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Matra Ranch - Superpista
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Matra Ranch

La Matra Rancho (“Ranch” in Italia, per evitare assonanze col pasto dei militari) era un veicolo a dir poco atipico, concepito da una casa che puntava molto sulle soluzioni stilistiche originali e di rottura. Dopo il successo della sportiva Bagheera a tre posti affiancati, in Matra pensarono di cambiare completamente tipologia di veicolo sfruttando la crescente domanda di veicoli multiuso per il tempo libero, ma che fosse decisamente più accessibile della ambitissima Range Rover.

Così presero come base un furgoncino Simca 1100 VF2, rialzando l’assetto e dotandola di grandi ruote da 14 pollici, mentre sul retro, dove originariamente c’era il piano di carico, venne progettata una enorme struttura in vetroresina, dotata di vetri scorrevoli e un portellone posteriore in due parti con ribaltina e tergilunotto invertito (proprio come sulla elitaria Range Rover). Il motore era quello, di discreta potenza, della Simca 1308 GT, a cui venne accoppiato un cambio a quattro marce piuttosto corte che, se anche migliorava la motricità nei terreni difficili (vista la rinuncia alla trazione integrale per motivi di costo) rendeva la Rancho poco parca nei consumi e ancor meno confortevole nelle tratte medio-lunghe. L’aspetto, grazie anche a massicci scudi paraurti e ai fanali supplementari incorniciati da un bull – bar, era inconsueto e stravagante, ma sicuramente molto personale.

Non priva di caratteristiche interessanti (la capacità di carico era immensa, e i sedili potevano essere disposti in modo da ottenere due posti letto più che decenti), anche gli accessori disponibili (verricello elettrico, fari supplementari alla base del parabrezza e ruota sul tetto nella versione Grand Raid) dichiaravano le sue intenzioni avventurose.

Presentata nel 1977, nonostante il brutto soprannome “Range dei poveri” affibbiatole dai detrattori, la Rancho vendette discretamente (ma non in Italia, dove fu acquistata da pochi temerari e utilizzata per lo più come furgoncino) vendette circa 56.000 esemplari fino al 1985: non malaccio per una vettura di nicchia.

Antonio Cabras | Milano, 22 febbraio 2020.


Antonio Cabras

antonio.cabras@superpista.it

Nasce a Sassari nel 1980 e subito dopo gli viene diagnosticato l’autismo. Ma fraintende, e così comincia a disegnare automobili a tutto spiano dimenticandosi di imparare a parlare. Laureatosi per sbaglio in giurisprudenza, capisce appena in tempo che è meglio essere ricordati per una vignetta sulla Fiat Duna che non per una causa rovinosamente persa.

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