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Quando un aspirapolvere è più auto di certe auto - Superpista
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Quando un aspirapolvere è più auto di certe auto

Tutti lo conoscono, molti lo amano e chi non lo fa è perché non lo ha mai provato. Non parliamo del Deltone, bensì dello amante delle vostre mogli, pulisce pavimenti, lava materassi e tappeti, aspira la terra di nessuno dopo i vostri esperimenti in cucina: da 80 anni nelle nostre case il mitico Vorwerk Folletto è un’icona.

E con la spocchia che mi contraddistingue si può dire: il Folletto è molto più automobile di certe automobili.

Non tutti sanno che la Vorwerk, oggi multinazionale attiva su diversi fronti del secondario/terziario/servizi, ai suoi albori alla fine del ‘800 era una fabbrica di tappeti; il ruggente mercato degli anni ’10 e ’20 aprì nuove opportunità nel conosciuto campo tessile: moquette per i Grand Hotel, tappezzerie delle prime lussuose Mercedes, tappeti per le ville borghesi e nuove diversificazioni su campi inesplorati come i motori elettrici e piccoli elettrodomestici.

Fino alla crisi del ’29 gli stabilimenti di Wuppertal producevano a ritmi importanti motori per grammofoni, al sopraggiungere del crack economico e dell’avanzare della nuova tecnologia dei giradischi le comande, provenienti principalmente dagli States, andarono via via calando, lasciando invenduti tonnellate di prodotti finiti, semilavorati e da lavorare. Ieri come oggi questa situazione mette in difficoltà le aziende, qui interviene l’ingegner Gorissen, che prese questi motori e aggiunse delle lamelle, un guscio in metallo, un sacco in tela et voilà: agli albori dei tranquilissimi anni ’30 un nuovo aiuto veniva proposto alle benestanti signore teutoniche.

Originariamente nato come battitappeto, quindi un primo gruppo elettrogeno azionava una spazzola cilindrica che s’intricava tra le fitte fibre del tappeto sollevando la polvere che veniva aspirata dal grammofono, una vera opera di ingegneria applicata alla casa si preannuncia l’elettrodomestico moderno must have nei salotti che dopo poco sarebbero diventati mirino dei caccia alleati.

Sin da subito una embrionale forma di vendita capillare e piramidale faceva capolino tra i corridoi dell’ufficio commerciale, addirittura ampliando il mercato anche fuori dai confini germanici. In Italia la registrazione alla camera di commercio meneghina riale al 1939, sin da subito un’importante campagna pubblicitaria provò a spianare la strada ai primi agenti armati di valigia che si facevano largo tra le pulsantiere del hinterland e tra le vie dei paesi, non senza difficoltà.

Il secondo dopoguerra e il ventennio a seguire furono l’epopea del Folletto come tutti lo conosciamo, nuovi modelli, nuove linee, stesso metodo di vendita: door to door, casa per casa, campanello per campanello, stoici personaggi che scalano, o quantomeno ci provano, la piramide delle responsabilità.

Ma cosa rende automotive un’aspirapolvere?

Tanto, perché innanzitutto non è solo un’aspirapolvere, bensì un sistema di pulizia completo e configurabile, per soddisfare al meglio le esigenze che, sappiamo tutti, essere soggettive e insindacabili, prima delle analogie con il mercato auto odierno, che al ferro aggiunge allestimenti e optional per personalizzare l’acquisto.

Il listino stesso in dotazione al consulente è molto simile a quello che ora uso per i veicoli, c’è il prezzo, che posiziona una prima volta l’articolo sul mercato e lo sconto, che in base alle differenti condizioni di vendita riposiziona il nostro beneamato follettino. Rendendo di fatto obbligatorio sviluppare una consulenza che possa stabilire da quali pezzi partire per fare il preventivo. Ecco perché quando ci si avvicina ad un venditore, ad una fiera ad esempio, e gli si chiede in maniera svogliata quanto costa il folletto lui non che lui voglia dirvelo perché altrimenti scappate, è che non lo sa neanche lui, finchè non gli dite che c@**0 volete. Esattamente come succede a me in salone.

Ma le analogie non finiscono qui.

I materiali: fondamentalmente un’aspirapolvere che nasce per essere usato più e più volte al giorno è concepito come l’interno di una macchina, deve resistere agli urti, non graffiarsi col nulla, essere piacevole al tatto ma non costare troppo per non far volare il prezzo alla fine. La plastica che copre la parte posteriore del nuovo VK220 (VK sta per Vorwrk Kobold, folletto appunto) al tatto e allo orecchio si presenta come il pannello porta della Golf, o una vettura di quel livello di qualità costruttiva. Pure le linee per quanto possibile ricordano vagamente quelle automobilistiche del decennio dove il prodotto è nato, visto che ogni 7/8 anni circa nasce il nuovo modello, proprio come le vetture. E tutt’ora la Vorwerk produce le moquette per le super ammiraglie delle migliori case tedesche.

Sarò di parte perché mi sono fatto le ossa con la cravatta e il campionario nel trolley, ma mi sento di consigliarlo, perché è a tutti gli effetti la Ferrari degli aspirapolveri, senza se e senza ma.

Ed è sicuramente più auto della UP!

Antonio Giudici. Clusone | 17 dicembre 2019.

Antonio Giudici

antonio.giudici@superpista.it

Antonio Giudici a.k.a. toni 21 anni, bergamo. Appassionato auto sin dalla tenera età, operatore del settore da inizio 2018. Amante delle youngtimer, owner di una piccola e pestifera 106 GTi oro.

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