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Le miniature Matra – Capitolo bonus - Superpista
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Le miniature Matra – Capitolo bonus

Dopo avervi raccontato la storia della Matra, quale migliore conclusione se non una rassegna di modellini dedicati al marchio di Romorantin? In questo articolo vi racconterò di alcune delle Matra in miniatura, più piccole ma non per questo meno affascinanti. Vista la quantità di alternative, ho deciso di soffermarmi sui modellini prodotti in concomitanza con la vettura reale, in modo da creare un legame più stringente fra i due mondi: quello automobilistico e quello modellistico.

LA MS670

Andiamo con ordine, seguendo la cronistoria del marchio: partiamo dagli anni settanta, con questa ottima MS670 prodotta dalla francese Majorette, contemporaneamente ai i successi ottenuti a Le Mans da Henri Pescarolo. Se avete almeno vent’anni dovete conoscere le Majorette: erano le concorrenti europee delle Hot Wheels e l’alternativa continentale alle Matchbox. Erano praticamente presenti in tutti i negozi di giocattoli e tabaccherie degli anni ottanta e novanta.

Nonostante la scala ridotta e le poche pretese, sono diversi i dettagli apprezzabili del modellino. Su tutti la bella riproduzione del cofano posteriore, che una volta aperto lascia in vista il V12 luccicante. D’effetto sono pure i quattro tubi di scarico, che nelle mani dei bambini erano destinati a essere i primi pezzi a saltare via.

LA BAGHEERA

Sulla Bagheera potremmo aprire un capitolo a parte: l’innovativa coupé a tre posti destò parecchio scalpore all’uscita, e le riproduzioni in scala non furono da meno. Sempre Majorette fu una delle prime a cavalcare l’onda dell’entusiasmo, inserendo nel catalogo del 1974 la nuovissima Matra-Simca.

La minitura, che rimase in produzione fino al 1982, è una delle più longeve del marchio. Sono parecchi i colori che l’hanno vestita negli anni, dal giallo (quello della presentazione) all’arancione, passando per il verde e per il blu. In questa foto, oltre ad una panoramica generale, potete vedere la rara versione promozionale lanciata dalla IP per un concorso che vedeva come premio finale una vera Bagheera in scala 1/1.

Sempre in scala piccola è la riproduzione proposta dalla spagnola Guisval, uscita in concomitanza con quella Majorette. Rispetto a quest’ultima sono presenti le aperture degli sportelli, al posto del lunotto posteriore.

Agli estremi opposti si colloca invece il modellino della francese Joustra. La riproduzione in latta si presenta in una scala a dir poco generosa, come da tradizione per le auto filoguidate dell’epoca. Quest’esemplare è stato recuperato sulla bancarella di un mercatino per una somma irrisoria: le condizioni non sono eccellenti ma le ammaccature e i graffi rugginosi si sposano perfettamente con la livrea corsaiola e danno l’impressione di una vettura giunta al traguardo dopo un’estenuante tappa di rally raid.

Ma il vero canto del cigno della Bagheera, è quello della Bburago. Perfettamente equilibrata nelle proporzioni, presenta la bellezza di cinque aperture: i due sportelli, il cofano anteriore e posteriore e il pannello interno sotto il quale si cela il 1.3 Simca. Il motore centrale era infatti una delle caratteristiche vincenti della vettura e non manca di esser riprodotto (per quanto possibile) in miniatura. Ben riuscito pure l’impianto di scarico, con la marmitta fedelmente riportata. Caratteristico dell’epoca, l’ovale francese accanto alla targa posteriore.


Un consiglio se ne volete acquistare una: buttate sempre un occhio alla ruota di scorta che spunta dal baule. Si tratta di un pezzo a dir poco ostico da trovare, dal momento che l’unico altro modello a montare cerchi di questo disegno specifico fu la Renault 5.


La Bagheera venne proposta in varie colorazioni e livree, la maggior parte delle quali riassumibili nelle foto. Su tutte merita di essere raccontata la storia della variante bianca, vera e propria “mosca bianca” della produzione BB. Ufficialmente non compare mai nei cataloghi originali, nemmeno in quelli esteri. Si presume possa trattarsi di una prova colore, prodotta in pochi esemplari e poi ritirata dal mercato. Il perché è facilmente immaginabile: mettete davanti a un bambino due macchinine uguali, una rossa e una bianca, quale sceglierà secondo voi?

LA MURENA

Meno fortunata è stata la Murena, che non riuscì a raccogliere molti consensi al momento della sua uscita, nemmeno dal punto di vista modellistico. L’unica riproduzione dell’epoca è infatti quella offerta dalla Mebetoys, che allora già ruotava intorno all’orbita Mattel. Si tratta di un modellino oggettivamente brutto: scarno e grossolano, per nulla fedele alla macchina reale. Soltanto recentemente sono arrivate sul mercato delle alternative decisamente più allettanti: quella della Ixo Models in scala 1/43 e quella Otto Mobile in scala 1/18. Si tratta di due ottimi marchi, che negli ultimi tempi stanno proponendo su mercato proposte interessanti, perlopiù snobbate dagli altri produttori.

IL RANCHO

Di tutt’altra fattura è il Rancho o Ranch che dir si voglia. Sempre prodotto dalla Bburago, questa volta con la dicitura Talbot-Matra, in virtù del passaggio del marchio sotto l’egida PSA alla fine degli anni settanta. Anche qui sono presenti cinque aperture: i due sportelli, il cofano e il baule composto da due parti (portellone e lunotto). Così come cinque sono le ruote, con quella di scorta alloggiata di lato, dietro la fila di sedili posteriori.



