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Cala il sole e sorge il faro - come talpe fuori tana - Superpista
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Cala il sole e sorge il faro – come talpe fuori tana

Se vi chiedessi qual è l’elemento per eccellenza che caratterizza l’auto sportiva che va dai tardi anni ‘70 alla fine degli anni ‘90, voi senza pensarci chiamereste in causa i fari a scomparsa, magari infastidendovi anche un po’ per la banalità della domanda. Avreste ragione: la domanda è banalissima, la risposta è scontata, e questo connubio mette in evidenza quanto fossero iconici ed apprezzati questi meccanismi tanto fragili, quanto fantascientifici.

Già in tenera età guardavo con un occhio di riguardo i modelli che portavano questa soluzione, li trovavo attraenti,  ma anche simpatici: la fantasia del bambino faceva si che questi gruppi ottici mi ricordassero delle talpe che sbucavano fuori dalla loro tana; crescendo questa sensazione mi è rimasta, i fari a scomparsa continuano a ricordarmi le talpe, e si, è buffa questa cosa, perchè accostare i fanali (quindi gli occhi della vettura) all’animale cieco per eccellenza, è un ossimoro bizzarro che ancora mi fa sorridere ogni volta che vedo passare un’automobile con i fari a scomparsa.

Torniamo seri, o meglio, riportiamo un briciolo di razionalità a quel che state leggendo, parliamo di storia: la prima auto a montare i fari a scomparsa fu la Cord 810 nel lontano 1936, anno in cui Hitler pianificava l’invasione dell’Europa, progettando mezzi come sottomarini o carri armati, gli inglesi assistevano con preoccupazione a tutto ciò mentre il loro Re abdicava a favore del fratello, la nostra Italia trascinata (non per forza con le buone) alla conquista dell’Abissinia sotto la guida di Mussolini, mentre negli USA, appunto, si introducevano i fari a scomparsa. La Cord 810 fece parecchio rumore quando venne lanciata, design rivoluzionario e futuristico, sicuramente un’icona per gli Stati Uniti, paese in cui questo modello viene considerato come portatore sano di uno dei design meglio riusciti del secolo scorso. 

Fino alla fine degli anni sessanta questa soluzione finì, nostro malgrado, nel dimenticatoio, salvo poi tornare in pompa magna verso quel periodo, occupando anche Europa e Giappone. Chi scrive sta per inciampare di nuovo nel banale, ma guai a voi se sbuffate leggendo quello che segue: Alfa Romeo Montreal, Matita di Marcello Gandini (la M maiuscola non è casuale), anno 1970, fari a scomparsa e giù il cappello. Per quanto riguarda il Giappone, invece, voglio riportarvi a memoria la Toyota Celica, anche lei del 1970, anche lei con le talpe fuori tana sul cofano. 

Veniamo al sodo, balziamo subito al decennio successivo con un’altra domanda banale con risposta scontata: quali sono le due auto regine dei poster negli anni ‘80? Ferrari Testarossa e Lamborghini Countach (e qua ritroviamo la Matita) anche loro con i fari a scomparsa, anche per loro giù il cappello.

Sempre negli anni ‘80, piú precisamente nell’89 troviamo un’altra icona con questo tipo di meccanismi, ossia la Mazda MX5 che si presentò al mercato con quella sua linea dolce e pulita, grazie anche all’apporto delle due talpine. Ah, quasi dimenticavo, sempre per gli anni ‘80 è doveroso chiamare in causa la Ferrari F40, evoluzione della GTO evoluzione, a sua volta evoluzione della 288 GTO (che al mercato mio padre comprò), tutte e tre mozzafiato, tutte e tre, neanche a dirlo, con i fari a scomparsa. 

Mi fermo qua con l’elenco dei modelli ultra iconici che montano i fari a scomparsa, ma fidatevi, ne avrei per molte pagine ancora. 

Nel 2004 è calato il sipario, le leggi sulla sicurezza, unite ad un grande salto in avanti per quanto riguarda le tecnologie dell’illuminazione, hanno detto ‘stop’ alla produzione di auto con i fari a scomparsa per diversi motivi, tra cui la sicurezza del pedone in caso di urto frontale col veicolo, ma bisogna anche considerare che quelle soluzioni si portavano dietro meccanismi complessi, costosi e molto molto delicati che, verso la fine degli anni ‘90 sono diventati inevitabilmente obsoleti per il panorama automobilistico. 

Furono Lotus Espirit e Corvette C5 le ultime due automobili a montare i fari a scomparsa, entrambe uscite di produzione nel 2004, a ormai quasi settant’anni dalla militarizzazione della Germania di Hitler, dall’abdicazione del Re inglese Edoardo VIII, e dall’occupazione italiana dell’Abissinia; nel mezzo ne sono passate di pagine di storia a cui i nostri cari fari a scomparsa hanno assistito, mentre ora, noi nostalgici, li desideriamo tanto, bramando uno (o tutti) dei modelli che sopra ho citato. 

Ma si dai, ve lo dico, vi dico quale dei pezzi storici che ho citato prima vorrei più di tutti… L’Abissinia.

Matteo Barbato | 4 marzo 2020

Matteo Barbato

matteo.barbato@superpista.it

Bergamasco classe 1998, studente di scienze della comunicazione. Sconfinata passione per le automobili, con un debole per quelle d’epoca. Ferrarista. Sono un ossimoro. Sono passionale e facilmente emozionabile.

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