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passepartout - Superpista
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Prima di addentrarmi nei meandri di questa storia, vorrei prima di tutto presentarmi, perché sappiate chi stia dall’altra parte del computer, ma soprattutto perché il racconto è decisamente personale, come la mia visione di me stesso.

Sono Alessandro, un diciassettenne decisamente curioso, e, perché no, abbastanza ribelle e anticonformista. Un carattere che si potrebbe definire estroverso, condito da voglia di esplorare e di fare. E se tu mi stessi per chiedere quale sia una delle cose che preferisco, ti risponderei una chiaccherata con una persona che ha potuto assaporare il mondo più del sottoscritto, magari davanti a una tazza fumante di caffè.

Fortuna vuole che, a causa degli studi in comune, un giorno non troppo lontano ho conosciuto il Buon Francesco Renaldini, grande appassionato di Youngtimers, nonché scrittore per il sito da cui state leggendo questo articolo. Capitava talvolta di dovermi sorbire i discorsi di Francesco, che fantasticava parlando di Lancia Y o FIAT Uno Italia ’90 da salvare dalla rottamazione. Di primo acchito, restai sulla difensiva, senza aprirmi al cofnronto. Confabulava cose strane su auto vecchie, diceva addirittura che fossero affascinanti. Era davvero possibile?! Non pensavo. Per quanto mi riguardava, non ci trovavo alcun interesse.

Passò un bel po’ di tempo, e Cesco aveva sempre quella sua costante passione, aumentata nel corso dei mesi anche a causa dell’acquisto della sua prima Youngtimer: una Lancia Delta. Mi ricordo che portò la sua chiave a scuola, e fu in quel momento che cominciai a avvicinarmi a questo tipo di macchine. Cominciai a mettere in quell’ambiente prima la punta del dito, poi la mano, il braccio, per poi tuffarmici dentro.

 E in quel momento, cambiò davvero qualcosa. Ci prendi gusto, inizi a imparare i nomi delle auto più diverse. Comincia a balzarti all’occhio quella bella Thema che ogni giorno vedi passare davanti a scuola, e che soltanto poco prima pensavi fosse da rottamare. Contempli gli interni in pelle di una 156, che il tempo rende semplicemente più affascinanti. Apprezzi perfino la cinquecento, che prima guardavi storto, considerandola piccola e brutta, senza darle l’affetto che merita.  Lentamente, cominci a posizionare tutti i tasselli del puzzle, a esplorare la storia dei marchi e quali sono i loro tratti distintivi.

C’era un falso mito nella mia testa, che si era insinuato come un vorace tarlo nel legno. La mia fallace credenza stava nel pensare che un’auto vecchia fosse per forza di cose anche brutta, rozza e senza stile. Ottusamente, certe volte mi sono chiesto con che criterio una persona, appena comprata la sua luccicante Reliant Scimitar, avesse potuto andarne fiera. Insomma, ero davvero lontano dal mondo delle Youngtimers. Resto ancora piuttosto restio a esplorare i tecnicismi che contraddistinguono le varie auto, ma la regola è dare tempo al tempo.

Inutile dire che di un ambiente così appassionante come quello delle Youngtimer, ci si infatua anche senza volerlo. Basta solo una piccola spinta iniziale, per sfondare quel muro di indifferenza eretto nei confronti di queste testimonianze storiche vaganti. Chissà, magari, in un futuro prossimo potrei essere in qualche parte d’Italia a salvare una povera Uno abbandonata, o una Delta che in precedenza passò tempi migliori. Solo il tempo può dirlo.

Intanto, esploro giorno per giorno questo fantastico mondo, ancora abbastanza buio e confuso, nella speranza, in un tempo futuro, di far innamorare una persona di  queste auto.

Come? Mostrando a mia volta la chiave del mio vecchio nuovo acquisto.

Alessandro Trezza | Brescia, 5 febbraio 2020.


Alessandro Trezza

alessandro.trezza@superpista.it

Studente bresciano liceale nel tempo libero, a tempo pieno in cerca di nuove sfide. Grande passione per la pallacanestro, il buon cibo e le discussioni interessanti. Sono nuovo dell’ambiente, ma non è mai il momento sbagliato per tuffarsi nel mondo Youngtimers.

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