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IATO 4x4: una storia italiana - Superpista
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IATO 4×4: una storia italiana

All’inizio di tutto ci fu la Fiat Campagnola.

Forse, anzi, quasi, l’unico fuoristrada italiano.

O perlomeno quello più longevo: nata per ottenere le (solite) commesse statali, ebbe una carriera durata fino a circa la metà degli anni ottanta.

In mezzo, una concorrente, l’Alfa Romeo Matta, più elitaria, più raffinata. E che forse è stata penalizzata da una dirigenza che non ha saputo (o forse non ha voluto) guardare aldilà dell’oceano, specie quando in casa comparirono i motori 8 cilindri..

L’impegno italiano nel campo dei fuoristrada è insomma stato un qualcosa di discontinuo, dovuto più alle necessità che a delle spontanee iniziative.

Qualcosa ci fu negli anni ottanta con la prima Panda 4×4: è chiaro, non stiamo parlando certo di un fuoristrada nel senso più puro del termine, ma comunque forniva una soluzione a chi aveva a che fare con percorsi sconnessi, fangosi, dov’era richiesta, oltre ad una trazione su quattro ruote, anche una certa leggerezza ed altezza da terra. Un input che forse arrivò dalla russa Lada Niva, sempre basata su meccaniche Fiat, e con un corpo vettura a scocca portante.

Ma, prima di tutto, gli anni ottanta furono anche il periodo in cui cominciarono a diffondersi anche i fuoristrada di produzione giapponese: il Nissan Patrol, la Mitsubishi Pajero, il Toyota Land Cruiser, e soprattutto i “suzukini” come la SJ/Samurai/Santana e la Vitara.

Chi è cresciuto negli anni novanta ricorda benissimo che se dicevi “il Toyota/il Mitsubishi..” pensavi più ad un fuoristrada, che ad una Sprinter Trueno!

È con queste prerogative, che anche i costruttori nostrani pensano ad una loro proposta.

La Campagnola è un mezzo vetusto, tanto che nel 1987 verrà tolta dai listini, occorrono nuove soluzioni.

Della Rayton Fissore Magnum ne abbiamo già parlato: una soluzione relativamente semplice (telaio di un veicolo commerciale), ma che guarda ad una clientela ristretta, abbiente, oltre a tutte le difficoltà di un piccolo costruttore.

Fanno molto più rumore i piani di Alfa Romeo e Fiat: Alfa Romeo, grazie agli accordi con Nissan (Arna..) realizza dei prototipi derivati dal Patrol (e ci vien da dire…avevano molto più senso di quell’auto nata da una Nissan Cherry..), mentre Fiat crea una Panda agli steroidi, la Torpedo. La Torpedo rimane anch’essa allo stato di prototipo, fino ad morire definitivamente con la mancata assegnazione dell’appalto dall’esercito che le preferirà la più “rodata” Land Rover 90/110.

Visivamente simile a progetti come la Moretti Rock, la Torpedo è stata, col senno di poi, un’occasione persa per Fiat: specie se vediamo al grande successo che ebbero i “suzukini” SJ presso i giovani in quegli anni dove tali vetture facevano tanto “avventuriero”, con una certa dose di rambismo.

A pensare ad una risposta italiana per questo pubblico, ci pensa..un fotografo: Francesco Cavallini!

Ha ottimi rapporti con la Finmetal, la Oto Melara, ed il gruppo Piaggio. Ed è proprio a Pontedera, sede del gruppo motociclistico, che il nostro Cavallini decide inizialmente di fondare la sua azienda.

La gestazione è lunga, travagliata, Cavallini racimola qua e la collaborazioni da un po’ tutta l’Europa: da Fiat riesce ad esempio a ottenere i motori della Croma (il 1.6 ed il 2.0 CHT, oltre che al 1.9 a gasolio) dalla Bulgaria una collaborazione per la realizzazione delle scocche.

Ma soprattutto l’ottenimento di un bando per l’assegnazione di un sito produttivo, con importanti incentivi e sgravi fiscali nell’ambito del piano di ricostruzione dell’Irpinia: sarà infatti costruita a Nusco, negli ex impianti della Vecam.

La presentazione è tenuta in pompa magna, nell’estate 1989, dove la IATO è presentata come ciò che dovrà essere un fiore all’occhiello per tutta la regione, sarà il nuovo fuoristrada italiano, un futuro punto di riferimento per la categoria.

Le vicende che ne seguiranno saranno intricate, difficili da ricostruire perché nascoste, oscurate da azioni di clientelismo, malaffare, e presunte infiltrazioni da parte della ‘ndrangheta.

Fatto sta che nel 1990 la IATO viene inserita nei listini italiani: è lunga 4 metri abbondanti, ha un cambio a 5 rapporti, trazione posteriore con quella nell’asse anteriore inseribile, differenziale autobloccante a slittamento controllato, e mozzi a ruota libera.

Il gruppo trasmissione viene fornito dalla Oto Trasm.

Ma ciò che stronca quasi subito la carriera della IATO è il prezzo: sfora abbondantemente i trenta milioni di lire, contro i nemmeno venti della più diretta concorrente di successo, la Suzuki SJ.

Completano il quadro frequenti episodi di sciacallaggio delle materie prime, fatto abbastanza simile a quanto già visto a Pomigliano D’Arco durante la gestione statale dell’impianto Alfa Sud.

Avrà carriera corta la IATO, con nemmeno 200 vetture prodotte, e nel 1993 venne dichiarata bancarotta.

Ma non è finita qui:

A fine anni novanta emergerà la totale illegalità del sito produttivo, dovuta alla presenza di rifiuti altamente tossici rilasciati dalla precedente gestione Vecam.

Ad oggi il terreno, a distanza di oltre vent’anni, risulta ancora sotto sequestro.

Una vicenda intricata, dunque, un ennesimo passo falso sia per l’economia del sud Italia, che per l’Italia dei fuoristrada.

Un’iniziativa molto simile a quella legata all’ipotetica rinascita della Isotta Fraschini, stavolta in terra calabrese.

Per l’Italia dei fuoristrada, invece, alti e bassi, ma con più bassi che alti: ricordiamo le varie avventure delle Bertone Freeclimber, le Biagini Passo, fino al fallimentare progetto Iveco Massif/Campagnola tramite la spagnola Santana.

Destino però volle che qualche anno più tardi, a compensare il tutto, arrivó la fusione Fiat Chrysler, con conseguente annessione del marchio Jeep.

Chiamale coincidenze….

Enrico Martinello | Cittadella, 7 gennaio 2020.

Enrico Martinello

enrico.martinello@superpista.it

Cresciuto nella ridente Cittadella, Padovano come le galline, Enrico è un personaggio eclettico e piuttosto vulcanico. Cultore di ferracci sin dalla tenera età, al punto di rifiutare fermamente uno scooter automatico a 14 anni, in favore della Vespa del nonno. Appassionato di Alfa Romeo, ma che disprezza il mondo degli alfisti.

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