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C’ERA UNA VOLTA IL MOTORSHOW - Superpista
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C’ERA UNA VOLTA IL MOTORSHOW

L’inverno è sempre un mese balordo per noi appassionati.

Campionati chiusi, clima freddo o neve che scoraggia le uscite, e oltretutto pochi eventi dove poter incontrarsi, vedere auto/moto ecc.

Ma non per noi, adolescenti di 10/15 anni fa. In inverno, comunque, si usciva in scooter, ci si ghiacciava le palle, oppure si improvvisavano piccole piste da mini cross dove scorazzare con qualche vecchio scooter. Fra le cose piu’ cringe della mia esistenza, c’è un Zip fattomi acquistare da mio padre, senza calcolare il fatto che lo Zip fosse uno scooter buono solo per i kartodromi, e con la condicio sine qua non di metterci prima sotto un motore della madonna.

Poi c’era il Motorshow. Il Motorshow era per noi il paese dei balocchi. Arrivava a dicembre, la settimana dell’immacolata, ed era la prima causa di marinature a scuola, di giustificazioni falsificate, e di adesioni ad ogni sciopero contro la riforma Moratti. O contro Fioroni ed i suoi esami di riparazione.

Tentammo anche di farci portare in gita, al Motorshow. E sono cose che potevi (e potenzialmente potresti ancora) fare solo all’ITIS. Credo che negli altri istituti fioccherebbe una denuncia alla buoncostume per una cosa del genere. Il Motorshow era un tempio alle immissioni nocive, alla sovraesposizione del corpo femminile, alla dispersione di gomma bruciata nell’atmosfera. Ma aveva anche dei difetti!

Ma appunto, parliamo al passato. Perché il Motorshow è morto, ufficialmente da un anno, ma nella pratica da almeno dieci. Queste righe saranno intrise di ricordi agrodolci, considerazioni e perché no? Una vena di speranza nel finale.

La prima volta che andai al Motorshow era nel 2005, con mio padre. Era un viaggio organizzato. Ma era soltanto un prendere il contatto con ciò che sarebbero state le mie bigiature in quel periodo, per almeno un paio d’anni. Tanto per cominciare, allo stand Alfa Romeo, fece la sua comparsa una delle mie fisse adolescenziali: la Brera. Con gli anni imparai a capire che la Brera è stata uno dei peggio catafalchi mai concepiti dall’automotive italiano: sembra una sportiva mangia cordoli ma non lo è. Sembra avere sotto chissà quale meccanica ultra raffinata ma non c’è l’ha. In compenso è bellissima da vedere come poche, e nel 2014, nove anni dopo, me la misi in garage. Ma questa è un’altra storia.

Gli anni successivi furono segnati dall’arrivo di altre fisse adolescenziali: Melissa Satta, Debora Sal….ah no! Scusate: la Nissan GTR, la Mercedes SLS, la Alfa Romeo 8C…..ed ora non ho tempo di andare avanti con la lista.

Ci andai con gli amici, al Motorshow, dal 2006 in poi. Ricordo “I don’t feel like dancing” che fracassava le palle, il lancio di gadget allo stand della Beta Utensili, e la orrida camicia Angel&Devil che avevo addosso. Oltre che ai mitici tossici che raccimolavano soldi fingendosi operatori di qualche no-profit mai sentita prima.

Cos’era per noi il Motorshow?

Al Motorshow percepivi l’odore di fritto mischiato alla gomma bruciata già dall’arrivo a Bologna Centrale. Seguiva una mezzoretta di imprecazioni ai cancelli, dove solitamente ti attendeva una colonna infinita. E poi si entrava. E francamente credo che l’atmosfera del Motorshow non l’ho piu’ ritrovata in nessun evento motoristico. Non ci andavi certo in camicetta come al Cars&Coffee. E non so neppure dirvi se mi piaceva, in realtà, ma era solo li. Era uno strano mix da spirito piadinaro della riviera romagnola ed i box di Fiorano. Li avevi la percezione reale che i meccanici della Ferrari fossero tutti cresciuti a lambrusco e cilindro da 90 sul Booster.

Il Motorshow era quasi una sorta di ritrovo di fine anno di tutto ciò che vedevi in tv: le vetture da F1, il mondiale WRC, il campionato turismo (allora era ancora qualcosa di credibile), il WEC. Sembrava si trovassero tutti li insieme, a pochi metri di distanza, a bocce ferme. Oltre al fatto che era già una sorta di ritrovo a cielo aperto di tutto ciò che era il mare magnum dei personaggi che popolavano i forum di allora (prima che questi fossero tutti inghiottiti dai gruppi Facebook). E qui cito tutta una serie di comunity sparite nel nulla: Autoblog (con il quale addirittura conobbi un carissimo amico che ora è un delfino di Salvini…), Autopareri, DaiDeGas, Scooterforum, Tingavert…

Ma soprattutto, l’evento clou di tutta la kermesse era il mitico trofeo Bettega, con tanto di diretta Rai: una gara indoor fra tutti i massimi player del mondo rallistico, con una assidua presenza anche da parte di un certo Valentino Rossi, prima che questo traslocasse al Monza Rally show. Ricordo una foto di lui alle prese con una splendida Impreza WRX nel mio Nokia 3510i, che piu’ che una foto sembrava un insieme di quadrati pixellati azzurri misti al marrone dei solchi di terra. Non avevo mica il Panasonic GD87 del mio amico che me l’aveva passata…

Ricordo la prima volta che vidi uno spettacolo di freestyle. Ricordo una rumorosissima Chevy Lumina da NASCAR asfaltata da una R10 TDI. Ricordo Biaggi cappottarsi con una Panda. Ricordo un raduno di Subaristi e dei fenomeni da bar che cercavano di imitare i piloti ufficiali facendo un tentativo di burnout andato a male.

