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Vi presento Aurelia - Superpista
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Vi presento Aurelia

Umberto Eco, tempo addietro, ci ha suggerito l’idea secondo cui è bello qualcosa che, se fosse nostro, ci rallegrerebbe, ma che rimane tale anche se appartiene a qualcun altro. Quando si rivolge la propria attenzione alla Lancia Aurelia B24 accade proprio questo. Non importa se sia vostra o di altri, una volta vista dal vivo, la magia formale di questa automobile vi inebrierà ugualmente, vi eleverà ad una comprensione più alta e matura del design automobilistico italiano. Vi concederà il privilegio di assistere, con solenne discrezione, ad un capolavoro di sintesi formale annoverato fra uno dei più grandi esempi di qualità automobilistica al mondo, travalicando qualsiasi personale circostanza dettata da condizioni sociali o economiche. La bellezza senza tempo dell’Aurelia irradia chiunque ne si avvicini, facendo dimenticare del milione necessario per possederne un modello proprio.  

La Lancia Aurelia B24, ben nota al grande pubblico grazie al film “Il sorpasso” del 1962 diretto da Dino Risi, fa la sua prima comparsa il 15 gennaio del 1955 al salone di Bruxelles, in concomitanza con l’inaugurazione dello stesso, in una elegante livrea color grigio chiaro e interni rossi; il suo numero di telaio è B24S-1002. Questo esemplare, come solo pochissimi altri, è dotato di calotte copriruota con finti raggi che verranno in breve tempo sostituiti da normali ruote a disco. L’Aurelia B24 viene prodotta dal 1955 al 1958 a Torino, dopo una fase di prototipazione durata all’incirca un anno, in 761 esemplari, e viene inizialmente venduta in allestimento Spider e solo successivamente Convertibile. Il design unico di questa automobile si deve all’operato del centro stile Pininfarina dove spiccano i nomi di Francesco Salomone, Adriano Rabbone, Aldo Brovarone, Luigi Chicco e Giacomo Borgogno. L’obiettivo di progetto indicato da Gianni Lancia è chiaro sin da subito: disegnare una automobile d’èlite, elegante e dai connotati sportivi pronunciati, che, nella giusta misura, alluda allo stile delle spider americane ma mantenendo intatta la personalità italiana. 

