Legioni di novelli Sandremondaini a battersi il petto al ritmo di “Uffa che noia, uffa che barba, basta gipponi computerizzati, dateci delle auto semplici, essenziali, leggere, agili, belle da guidare e da guardare.

Se io avessi fatto parte del management di una Casa automobilistica non ci avrei messo molto a intuire che esisteva un vero e proprio fiume carsico di appassionati di piccole sportive, gente che gira con le Golf, le Juke e le Renegade solo perché le Case non producono niente di realmente diverso.

E avrei preso così la più grossa cantonata della mia vita, probabilmente.

La notizia di questi giorni è la fine della produzione della Fiat 124 Spider dopo soli tre anni e appena 7000 esemplari venduti in tutto il mondo.

Settemila!!!

Parliamoci chiaro: sono trent’anni che il mercato delle spider in crisi nel Belpaese, e non a caso la stragrande maggioranza delle Alfa Spider, delle X1/9, delle 124 eccetera, era destinata all’estero: Stati Uniti in primis, ma anche Inghilterra e Germania. Paesi, questi ultimi, dove il sole esiste per tre giorni all’anno, e in cui comprensibilmente il desiderio di guidare all’aria aperta è sempre stato vivo e vitale. In Italia invece, paese del sole, la tendenza è quella di difendersi da esso.

Ineccepibile.

Ma l’inequivocabile fiasco della 124 Spider, costruita in Giappone sull’ottima base Mazda MX5, è qualcosa di sorprendente considerando la bontà del progetto di base, l’accuratezza a tutta prova della manodopera nipponica, e la linea evocatica assolutamente riuscita, a parere di chi scrive ben più di quella della MX5 da cui deriva, che col passare degli anni si è progressivamente discostata da quel capolavoro assoluto che era la prima serie, diventando infine assai poco originale. L’effetto revival era ben riuscito (molto più delle inguardabili MINI by BMW dell’ultima generazione), la costruzione ineccepibile, le sensazioni di guida retro c’erano tutte esaltate dalla trazione “dalla parte giusta”, e c’era anche la giustamente tamarra variante Abarth.

Essendo queste le premesse: cosa non ha funzionato?

A sentire i soliti commenti, le critiche sono state essenzialmente di due tipi: quelle “di principio”, e quelle “tecniche”. Le seconde si riferivano all’utilizzo del ben conosciuto motore Twinair 1,4 Turbo, con potenze da 140 CV (la normale) e 170 CV (la Abarth). Motori potenti e brillanti, soprattutto in relazione al peso ridotto della vettura, ma meno coinvolgenti dell’ottimo aspirato della MX5, con la sua propensione all’allungo.

Quindi buoni motori, ma inadatti al tipo di vettura, ostinatamente retro e dalla guida old style tutta braccia distese e sovrasterzi.

Posso anche capire questo tipo di critica se mossa da parte di appassionati ultracinquantenni con molti, molti anni di vetture sportive alle spalle. Molto meno la sopporto quando a farla è un neofita con pochi anni di patente e una Polo TDI come apprendistato. Ad onor del vero, molti guidaori odierni hanno imparato a guidare coi vari Twinair o Ecoboost, quindi sono assolutamente abituati al tipo di erogazione che quei propulsori offrono.

Insomma, nel suo complesso è una critica che ha un che di pretestuoso.

Le critiche “di principio” erano per via del progetto in se: una Mazda con motore italiano e linea modificata, che eresia! Proprio noi che abbiamo dato al mondo alcune fra le scoperte più belle mai concepite, non riusciamo a trovare i fondi e il know how per costruirci un piccolo spider in proprio? Eddai!

Ecco, questa critica è, possibilmente, ancor più pretestuosa della prima.

Detto fuori dai denti: se voglio una spider bella, appagante da guidare e ben costruita, cosa mi frega se la fanno ad Hiroshima invece che a Grugliasco?

Che le componenti e la manifattura siano giapponesi è semmai un punto a favore, ben consapevoli dei difetti di costruzione della pur meritevolissima Barchetta degli anni novanta: anche quella, apprezzata più negli UK che da noi, eppure con numeri di vendita ben superiori a quelli del flop 124.