Il Rancho Bburago è stato prodotto in due versioni: la Grand Raid e la Holiday, sulla falsa riga della Heuliez Wind, che di fatto era basata sulla Simca 1100 pick-up. Quest’ultima è immediatamente riconoscibile grazie alla sua livrea specifica, al box dedicato e al windsurf sul tetto. I colori a catalogo erano l’arancione e il verde per il Grand Raid, il bianco per la Holiday.
Anche il Rancho gode però di una particolarità: alcuni modellini sono inspiegabilmente usciti di fabbrica col cofano verniciato in nero. Questa caratteristica non è riportata nei cataloghi ufficiali e contribuisce a rendere ancora più misteriosa una simile scelta.


In scala piccola, il modello è stato realizzato dalla Siku, che ha nuovamente scelto la Grand Raid come versione sulla quale basare la propria riproduzione. Il baule è apribile in due pezzi, così come nel modellone BB. Una chicca di questo modellino sta nel fondino, su cui sono riportati tutti i dati tecnici della vettura, una caratteristica che ancora adesso distingue la produzione del marchio tedesco.

L’ESPACE

Arriviamo nel pieno degli anni ottanta, con uno dei modelli che hanno fatto la storia della Matra, pardon Renault: l’Espace. Negli anni sono state proposte una miriade di versioni del rivoluzionario monovolume: le prime in assoluto non provengono dalla Francia, bensì dalla Spagna.


La Guisval di Alicante, ha realizzato la prima serie in due varianti di scala: la piccola 1/64 e quella modellistica per eccellenza, la 1/43. Entrambe le miniature risultano piuttosto grossolane e tradiscono le loro caratteristiche di giocattoli, in particolare la seconda che ha un sistema di apertura del portellone posteriore completamente errato. Si tratta di un modello rimasto in catalogo per più di vent’anni, nel corso dei quali è stato proposto nelle versioni più svariate. Nelle foto, accanto a quella standard, potete vedere quella ambulanza, caratterizzata dal tetto rialzato. Una scelta insolita, probabilmente dettata da motivi di economicità, è stata quella di dotare il modellino 1/43 dei soli sedili anteriori.


Sempre di Alicante è l’inedita riproduzione in scala 1/25 proposta dalla Mira. Anche in questo caso il modellino risulta essere molto giocattoloso. L’esempio più eclatante è ancora una volta dato dai sedili interni, disposti in maniera improponibile. Peccato perché alcuni dettagli sono degni di nota, come i cerchi specifici.

Nella stessa scala, Mira ha prodotto pure la seconda serie di Espace. Questa volta le due file di sedili posteriori sono riportate correttamente, anche se quella centrale presenta solo due posti. I livelli di finitura sono gli stessi del modello precedente: sono assenti le aperture ma complessivamente le linee appaiono più precise.

Da tener presente che questa generazione del monovolume è stata prodotta anche dalla Majorette (e dalla sua succursale portoghese: la Novacar), in scala piccola. Ottima la scelta di riportare il doppio tettuccio panoramico, optional di punta della vettura e chicca assoluta per un modellino così piccolo.

La riproduzione più fedele dell’Espace phase II, è però quella della francese Solido, che nel corso degli anni l’ha proposto in varie livree, tra le quali anche diverse tirature speciali e pubblicitarie. All’epoca infatti, il marchio dava la possibilità di sponsorizzare i propri modellini attraverso un canale dedicato chiamato Solido Pub.

La terza serie del monovolume, l’ultima realizzata in collaborazione con la Matra è stata riprodotta dalla portoghese Vitesse in scala 1/43. Come tradizione del marchio, il modellino è stato proposto in più varianti di allestimento (V6, RXE e RXT) e risulta essere di ottima fattura. In particolare l’interno risulta essere decisamente riuscito, grazie ai dettagli del cruscotto e ai motivi dei sedili che riprendono la tappezzeria della vettura reale. Curiosa e apprezzabile l’idea di riportare i finestrini abbassati a metà.

L’AVANTIME

Erano i primi anni del duemila quando da un’astronave scese l’Avantime. La sua permanenza in listino fu passeggera e fugace proprio come la visita di E.T. sulla terra. Venne riprodotta in scala 1/43 dalla sorella della Majorette, la Norev, che la propose sia in scala 1/64 che in quella 1/43.

Assieme alla versione tradizionale, comparirono alcune versioni pubblicitarie Solero, che aggiungevano una buona dose di stranezza a una vettura già di suo unica.

Per le foto si ringraziano Andrea Pino Marocco, Fabrizio Bonis e Fulvio Guella (che tra l’altro cura un bellissimo blog dedicato ai modelli 1/24).

Alessandro Giurelli | Roma, 18 febbraio 2020.

Alessandro Giurelli

alessandro.giurelli@superpista.it

Nasce a Frascati nel 1993, l’anno in cui Larini e la sua 155 TI stracciavano l’invincibile armata Mercedes a casa propria, nel campionato DTM. Lancista convinto, non ha vissuto l’epopea rallystica della Delta Integrale, ammalandosi di nostalgia precoce già nei primi anni di vita. Appassionato di automobili, colma le lacune del suo garage riempiendo di macchinine le vetrine di casa. Ha una laurea in economia ma non sa dove metterla perché ha finito lo spazio sulle mensole.

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