Gli esemplari prodotti dell’Aurelia vengono catalogati in tre serie, sebbene non vi sia nessuna classificazione ufficiale a tal proposito, per identificare ogni modello con maggiore comodità ed immediatezza. Le tre varianti dell’Aurelia si distinguono per differenti scelte stilistiche e per alcuni aggiornamenti meccanici. La prima serie, ad esempio, prodotta sino all’ottobre del 1955, comprende i modelli B24, con guida a destra, e B24S Spider, con guida a sinistra. La stupenda carrozzeria è Spider a scocca portante, 2 posti e 2 porte. Il motore è anteriore a 6 cilindri a V di 2451,31 cm cubici con valvole in testa, capace di erogare una potenza di 118 cv. Il peso di questi modelli è di circa 1120 kg. La trazione è posteriore, e il cambio a 4 marce, come sempre sarà per l’Aurelia di questi anni. La velocità massima si aggira sui 180 km/h. I tratti distintivi di questa Aurelia sono il parabrezza ricurvo super panoramico a montanti arretrati, l’assenza di vetri laterali, di maniglie sulle portiere, che si aprono tirando un cavo metallico ricoperto da una guaina in pelle all’interno della portiera, e i personalissimi paraurti anteriori ricurvi in prossimità della magnifica calandra Lancia. La seconda serie, prodotta fino al dicembre del 1956, è la B24S Convertibile America frutto del volere della famiglia Pesenti, la nuova proprietaria del marchio. Qua la guida è solo a sinistra e la carrozzeria è Convertibile disegnata sulla base della precedente Aurelia. Il motore è sempre il 6 cilindri a V portato ad erogare 110 cv. Il peso cresce a 1250 kg. La velocità massima decresce appena rispetto alla Spider arrivando a toccare i 172 km/h. Formalmente la nuova Aurelia perde un po’ del dinamismo e della fluidità della B24, risultando più rigida nelle linee di carrozzeria, con curve meno sinuose ma più tese. Il parabrezza è ora molto meno avvolgente ed ha i montanti avanzati, quasi verticali. Il paraurti anteriore è ora a lama, più discreto ma molto meno personale. Anche la presa d’aria sul cofano è stata ridisegnata; è più bassa e più larga. Le portiere sono ora più lunghe e dotate di comode maniglie e di vetri discendenti, non più in plexiglas con deflettore orientabile e amovibili come nella prima serie. L’Aurelia America risulta dunque ricca di migliorie tecniche ed ergonomiche, quali, per esempio, la nuova scatola del cambio scomponibile, quarta in presa diretta e rapporti di altre marce modificati, sincronizzatori di maggiori dimensioni ed alberi e cuscinetti irrobustiti, e la nuova strumentazione, che comprende l’orologio, il termometro per la temperatura dell’acqua e la spia per l’insufficiente pressione dell’olio, prima assenti. Migliorie che rendono questa nuova Aurelia più funzionale, al passo coi tempi. Bisogna però osservare come quella spontaneità d’uso, oltre che formale, della prima serie, sia stata con questo nuovo modello piuttosto ridimensionata. L’aprire le portiere tirando il cavo posto nell’interno porta, la cui scelta conferisce al modello del 1955 una purezza poetica singolare, oltre che una forma assai pulita, priva di maniglie che ne guastano la finezza stilistica, e la strumentazione nuova, unificata con quella della contemporanea B20 coupé, rendono il modello America più “partecipe” alle tendenze progettuali stilistiche dell’epoca, diventando più simile ad un’auto “ordinaria” fra quelle extra ordinarie prodotte in quegli anni. Insomma sto spezzando una Lancia a favore della maggiore naturalezza formale della B24 del 1955, che vanta una linea d’insieme più ricercata e molto meno affetta dagli orpelli e da quei particolari stilistici che ne inibiscono non poco il suo carattere puro. Per questa nuova Aurelia viene scelto un design dai connotati formali eccessivamente rigidi e meno armonici, a differenza della prima serie, che suggerisce invece l’idea di essere stata plasmata dal vento, un vento molto italiano, capace di originare linee vivaci, dinamiche, elegantissime ed oltremodo pregiate. La terza ed ultima serie dell’Aurelia, la B24S Convertibile, perde l’appellativo America e viene prodotta fino alla fine del 1958, e presente in listino fino al maggio del 1959, condividendo le caratteristiche tecniche della serie precedente ma con alcune con alcune differenze. Le sostanziali sono: potenza massima incrementata a 112 cv, benché ne sviluppasse circa 6 in più, incremento della coppia massima, introduzione di un nuovo carburatore e sospensioni dalla nuova taratura. 

Dell’Aurelia non mancano versioni speciali e fra di esse spicca una B24S del 1958, quindi terza serie, richiesta dallo scultore Umberto Mastroianni. Fra le modifiche commissionate dall’artista di Fontana Liri si vedono: l’aggiunta di due prese d’aria anteriori supplementari, la comparsa di due fari antinebbia, parafanghi dalla forma più decisa, accentuata, paraurti posteriori con rostri, un orologio nel cruscotto e un hard top saldato alla carrozzeria, che trasforma la vettura in una coupé. L’animo artistico di Mastroianni non tarda a manifestarsi e, cogliendo l’effettiva bontà formale dei paraurti ad ali della prima serie, quella del 1955, richiede che gli stessi vengano montati sulla sua Aurelia personale. Una forma veramente ben riuscita quella di questi paraurti e proprio a loro è affidato l’incarico d’onore: introdurre l’occhio dell’uomo al capolavoro che gli è dietro. Come un preludio bachiano dispone l’animo alla Fuga, così le ali fanno con il corpo di Aurelia.

Andrea Petterini | Milano, 22 gennaio 2019.

Andrea Petterini

andrea.petterini@superpista.it

<div dir="auto">Andrea Petterini è un designer Milanese, innamorato delle sue idee e del suo pianoforte, benché la viva affezione per l’automobile sia nata poco prima di quella per lo strumento. Oggi collabora con svariate aziende per lo sviluppo di prodotti e ambienti innovativi, dove spicca la sua limpida filosofia progettuale: intendere la forma come strettamente legata al significato di un oggetto, che ne deve comunicare l’essenza. Dal 2020 fa parte della redazione di Superpista, dove racconta storie e antefatti di automobili e motociclette uniche, ponendo un’attenzione particolare sugli aspetti formali e costruttivi di esse.</div>

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