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L’Alfa Romeo Brera vista da un possessore. - Superpista
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L’Alfa Romeo Brera vista da un possessore.

Ci ho pensato molto prima di fare questo articolo.

A recensire la propria roba si corre l’enorme rischio di essere poco obiettivi, poco realisti.

Specie quando ad un certo punto di sei imposto di tracciare un confine fra essere un “estimatore” ed essere un “tifoso”.

Non voglio essere un tifoso.

Odio gli appassionati di auto fatti sulla falsariga dei tifosi delle squadre di calcio.

Odio pure chi, dopo aver firmato un assegno di svariate migliaia di euro, perde ogni senso critico su ciò che si è portato a casa. 

O che s’illude di aver trovato o meno l’auto perfetta: non esiste.

Ma partiamo.

Siamo nel 2005 ed Alfa Romeo (o meglio, il Gruppo Fiat) si trova a dover lanciare l’erede della GTV 916.

Se da un lato la 916 convinse gli addetti ai lavori per la linea, firmata da Enrico Fumia, da un altro rimane l’amaro in bocca per la meccanica utilizzata: nata assieme alla Fiat Coupè, addotta motori di maggior cubatura (vedi 3.0), ed un retrotreno modificato.

Un’auto piuttosto controversa, che si ama o si odia. Ma con delle indiscutibili carenze a livello meccanico, dovute più che altro al pianale Tipo 2.

In mezzo c’è stata l’Alfa GT, nata da una costola della 156: un prodotto dalle linee più classiche, ma di un indiscutibile progresso in fatto di finitura. Una soluzione svelta e furba da contrapporre al successo della BMW E46 in configurazione coupè. Pur, comunque, pagando un certo gap a livello meccanico (il pianale sostanzialmente era una profonda evoluzione del Tipo 2).

Si arriva così a metà anni 2000 con un accordo (morente) con General Motors ed in pancia una piattaforma da condividere con Saab.

Ecco: io fin da ora vi dico che la Brera, così come nata, sarebbe stata una tipologia di progetto perfetta per Saab. Robusta, provocatoria, con richiami stilistici al mondo aeronautico. Sarebbe stata ottima come erede delle 900 in versione coupè. 

Ma la realtà è che Giugiaro nel 2002 presentó un concept, Brera, di notevole spessore stilistico.

Il piatto era molto ricco: motori Maserati, trazione posteriore, e soprattutto una linea che fece gridare al miracolo.

Nacque per pura iniziativa di Giugiaro, quella Brera.

Ed in Fiat si decise che con quelle linee dovesse nascere la nuova berlina (159), e che per la GTV dovesse nascere una soluzione a se stante.

Fu solo un piccolo manipolo quasi “clandestino” del centro stile Alfa Romeo (allora ancora esistente), che fin dal 2003 porta avanti questa provocazione di “Brera di serie”. Un progetto che fin da subito è oggetto di tanti compromessi, di una situazione economica precaria, di scetticismo dai piani alti.

Fatto sta che si arriva nel 2005 che il modello è pronto. Attirando una serie di entusiasmi che poi si tramuteranno in un boomerang.

La Brera avrà la sua prima uscita italiana al Motorshow di Bologna 2005: io, giovane quindicenne, ebbi modo di vederla per la prima volta.

Era avveniristica, particolare, con una plancia davvero imponente. Me ne innamorai.

Ciò che generó Giugiaro, nel 2002 con il suo concept, fu una vera psicosi.

Il pubblico ne chiedeva a gran voce la produzione, Fiat smentiva.

Fatto sta che quando il manipolo di “clandestini” riuscì a completare anche l’ingegnerizzazione del progetto, si trovó modo di assegnare a Pininfarina l’assemblaggio, da poco orfano della commessa delle Peugeot 406 coupè. Grandi furono le aspettative, specie dopo i primi frutti della “cura Marchionne”, insediatosi a Mirafiori un anno prima.

E qui la delusione.

La Brera esce come un’auto poco “posizionabile”. Ha proporzioni da piccola Berlinetta coupè (TT, Cayman..), ma peso, pianale e dimensioni da coupè di segmento D (serie 3, A5 che stava per arrivare, C60…).

Se dalle prime paga un eccessivo peso, con il secondo gruppo difetta di in abitabilità limitata.

Completano il quadro dei motori benzina con ampio margine di miglioramento (2.2, 3.2) ed un diesel, il 2.4, che in molti casi presenta qualche problema di messa a punto.

Le vendite arrancano, la casa (come spesso accade) ne prende atto ed abbandona il modello al suo destino.

