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guerra biologica? Tranquilli, vince l'Atalanta - Superpista
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Bergamo mola mia

guerra biologica? Tranquilli, vince l’Atalanta

A Bergamo, ultimamente, quando gioca l’Atalanta la città si ferma, ma ieri come si poteva fermare quel che è già fermo? 

No no, non era impossibile, ed è vietata ormai la parola “impossibile”, quando si parla di Atalanta: la cittá si è fermata eccome, la preoccupazione non era più “e se l’ho contratto pure io? E se dovrò restare chiuso in casa per molte settimane?” ma era: “e se questa sera usciamo dalla Champions?”.

È così, a Bergamo ieri tirava quella solita aria di entusiasmo, di voglia di vederli giocare, c’era la solita fame di sogni. Attenzione, il clima non era comunque leggero, pesava molto il fatto di non poterla vedere in compagnia, sulla solita sedia del solito bar, come pesava ancora di più il fatto di non poter occupare le solite strade dopo la vittoria, ma ieri sera le case si son comunque sollevate da terra e distaccate dalla realtà. Qualcuno aveva la consapevolezza che quella partita avrebbe potuto alleviare, o aggravare, la salute mentale dei domiciliati. 

Che gran ventata d’aria fresca: la squadra vince e dedica la vittoria alla città con una scritta fatta alla meno peggio su una t-shirt bianca, il dialetto bergamasco in diretta mondiale trasmesso dalle telecamere della Champions League: “Bergamo è per te #mòlamìa”.

Tradotto: “Bergamo, è per te; non mollare”.

La trasferta a Valencia è stata vietata per ovvi motivi, il rimborso dei biglietti era pronto a partire, ma i bergamaschi hanno fatto una scelta, tutt’altro che scontata, decidendo di devolvere l’intero importo dei rimborsi all’Ospedale di Bergamo, “perchè in queste settimane” -come dice un comunicato ufficiale della Curva Nord  – nella nostra cittá e provincia, ci sono degli eroi che stanno affrontando questo momento, lavorando con mezzi insufficienti e turni massacranti per la salite di tutti.” 

Questo virus, probabilmente creato in laboratorio per chissá quale motivo, sta mettendo l’Italia di fronte ad una grande prova di maturità: sta dimostrando che ci sono cose più gravi dello sbarco di qualche centinaio di africani; ci sono cose più serie delle chiacchiere da bar; ci sono momenti più difficili rispetto a quelli vissuti in seguito alla mancata qualificazione ai mondiali 2018.

Il Paese non sta reagendo come al solito, però: si sta unendo, anziché spaccarsi tra destra e sinistra, tra buoni e cattivi, tra giovani e vecchi. Praticamente, tutta Italia sta remando nella stessa direzione, consapevole del fatto che l’unione faccia la forza e che, probabilmente, non ricapiterá più.

Hanno fatto un passo indietro persino coloro che, subito dopo aver concluso l’arduo compito di critico musicale di Sanremo, sono improvvisamente diventati virologi decani dello Spallanzani, affidandosi alle decisioni del governo e chiudendo, almeno per una volta nella vita, la tastiera e la bocca.

A Bergamo oggi c’era il sole, ma non sarebbe stato necessario: quando gioca l’Atalanta, a Bergamo, non fa mai freddo.

Matteo Giorgio Barbato | Bergamo, 11 marzo 2020

Matteo Barbato

matteo.barbato@superpista.it

Bergamasco classe 1998, studente di scienze della comunicazione. Sconfinata passione per le automobili, con un debole per quelle d’epoca. Ferrarista. Sono un ossimoro. Sono passionale e facilmente emozionabile.

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