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DIETRO IL LICEO, DAVANTI IL MUSEO: LA 309 GTI. - Superpista
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DIETRO IL LICEO, DAVANTI IL MUSEO: LA 309 GTI.

Questa frase, come quasi tutti sapranno, sta ad indicare solitamente una ragazza/donna dotata di un’ottima corporatura, ma un viso magari sgraziato, tempestato di acne o di rughe, o se meglio preferite, apparecchi dentali vistosi, montature di occhiali che di sexy hanno gran poco, ecc….

Mettiamoci poi il fatto che a me certe auto “sfigate” suscitano sempre un po’ di simpatia.

La Peugeot 309, bella, non lo è mai stata.

Nata (si dice), come “Talbot Arizona”, per sostituire la Horizon, pare che fu dirottata all’ultimo momento alla corte del leone. In realtà le origini di questo modello sono piuttosto discusse: lo sviluppo parte nel 1982, ed allora PSA aveva già deciso lo “switch off” di Talbot, come pure importanti investimenti nello stabilimento di Poissy, allora con forti problemi di esubero ed obsolescenza delle infrastrutture. Ci verrebbe quindi da pensare che, forse, la storia della “Arizona” fu quasi messa in piedi per rinnego: non lo sappiamo. Sappiamo soltanto che in Francia addirittura ne furono prodotti dei modellini promozionali. 

La 309 nasce da una costola della 205 firmata Pinifarina, auto che s’impone fin da subito come un grande successo della casa di Sochaux: la 309 ne eredita pianale, motori (compresi i “sferragliosi” Simca) e parte del design, anche se piu’ che altro il design della 309 ha molte piu’ contaminazioni del concept “Vera” datato 1980.

Sette anni di produzione, oltre un milione di esemplari venduti: la 309 non puo’ neanche definirsi un vero e proprio flop commerciale, anche se viziato da svariate promozioni e versioni speciali, tuttavia l’immagine che ne è passata è stata quella di un auto molto anonima, povera nelle dotazioni, e sgraziata al confronto della sorellina 205, che in Francia arriverà addirittura ad essere commercializzata fino alle soglie degli anni 2000 (Sàcre Numero, 1998).

Il resto è storia recente, quanto il disprezzo di Peugeot verso questa vecchia creazione, si è di nuovo manifestato nel momento di sostituire la 309: dopo oltre mezzo secolo, Peugeot ha deciso infatti di sospendere il crescendo della numerazione, pur di non battezzare la nuova nata come “309”. E’ un pò come Fiat quando si guarda bene dal proporre una nuova berlina chiamandola “Duna”.

Ma, bellezza estetica a parte, la 309, qualcosa di buono lo aveva pure lei da offrire: la meccanica era la solita, robustissima, di casa Peugeot, generalmente affidabile, gli interni e le finiture piuttosto scarne, dall’altro lato, offrivano comunque un abitacolo spazioso ed un peso contenuto del corpo vettura. Ed è con queste prerogative, infatti, che si decide di dar luogo alla classica “brutta ma efficace” versione pepata della 309.

La 309 GTI arriva nel 1987, ed è equipaggiata con il “solito” 1.9 della 205 GTI, in configurazione da 130 cavalli. E’ chiaro: è un modello che passa decisamente inosservato, in quel periodo infatti, in casa Peugeot spopola la 205. Piu’ bella da vedere, con un abito “griffato”, piu’ modaiola, offerta anche in configurazioni piuttosto “chic” (interni in pelle, impianto HIFI, tetto apribile, oltre a colorazioni accattivanti), oltre che a subire una concorrenza spietata dalle rivali di pari segmento: in testa la Golf GTI, l’Alfa Romeo 33 quadrifoglio, oltre che a due altre “brutte ma efficaci” che si chiamano Opel Kadett GSi e Fiat Ritmo 130 TC (fino al 1988). Molti asseriscono che, per molti versi, la rivale per eccellenza della 309 GTI sia stata la Renault 11 Turbo. Tesi abbastanza condivisibile per quanto riguarda il corpo vettura e la “poca diffusione”, ma in fatto di prestazioni, tipologia di motore, ed efficacia in generale, possiamo affermare che la 309 vincesse su un po’ tutta la linea: la Renault 11 nasce piu’ che altro per un discorso di copertura commerciale, nasce piu’ che altro per cercare di riproporre la configurazione della R5 Turbo anche nel segmento delle berline compatte. Con la R9 Turbo ne uscirà un prodotto con svariati punti deboli, carente in fatto di erogazione, con un certo handicap in fatto di peso. Insomma, erano ancora lontani i tempi delle micidiali Megane RS……ma forse anche quelli delle successive R19 16V.

