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Serie storiche: La nascita dell’automobile, tra tricicli, brillanti inventori e donne intraprendenti - Superpista
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Serie storiche: La nascita dell’automobile, tra tricicli, brillanti inventori e donne intraprendenti

Che avrebbe pensato una persona qualunque milleottocentesca, guardando un avo dei nostri beneamati bolidi? A me saltano alla mente esclamazioni di questo tipo: “Grande idiozia, questa carrozza senza cavalli, stranezza piuttosto rara. Sembra stia diventando addirittura la moda”. Accompagnato da una faccia scettica e piuttosto indifferente. D’altra parte, le più importanti rivoluzioni sono quelle che all’inizio passano in sordina, che muovono cambiamenti graduali e impercettibili, delle gocce che corrodono la roccia.

Goccia è il motore a vapore di Cugnot, costruito addirittura nel 1769.

 Goccia è l’invenzione della prima auto elettrica di Anderson nel 1839 e quella di Lenoir a gas 21 anni dopo,

Goccia è la pazzia e sfrontatezza di Manzetti nel realizzare la prima moderna autovettura a vapore.

Gocce sono gli errori e le coincidenze, tanti errori e tante coincidenze, inevitabili e essenziali.

Insomma, l’auto ha alle spalle un passato mirabolante e confuso, e non riscosse sicuramente un successo immediato. L’Esposizione universale del 1887, in quel di Parigi, lo testimonia: l’Obéissante e la Mancelle(entrambe potrebbero essere definite come carrozze a vapore), le prime vetture di serie, furono esposte nella sezione del materiale ferroviario. Un aneddoto che oggi suscita se non una risata sotto i baffi, almeno un sorriso accennato.

Studiosi e ingegneri del tempo faticarono(e non poco) per trovare una soluzione a un quesito per niente banale: che combustibile adottare per dare vita a quegli australopitechi automobilistici? La risposta, come detto in precedenza, passò per numerosi errori. Si provò di tutto, dal petrolio all’alcool, passando per gas e elettricità.

Elettricità? Agli inizi del 1900? Sì(suonava  strano anche al sottoscritto, mentre vagliava l’internet con l’obiettivo di scrivere questo articolo).                                                                                                                                                                                         A dispetto del nostro scetticismo, la Jamais Contente, un veicolo elettrico, fu la prima auto a superare la barriera dei cento chilometri orari. Era decisamente avveneristica, con una forma aerodinamica che concettualmente mi ha ricordato il Tesla Cybertruck, forse per il carburante comune o la forma particolare. 121 anni di differenza l’una dall’altra, concettualmente simili.                                                                                                                                                             Nonostante questo, la tecnologia era ancora acerba: le batterie dell’epoca garantivano un’autonomia limitata e limitante.

Torniamo però un passo indietro, per capire quale fu la prima auto della storia. La risposta è da cercare in Germania, ad opera di un ingegnere fuori dalle righe quale era Karl Benz, e vi avverto che potrebbe suonarvi strana. La prima auto fu un triciclo: il Benz Patent Motorwagen. Nonostante fosse questo il nome stabilito da Benz per la sua macchina, la stampa ribattezzò immediatamente il mezzo come Velociped.                                                                                                                                      Il motivo delle inusuali tre ruote era dato da un limite tecnico: Benz non riusciva a trovare un modo per fare sterzare l’asse anteriore in modo adeguato, e decise di ripiegare sulla semplice soluzione di togliere l’asse stesso.                      Quello che rendeva veramente unica la sua invenzione era il motore a combustione interna a quattro tempi di cui era dotata, la crème de la crème della tecnologia, inventato sette anni prima da Nikolaus Otto.                                                                       Un’auto ancora decisamente grezza: la presentazione del Velociped, se tale si può chiamare, consisteva nel far percorrere alla vettura un tratto di pochi metri, mentre il primogenito Eugen Benz stava attento a mantenere il carburatore costantemente pieno. Ebbene sì, il Velociped era stato inizialmente concepito senza serbatoio, e il ragazzo doveva seguire il mezzo per fornirgli carburante.

Nonostante il grande impegno da parte di Benz e le molteplici innovazioni che portò, la vettura non riscosse successo, e  fu addirittura il motivo della depressione del suo ideatore. A cambiare le carte in tavola fu una donna, Bertha Ringer, moglie di Benz. Quello che fece fu geniale tanto quanto le intuzioni del marito. Per attrarre le attenzioni dell’opinione pubblica, la donna percorse i 45 chilometri che la separavano dall’abitazione dei genitori con il Velociped. Tutto questo all’insaputa del marito.                                                                                                                                             L’eco mediatica fu eccezionale, e garantì a Benz un buon numero di vendite. Tutto questo sancì solo l’inizio di un’industria florida e piena di vicende che meritano e rivendicano di essere raccontate. Perché l’auto è quella sorta di specchio nella quale ogni sfaccettatura della società si ripresenta.

Non ci credete? Chiedetelo a Bertha Ringer, la prima a percorrere una lunga tratta su questo mezzo, alla faccia del detto ‘donna al volante pericolo costante’.

Alessandro Trezza | Brescia, 15 febbraio 2020.


Alessandro Trezza

alessandro.trezza@superpista.it

Studente bresciano liceale nel tempo libero, a tempo pieno in cerca di nuove sfide. Grande passione per la pallacanestro, il buon cibo e le discussioni interessanti. Sono nuovo dell’ambiente, ma non è mai il momento sbagliato per tuffarsi nel mondo Youngtimers.

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