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Ritmo Targa Oro - Superpista
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Ritmo Targa Oro

Quando la Ritmo fu presentata nel 1978 lasciò gran parte della clientela Fiat, proveniente dalle tranquillizzanti 128 e 127, alquanto interdetta. Attorno ad una meccanica che non apportava sostanziali modifiche rispetto a quella della 128, universalmente apprezzata, il Centro Stile aveva delineato una due volumi dalle linee tese, squadrate, ultramoderne e caratterizzata da soluzioni tecniche ed estetiche intelligenti e pratiche (come i massicci scudi paraurti integrali) quando non ardite (le maniglie delle portiere rotonde, o i cerchi stampati dal disegno “strano”).
Non mancarono di stupire anche gli interni, dal disegno moderno e quasi minimalista, in cui i materiali e il grado di finitura davano però adito a più di una critica.

Era insomma evidente lo sforzo della Fiat nell’offrire un prodotto completamente nuovo fin nel più piccolo dettaglio estetico rispetto alla precedente produzione, ma nonostante le indubbie doti di abitabilità ed economicità la Ritmo deluse dal punto di vista della presentazione.

Ci volle qualche tempo perché il pubblico digerisse quelle forme inedite, mentre il grado di finitura fu costantemente migliorato con il progressivo ampliamento della gamma. Prima che venisse concepita la serie “Super”, sostanzialmente tutt’altra auto rispetto alla Ritmo normale, un primo tentativo venne fatto con quella che la Casa definiva “fuoriserie fatta in serie”: la Ritmo Targa Oro del 1980.

Disponibile solo con motore 1.3 da 65 cavalli (per l’estero anche 1.5 da 75 cavalli) all’esterno faceva scena per le tinte esclusive (marrone per la cinque porte, nero per la tre porte), le plastiche di colore coordinato, il filetto perimetrale dorato coordinato anch’esso con le targhette laterali e posteriori, il bordino delle maniglie porta, e con gli inediti – e bellissimi – cerchi in lega con pneumatici maggiorati. Completavano il comparto estetico i fendinebbia Carello con vetro giallo, l’antenna radio e i vetri bruniti.

All’interno si notava un grado di finitura più accurato, con plastiche e tessuti coordinati in tonalità marrone, autoradio dedicata, e una dotazione che offriva di serie ciò che nella CL normale era a pagamento: contagiri, orologio digitale, quinta marcia, poggiatesta e tergilunotto. Oggi piuttosto ricercata dagli appassionati di Ritmo, era un ottimo esempio di personalizzazione “della casa”.

Antonio Cabras | Milano, 15 febbraio 2020.


Antonio Cabras

antonio.cabras@superpista.it

Nasce a Sassari nel 1980 e subito dopo gli viene diagnosticato l’autismo. Ma fraintende, e così comincia a disegnare automobili a tutto spiano dimenticandosi di imparare a parlare. Laureatosi per sbaglio in giurisprudenza, capisce appena in tempo che è meglio essere ricordati per una vignetta sulla Fiat Duna che non per una causa rovinosamente persa.

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