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Serie storiche: di necessità virtù - Superpista
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Serie storiche: di necessità virtù

Il titolo potrebbe sembrare criptico, nonché inusuale. Il perché lo capirete poco per volta, colui che scrive si diverte a lasciarvi sulle spine. In fondo forse è meglio così: è piacevole per tutti, scrittore compreso.

Come ogni storia, anche questa rispetta le unità aristoteliche. Siamo nel XV secolo, tra due città della parte orientale di Francia: Sochaux e Montbelliard. Nasce proprio qui un cognome che avrà poi modo di farsi conoscere in tutto il mondo. Nasce proprio qui il cognome della famiglia, per l’appunto, Peugeot: quest’ultima era infatti occupata nella lavorazione della pece, e il cognome vuol dire niente meno che peciaio.

Finché la barca va, lasciala andare. È un detto piuttosto comune, e fu quello che accadde a quest’azienda di famiglia. Andò a gonfie vele per molto tempo, addirittura quattrocento anni, ma i guadagni cominciarono a diminuire. A cambiare il corso degli eventi si mise di traverso un personaggio che tutt’oggi è quasi mitologico, il cui nome risveglia sentimenti forti e opposti, un certo Napoleone Bonaparte.                                                                                                                            Sotto l’impulso di quest’ultimo, la produzione venne parzialmente(in Bonaparte) riconvertita nella lavorazione del cotone. Nonostante la conversione fatta da Jean-Pierre Peugeot fosse rilevante per le casse di famiglia, un passo importante venne fatto dai suoi figli, i quali aprirono addirittura una fonderia.

Sicuramente, guidare un’azienda nel bel mezzo della rivoluzione francese non doveva essere una passeggiata.            Tra tasse e prezzi alle stelle doveva essere davvero un’impresa. Il fiuto per le occasioni era, evidentemente, un gene di famiglia.                                                                                                                                                                                                                    La lavorazione dall’acciao, da primitiva e grezza, si evolse in modo rapido e sbalorditivo, e i Peugeot ne trassero grande beneficio.

Fu proprio in questo periodo, a metà del diciannovesimo secolo, che il leone venne adottato come simbolo dell’azienda. Solo venti anni più tardi, sarà Armand Peugeot a trasformare il marchio in un produttore di qualcosa che ancora non esisteva: l’automobile.                                                                                                                                                             Proprio a Armand Peugeot venne infatti presentata la Mancelle(vettura già citata nel primo episodio della serie, il perché è curioso) , la quale fu probabilmente un fulmine a ciel sereno agli occhi di Armand.

Di tempo per riflettere se ne prese un bel po’, e ne passò di acqua sotto i ponti. Ma l’obiettivo di Armand Peugeot era chiaro e definito nella sua mente, e aspettava solo la scintilla che avrebbe acceso la miccia.                                                   Arrivò nel 1889, quando Peugeot acquisì i diritti per costruire uno dei primi motori a combustione interna. A seguito di numerosi anni di sperimentazione, la prima creazione arrivò: si chiamava Type 2, ed era dotata di un motore termico di due cavalli.                                                                                                                                                                                                                      Fa ridere: un’auto che si spinge alla velocità massima di venti chilometri orari suggella l’inizio di un colosso automobilistico che non farà altro che andare sempre più forte. I colossi dai piedi d’argilla cadono sempre, e Peugeot non rientra assolutamente in questo caso.

Al tempo, Peugeot era il fiore all’occhiello della tecnologia: nel 1894 si svolse la Parigi-Rouen, prima gara automobilistica della storia, e, guarda un po’ che caso, davanti sfrecciava un’auto Peugeot.

Una significativa collaborazione venne costruita nel 1912 tra il patron Armand e un’altra leggenda automobilistica, Ettore Bugatti. I due unirono gli intenti, e riuscirono a far nascere la Peugeot Bebè, una vettura assai particolare.               Era un’auto assolutamente innovativa per l’epoca: le sue linee riprendevano quelle del genio di Bugatti, con un’efficienza meccanica che al tempo solo Peugeot poteva dare.                                                                                                                     Il tutto a un prezzo molto più contenuto delle normali vetture dell’epoca. Uno dei trucchi adottati per diminuirlo fu addirittura quello di realizzare solamente una portiera, dal lato del guidatore.

Un altro importante passo del marchio francese, almeno sul piano di marketing, fu fatto nel 1929: da quell’anno in poi, con la 201, la denominazione a tre cifre tipica Peugeot rimarrà una costante, un marchio di fabbrica.                                    Gli esperimenti in corrispondenza della metà del secolo furono tanti. In occasione della crisi del petrolio, fu realizzata anche un’auto elettrica, la VLV.

Basta fare un tuffo negli anni ottanta per accorgersi che, anche in questo periodo, le cose cambiano poco. Quattro mondiali di rally portano la firma Peugeot, due costruttori e due piloti, il tutto condito da una Peugeot 407 nominata auto dell’anno 1987, e due Parigi-Dakar.

Un marchio che ha saputo reinventarsi, evolversi e adattarsi a esigenze diverse, dalla lavorazione della pece a quella del cotone, senza dimenticare la produzione di molle e biciclette. È ovvio, cambiare pelle così tanto e così spesso è rischioso, ma è proprio questo che permette alla società di progredire, ammettere e riparare le proprie lacune uscendone rinforzata, facendo di necessità virtù.

Alessandro Trezza | Brescia, 5 marzo 2020.


Alessandro Trezza

alessandro.trezza@superpista.it

Studente bresciano liceale nel tempo libero, a tempo pieno in cerca di nuove sfide. Grande passione per la pallacanestro, il buon cibo e le discussioni interessanti. Sono nuovo dell’ambiente, ma non è mai il momento sbagliato per tuffarsi nel mondo Youngtimers.

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