Unica vera rivale, possiamo dire, è stata la Kadett GSi: anch’essa dal design discutibile, poco considerata dai piu’, ma con un assetto piuttosto sincero e soprattutto un motore, il 2.0 montato in seguito al primo restyiling, davvero eccellente (fra le varie applicazioni, ricordiamo quella in Formula 3, in forza alla Reynard condotta da un certo Michael Schumcher).

Tornando alla 309, possiamo dire che la vera consacrazione, il vero “salto di qualità” arriva nel primo importante restyling del 1989: con esso arriva una fanaleria leggermente ristilizzata (ora richiama quella della piu’ grande 405), grafiche dedicate, ma la grande novità arriva dal motore: è sempre un 1.9, ma stavolta è il medesimo della 405 Mi16, forte di 160 cavalli. Il tutto, rapportato ad un peso sotto i mille chili, ne costituisce un giocattolo piuttosto svelto, prestante, preciso nel misto stretto, con una frenata modulabile e decisa. Ne costituirà un ottima base per omologazioni nei vari Gruppi N in rally e cronoscalate, nei quali la 309 farà incetta di vittorie nei primi anni 90.

Come va?

Il motore della 309 colpisce subito per estensione e corposità. Ci ricorda molto, su questo aspetto, i motori Honda a fasatura variabile (Vtec), stupisce per quantità di giri a disposizione, tale da sembrare quasi “infinito”. Stupisce in positivo anche il comportamento in curva, sempre stabile e preciso, con un rollio quasi assente anche alle alte velocità. E qui emerge il vantaggio del terzo volume posteriore: garantisce un maggior carico sull’asse posteriore, se paragonata alla 205. Uniche note dolenti riguardano la imbarazzante qualità degli interni, fatti di plastiche piuttosto fragili, scadenti, dall’assemblaggio approssimativo, come del resto negli standard della produzione francese di allora.

A chi la consigliamo?

La 309 GTI non è certo una di quelle auto che normalmente si scelgono quando si punta ad avere LA macchina storica. La 309 GTI, ora come ora, è un oggetto che si rivolge a due fasce di utenti: i collezionisti e gli smanettoni. I primi possono avere un modello piuttosto raro, con quotazioni in costante ascesa (specie le versioni stock e ben tenute…), i secondi invece scopriranno una vettura intelligente, ben calcolata, in grado di dar la polvere a molti mostri sacri di allora. Può addirittura essere un’ottima alternativa alle “solite” 205.

La carriera della 309 termina nel 1993: nel frattempo arriveranno altre rivali, alcune peraltro molto simili (la Escort RS2000, ovvero quella “non Cosworth”, vettura ormai dimenticata, messa in ombra della sorellona agli steroidi), altre decisamente piu’ deludenti sotto il profilo prestazionale (Golf 3 GTI, Tipo 2.0 16v), oltre che a dividere i listini PSA con un altro oggetto piuttosto misterioso, quale fu la Citroen ZX Volcane. Arriverà poi la 306, piu’ azzeccata, piu’ aggraziata, ma questa è un’altra storia.

Per concludere: pare che un affezionato di 309 GTI fu Keith Flint, frontman dei Prodigy. Grande appassionato di auto sportive. Il che forse da anche una chiara idea a chi potesse piacere quest’auto: a personaggi piuttosto esasperati, alla ricerca piu’ di un puro divertimento

Enrico Martinello | Cittadella, 17 gennaio 2020.

Enrico Martinello

enrico.martinello@superpista.it

Cresciuto nella ridente Cittadella, Padovano come le galline, Enrico è un personaggio eclettico e piuttosto vulcanico. Cultore di ferracci sin dalla tenera età, al punto di rifiutare fermamente uno scooter automatico a 14 anni, in favore della Vespa del nonno. Appassionato di Alfa Romeo, ma che disprezza il mondo degli alfisti.

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