Niente aggiornamenti, fino al 2008: arrivano poi dei brillanti 1750 turbo benzina, ed un 2.0 Diesel tutt’ora in forza nel gruppo FCA.

Ottimi motori, ma non certo capaci di miracoli, né prestazionali, ne commerciali: la Brera viene dismessa a fine 2010, dopo una lunga agonia. 

Io possiedo una 2.0 jtdm.

Fine 2009, acquistata 5 anni fa, percorsi 130 mila chilometri.

Cos’è una Brera diesel?

Non è una vettura sportiva. È una eccellente daily car, questo si.

Medie di consumo a volte superiori ai 15 con un litro. E questo è quanto basta.

La Brera è un esercizio di stile, un qualcosa di fine a se stesso. Per certi versi è molto simile alla coeva Chrysler Crossfire: un oggetto poco performante, ma stiloso.

Un oggetto che se ben trattato può durarti una vita, altrimenti essere incredibilmente fragile. Non è un Audi TT che è nata per essere usata un po’ da tutti: dall’anziano assicuratore al giovane PR che la parcheggia(va) di fianco all’entrata del locale.

La Brera è fatta con ottimi materiali, ma comunque assemblati con tutte le peculiarità di una piccola produzione: accoppiamenti non eccelsi, dettagli posticci…ma ci piace così! 

La riprenderei? Ni

Ma questo è più un fattore personale: la Brera mi è sempre piaciuta per via della linea, per via di essere italiana. Certo che poi i gusti si evolvono, si affinano, e certi pregiudizi cadono.

Ora come ora, ad esempio, mi sento “pronto”per una giapponese di grande caratura meccanica. E l’unico rimpianto c’è l’ho guardando le quotazioni che avevano allora le Honda S2000: certo, tutt’altro genere di prodotto…

Riguardo l’affidabilità: l’unica cosa che posso far notare è la tipica “attitudine” a bruciare lampadine frequentemente, siano queste gli anabbaglianti, i fendinebbia o le luci stop.

La frizione invece nonostante il chilometraggio è ancora precisa, fluida, nonostante molti esemplari ne necessitassero la sostituzione già prima dei 100.000 km.

Questione peso: nell’uso giornaliero è un fattore quasi impercettibile. A chi valuta l’acquisto consiglio vivamente di effettuare la convergenza negli intervalli stabiliti dal vostro gommista: è chiaro che un assetto così poco omogeneo (carico tutto sull’anteriore), ha come conseguenza un equilibratura che va spesso regolata.

Ma tralasciando il fattore personale: la Brera è stata la classica auto giusta al momento sbagliato. Alfa Romeo allora non aveva una piattaforma adeguata per adattarci un vestito così ben confezionato. Rammarica che oggi, con la piattaforma Giorgio, non si ved- all’orizzonte una erede. Erede che, vista la “duttilità” del disegno originario, potrebbe anche offrire due possibili configurazioni: sia che si voglia fare una Berlinetta due posti (vedi Z4 coupè), che una shooting brake sportiva a due porte (vedi Ferrari FF).

Futuro collezionistico.

Già oggi nel mercato dell’usato, la Brera va a due velocità: se le diesel hanno quotazioni in costante calo, le benzina già sembrano proiettate nel mondo delle “classiche domani”, discorso più che altro valido per le 3.2 (rari gli esemplari non Q4), e le 1750 tbi arrivate a fine carriera, quindi poco diffuse.

Il 2.2 è stato un motore molto criticato allora, ma siamo dell’idea che un esemplare ben tenuto possa rivelarsi un ottimo affare! Non dimentichiamoci che questo motore di origine Holden, fu sottoposto ad una profonda rivisitazione proprio ad Arese: una delle ultime creazioni!

In conclusione, possiamo tornare su un vecchio concetto, trito e ritrito: le auto vanno provate. Non fermatevi alle chiacchiere da bar.

La Brera è senz’altro un’auto controversa, delicata, sfortunata.

Ma non per questo un mezzo da escludere a priori.

Posarci il sedere sopra è sempre la cosa migliore!

Enrico Martinello | Cittadella, 5 gennaio 2020.

Enrico Martinello

enrico.martinello@superpista.it

Cresciuto nella ridente Cittadella, Padovano come le galline, Enrico è un personaggio eclettico e piuttosto vulcanico. Cultore di ferracci sin dalla tenera età, al punto di rifiutare fermamente uno scooter automatico a 14 anni, in favore della Vespa del nonno. Appassionato di Alfa Romeo, ma che disprezza il mondo degli alfisti.

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