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456. ESSENZA FERRARI - Superpista
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456. ESSENZA FERRARI

“Chiedete ad un bambino di disegnare un’automobile. La disegnerà rossa”

Questa una celeberrima frase di Enzo Ferrari, una massima, un aforisma entrato ormai nei libri di storia.

Talvolta è noioso parlare di Ferrari, si è già detto di tutto e di piu’. E’ quasi noioso per noi petrolhead alla ricerca sempre di informazioni riguardo al pezzo raro, poco conosciuto. La Ferrari è un qualcosa di paradossalmente nazional popolare, inflazionato, stampato nell’immaginario collettivo.

Proprio, l’immaginario collettivo.

Quell’immaginario collettivo che vede la Ferrari soltanto rossa, dalle linee esasperate, con il motore centrale. L’appassionato della domenica quasi non si capacita del fatto che qualcuno acquisti una Ferrari nera, grigia, blu…verde!

Eppure, oggi mi va di cominciare con una storia, un’oggetto che ha origini antiche nel tempo, di gentleman driver, di signori attenti piu’ al (pregiatissimo) contenuto che all’opulenza piu’ urlata.

E’ stupido contrapporre Ferrari e Lamborghini: com’è stupido contrapporre due forme d’arte. Chi mai si metterebbe a discutere se siano meglio I bronzi di Riace o la Gioconda? Qui non stiamo parlando di dualismi alla Coppi e Bartali, o se preferite di Giulia e Fulvia. Qui stiamo parlando dello stato d’arte dell’automobilismo, due cose che hanno piu’ a che fare con il proprio modo di essere, che con al contenuto tecnologico in se.

Dici Lamborghini e pensi all’esasperazione. A linee taglienti, ad un umile ruspante che ha costruito la sua fortuna nelle campagne dell’Emilia. Pensi al vestito di Gandini confezionato per la Miura. Allo stesso Gandini che poi si ripete con la Countach. Possiamo dire che Lamborghini è ancora influenzata da ciò che crearono Gandini ,Stanzani e Dallara.

Dici Ferrari e pensi ad un’auto rossa, a quel cavallino che ormai è diventata una seconda bandiera nazionale. Ma, dagli anni ottanta in poi, Ferrari ha anch’essa prese le sembianze di una Testarossa, di una F40: dalla linea anch’essa esasperata, perfetta per quei videogiochi dove solitamente sfrecciava per qualche via (pixellata) di Miami.

Ma non è sempre stato così, anzi.

Ferrari nei primi anni era un produttore di auto elegantissime, prendiamo la 250, o anche semplicemente la primordiale 166. Veri capolavori di stile, di finezza estetica. Sono le “ammiraglie” Ferrari, le granturismo, auto facenti parte di un segmento tanto nobile quanto snobbato dai piu’

Col tempo Ferrari è rimasto fedele a questa linea, mantenendo in vita modelli come la 400. Personalmente ho un’adorazione per la 400: auto forse difficile da capire per i piu’, tuttavia raffinatissima nella linea, in grado di dimostrare che anche in anni fatti di spigoli, linee tese, squadrate, si poteva disegnare una vettura equilibrata. Talmente equilibrata da diventare quasi “noiosa” ai piu’.

Enzo Ferrari adorava la 400, così come adorò la precedente 365, che sostanzialmente costituivano la stessa auto. Le ebbe come auto personali, e non c’è da meravigliarsi.

Con la sua ultima evoluzione, la 412, Ferrari arrivò fino al 1989. Dopodichè ci si prese una pausa. Bisognava evolversi, cambiare pelle, serviva un salto generazionale.

E’ il 1992, Ferrari ha in listino ancora le reminiscenze degli anni ottanta: c’è la 348, bistrattata un po da tutti (Montezemolo in primis…..), c’è la 512 (celebre come Testarossa), che altro non è che un pesante restyiling attorno ad un progetto dei primi anni settanta (quando nacque come “BB”). C’è poi la mai troppo osannata F40, ma che merita tutto un discorso a parte: teoricamente è fuori produzione, in realtà viene ancora prodotta in qualche stock su richiesta.

Serve una novità. Signori, la 456GT.

Ciò che viene svelato al Garage Francochamps nel 1992 è un capolavoro di stile, di eleganza, e di discrezione. La carrozzeria è frutto della matita di Lorenzo Ramaciotti, ed è un perfetto cocktail di linee arrotondate, moderne, ma al contempo con tante, tantissime citazioni del passato, prime fra tutte, quella alla 365 Daytona, modello fra i piu’ iconici della casa di Maranello.

Il motore non può che essere un 12 cilindri, architettura prediletta dal Drake, la cui cilindrata unitaria (456 cc) da il nome al modello. Anticipa quello che da li a breve si vedrà sulla 550 Maranello, forte di 442 cavalli. Una potenza quasi da hot hatch oggi, ma quasi trent’anni fa ad appannaggio delle sole supercar.

All’interno non si può non parlare della celeberrima ed iconica piastra di selezione del cambio: una firma d’autore che con l’avvento dei cambi automatici/sequenziali è, ahimè, quasi del tutto sparita. Chiaramente anche la 456 poteva essere automatica, ovvero la GTA. Anche se ci permettiamo di dirlo: per quanto ci piaccia la pacatezza della 456, la presenza di un automatico a quattro rapporti, ci sembra una forma di violenza. Uno sfregio. Un chewingum sulla Pietà di Michelangelo.

Avrà anche un restyling, la 456 M, (modificata) arrivato nel 1998.

Avrà anche una tanto discussa declinazione come SW in tiratura limitatissima, la Venice. Anch’essa uno sfregio? Secondo noi no, ma siamo di parte.

La storia Ferrari continua. Arrivano le 355, poi anche le altre Ferrari cominciano ad arrotondarsi: arriva la magistrale 550, fino alla controversa 360. Auto che segnano l’ingresso di Ferrari nell’età contemporanea. E che fanno, a distanza di anni, sembrare la 456 quasi “anonima”.

Una 456, magari blu, parcheggiata in un parcheggio isolato, può sembrare quasi svampita. A tratti dimessa. Ma la realtà è che si tratta di una vera Ferrari in smocking, fatta per chi non ha bisogno di urlare ai quattro venti la propria agiatezza. Un pezzo da veri signori.

Ci piace il fatto che anch’essa si potesse ordinare rossa, che le donava una bellezza rara….ma chi di voi ne ha mai vista una?

Passarono gli anni, arrivò la 612, altro pezzo forse poco comprensibile ai piu’.

Arrivò la FF, stavolta stravagante, di rottura. Fino ad oggi, la Roma: da molti bollata come modello inutile, “poco Ferrari”, troppo inglese. Ma noi, con la Purosangue (suv) alle porte, non può che farci piacere un modello così. Presentato rigorosamente di colore grigio

“Chiedete ad un bambino di disegnare un’automobile. La disegnerà rossa”

E sarebbe da aggiungere “io comunque preferisco una 330, rigorosamente grigia….”

Enrico Martinello | Cittadella, 11 febbraio 2020.

Enrico Martinello

enrico.martinello@superpista.it

Cresciuto nella ridente Cittadella, Padovano come le galline, Enrico è un personaggio eclettico e piuttosto vulcanico. Cultore di ferracci sin dalla tenera età, al punto di rifiutare fermamente uno scooter automatico a 14 anni, in favore della Vespa del nonno. Appassionato di Alfa Romeo, ma che disprezza il mondo degli alfisti.

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