Ricordo anche quella sorta di voglia quasi inconscia di avere il Festivalbar o TRL anche d’inverno: erano piu’ o meno così i padiglioni di RTL 102.5. Con le innumerevoli dirette che partivano con “siamo in diretta! Facciamoci sentire!” E con il vip di turno.

E soprattutto ricordo le sborsate di gadget, di adesivi.

Intorno al 2006/2007, il Motorshow non era già piu’ quello degli anni 80/90: ad esempio le moto erano già sparite da almeno cinque anni. In compenso era già un evento “maturo”, che si fregiava di essere il maggior evento fieristico italiano, e che nel 2007, per appena un anno o poco piu’, ebbe l’ebrezza di diventare anche salone internazionale. Il canto del cigno.

Arrivò la crisi del 2008. E qui ci sarebbe molto da dire. In tempo di crisi, due cose ti possono succedere: o decidi di crescere, di progredire, oppure schiatti nel giro di poco. Come andò?

L’ultima volta che andai al Motorshow “da adolescente sbarbato” fu, credo, nel 2008. Cominciavano a dar forfait diversi costruttori. Gli organizzatori assicuravano già “stiamo lavorando per la prossima edizione”

Peccato che alla successiva edizione non ci tornai, e come me decine, centinaia di migliaia di altri appassionati. Ci tornai nel 2011. E quello che percepii fu una sorta di grande festa dei motori paesana. Tante belle auto, qualche casa ufficiale. Ma poche esibizioni. Gli stand “stile TRL” erano tutti spariti. Era un bel evento, ma uno come tanti. Il Motorshow era un’altra cosa, Valentino Rossi ora stava al Monza Rally Show. E molto probabilmente molte ragazze immagine del 2006 già riguardavano quelle foto di quando non avevano la cellulite.

Nel 2018, precisamente in settembre, la notizia che forse aspettavamo da anni: il Motorshow non si farà piu’. Finalmente. E’ sempre brutto vedere un amico in stato vegetativo soffrire così, meglio staccare la macchina.

Cos’ha fatto morire il Motorshow? Io una mia idea c’è l’ho: la scarsa reattività italiana. Il Motorshow si è rintanato dietro il classico “aspettiamo, tanto ora c’è crisi”, senza mai tentare un vero rinnovamento.

Il Motorshow degli anni d’oro era un milione volte piu’ figo dell’EICMA. Aveva quella cazzimma, quel rapporto di “keep in touch”, di vicinanza al pubblico, che nessun salone internazionale dell’auto/moto poteva avere. Il Motorshow puzzava da gomma bruciata, l’EICMA odora ancora troppo di giubbino in tessuto tecnico da vendere all’endurista di mezza età. Oltre al fatto che per me le fiere di moto fan tutte cagare per il semplice motivo che per me la moto è una cosa “di pancia”. Non baratterei mai un chilometro sopra la moto per una giornata passata all’EICMA.

E tornando al Motorshow, credo che nessuno si sarebbe mai offeso se fra un match e l’altro del trofeo Bettega ci avessero inserito una esibizione di Formula E. Al massimo avremmo fischiato e stop.

Il Motorshow si è ufficialmente mutato in una stupenda fiera de “La terra dei motori” in zona Modena, in giugno. Bellissima, raffinata, culturalmente di spessore. Ma il Motorshow era un’altra cosa. E’ come quando trovi in giro un tizio sopra una Ducati 998 Bostrom e poi quando scende ti racconta che fa il dentista: un segno dei tempi. E’ come quando la birreria piu’ sozza del paesello inserisce il menu’ gourmet.

Il capitolo finale è il festival che si sta organizzando a Monza per il giugno 2020.  Dopo che Torino si è fatta scippare, in maniera del tutto miope, l’evento al Parco del Valentino. E son quasi pronto a metterci le mani sul fuoco che i numeri per farne un successo duraturo ci siano tutti. Una Goodwood italiana? Lo speriamo! Dopotutto non me ne vogliano i bolognesi, ma si parla pur sempre di Milano…

Sta di fatto che dicembre rimarrà sempre di piu’ il mese motoristicamente piu’ noioso di tutti.

Una cosa, però, mi piace pensare: il fatto che se oggi fossimo ancora sedicenni, ed il Motorshow esistesse ancora, saremmo in grado di aderire formalmente ad un “friday for future”. Salvo poi prendere un biglietto con destinazione Bologna centrale….

Enrico Martinello | Cittadella, 13 dicembre 2019.

Enrico Martinello

enrico.martinello@superpista.it

Cresciuto nella ridente Cittadella, Padovano come le galline, Enrico è un personaggio eclettico e piuttosto vulcanico. Cultore di ferracci sin dalla tenera età, al punto di rifiutare fermamente uno scooter automatico a 14 anni, in favore della Vespa del nonno. Appassionato di Alfa Romeo, ma che disprezza il mondo degli alfisti.

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