Barchetta che, al tempo, veniva criticata indovinate per cosa? Per la trazione anteriore. Che domande.

Senza prenderci troppo in giro e senza tirarla troppo per le lunghe, i motivi del disinteresse per la 124 sono legati più alla mentalità imperante nel mercato odierno, e con ogni evidenza correlati all’uscita dai listini, avvenuta un mese fa in pressoché totale sordina, dell’Alfa 4C.

Il discorso sull’Alfa 4C è per molti versi lo stesso: auto molto di nicchia, essenziale, dura e pura, poco pubblicizzata. Ma le analogie finiscono qui: la 4C era una vettura veramente estrema, in cui tutto ciò che non era essenziale alla guida non veniva nemmeno preso in considerazione. Un solo motore disponibile, il bel 1750 TBi di derivazione Giulietta da 240 CV piazzato al centro del telaio completamente in carbonio, niente insonorizzazione, niente aiuti alla guida, nemmeno servosterzo (che su un’auto così è peso inutile) per una sportiva che si rifaceva, come concetto, smaccatamente alle Lotus del nuovo millennio.

Il prezzo elevato e la produzione semiartigianale non hanno mai soddisfatto le richieste del mercato, mentre la dotazione scarna ha fatto desistere molti potenziali acquirenti. Forse era il caso di prevedere una variante lussuosa, ma noi siamo fatti così: una sola versione, se ti piace bene, altrimenti ti attacchi.

Non ha aiutato nemmeno la presenza di tanta componentistica Fiat, per quanto ciò non sia a mio parere contrario alla filosofia della vettura, ed inoltre, curiosamente, non si sentono mai proteste simili quando è il gruppo VAG ad adottare certe parti delle Skoda sulle ben più raffinate Audi.

La 4C è stata voluta da Marchionne, pace all’anima sua, essenzialmente per motivi di immagine. Ed è difficile oggi, posta la rarità dell’evenienza di incontrare una 4C, dire se questo compito sia stato raggiunto.

L’impressione generale è quella di un ennesima occasione persa, di un progetto ottimo che doveva essere industrializzato e pubblicizzato in maniera più attenta.

Ciò che abbiamo avuto è invece una istant classic quasi mitologica, tanto che in molte concessioarie non è arrivato neanche un esemplare da esposizione, ma solo un cartonato in scala 1:1. A volte, mi è venuto il sospetto che la 4C non sia mai realmente esistita.

Ma con la 124, non doveva finire così. Doveva piacere ai giovani, ai maschietti single rampanti e alle giovani coppie, nonchè ai 50 – 60 enni nostalgici che avessero ancora le vertebre capaci di sopportare qualche sano scossone senza lancinanti conseguenze. E invece, li vedi girare coi T-Roc, le Captur e le Quasquai. Oggi più di ieri, e meno di domani.

Voglio fare un appello agli appassionati da social che sotto i suvvoni BMW e Audi vanno ogni volta a biasimare la piattezza encefalica dei panzer tedeschi e la loro massiva diffusione: astenetevi dai commenti.

Che tanto, non appena avete un po’ di soldi in tasca, quella sarà la vostra prima scelta.

Forse voi le auto essenziali, dure e pure, le desiderate anche, ma poi quando ve le producono davvero, nemmeno le considerate.

Ormai volete il gippone tecnologico perché il mondo tutto va da quella parte.

E no, non mi tirate fuori la storia del poco spazio, perché ha floppato anche la Giulia, che è una berlina ottima e capiente, ma con meno gadget delle tedesche.

Quando avremo l’intera gamma Alfa Romeo composta da SUV di varie dimensioni, su base Jeep oppure (argh) Peugeot – Opel, non vi lamentate.

Non siete più credibili.

Antonio Cabras | San Donato Milanese, 10 dicembre 2019.  

Antonio Cabras

antonio.cabras@superpista.it

Nasce a Sassari nel 1980 e subito dopo gli viene diagnosticato l’autismo. Ma fraintende, e così comincia a disegnare automobili a tutto spiano dimenticandosi di imparare a parlare. Laureatosi per sbaglio in giurisprudenza, capisce appena in tempo che è meglio essere ricordati per una vignetta sulla Fiat Duna che non per una causa rovinosamente persa.

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