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Auto & Moda: il binomio perfetto? - Superpista
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Jeremy Scott

Auto & Moda: il binomio perfetto?

«Piace alla gente che piace». Chi l’avrebbe mai detto che una frase tanto semplice come questa, che sul finire degli anni ’80 imperversava nelle TV di milioni di italiani come un mantra, avrebbe evocato a distanza di 30 anni ancora le stesse emozioni? Coraggio, diciamoci la verità: all’epoca nessuno avrebbe scommesso (complici le vendite non proprio entusiasmanti dei primi tempi a causa di un prezzo di un listino elevato e di audaci elementi di design come la coda tronca ed il portellone piatto nero) sull’importante successo commerciale che da lì a poco avrebbe travolto l’Autobianchi Y10, in Italia e non.

La “piccola ammiraglia” (dico piccola perché la grande era la Thema, spesso usata come seconda auto, o prima, in base alle esigenze) si fregiò fin da subito del titolo di utilitaria chic, diventando particolarmente apprezzata dal pubblico femminile – che ancora oggi continua ad apprezzarla – così come da tutti quelli che in una city car cercavano finiture e dotazioni di auto di classe superiore. La Y10 fu tra le prime auto di massa a vantare numerose collaborazioni con stilisti, maison varie e magazine di moda, facendosi apprezzare non solo dal grande pubblico ma anche dagli esponenti di quella che ai tempi veniva definita “la Milano da bere”. 

Un matrimonio, quello tra la piccola utilitaria chic e il mondo della moda che dura da più di trent’anni, che ha saputo resistere a disastri politici, mode passeggere e che riesce a tener testa al fenomeno SUV, passando attraverso tre diverse generazioni (due a marchio Autobianchi dal 85-95, Lancia dal 95 in poi) e trentadue serie speciali. Ieri come oggi, chi desiderava sedersi al volante di una piccola utilitaria elegante, comoda e (relativamente) economica pensava ad una sola auto: la Y10! Fin dagli esordi, la piccola utilitaria chic e il mondo della moda sono andati “a braccetto”. 

Uno dei migliori risultati di queste collaborazioni fu la bella (e oramai rara) Y10 MISSONI. La collaborazione con il noto stilista – avvenuta nel ’88 – diede alla luce una delle Y10 più eleganti di tutti i tempi. Il Blu Memphis metallizzato della carrozzeria in contrasto col portellone posteriore nero e l’aggiunta degli sticker ai lati delle fiancate nonché dei pregiati e colorati tessuti interni, rendeva la piccola Y10 una vetturetta ancora più sfiziosa, più desiderata e più esclusiva, oltre a fare il verso ad auto di segmento superiore.

Tuttavia, poniamo caso che la Missoni fosse stata troppo elegante per voi, in quanto magari eravate dei figli di papà che ancora non erano arrivati ai 30 e volevate una Y10 dalla caratterizzazione più sportiva. Su cosa puntavate restando sempre fedeli alla Y10? Beh, sulla Y10 Fila, ovvio. 

La collaborazione con FILA, famoso marchio di streetwear molto in voga tra i giovani (e non) nei mitici anni ’80 (adesso resuscitato a colpi di marketing e capitali cinesi), è riuscita a tirarne fuori il carattere sportivo, riportando sia all’esterno che all’interno colori e stilemi del marchio. Con l’aggiunta del portellone a tinta unita.

In epoche recenti, la Lancia Y ha continuato il percorso intrapreso con la sua progenitrice, inanellando collaborazioni con celebri maison e designer. Un esempio è la Y ELLE, nata dalla partnership con la nota rivista di moda femminile, avuta a più riprese nel 2010 e poi nel 2014.

Tra le serie speciali più recenti ricordiamo la “MYA” del 2016 (il nome evoca quello della Y10 Mia, tutt’altra roba se dobbiamo dirla tutta), che si distingueva dalle altre per il maggior uso di materiali pregiati (tra cui Alcantara e tessuto effetto Denim) per gli interni e per le due inedite tinte carrozzeria: il pastello Grigio Ardesia e il tristrato Grigio Lunare. La caratterizzazione estetica di questa versione speciale era affidata a piccole amenità stilistiche (di dubbio gusto rispetto a quanto ci avevano abituato sobrietà ed eleganza della Y10) quali ad esempio la finitura satinata per la griglia del paraurti anteriore, per la griglia inferiore, per le calotte degli specchietti, per le maniglie e ovviamente il logo “Mya”, quasi a volere scimmiottare i fasti del passato. Ma questa è un’altra storia.

A parte mamma Lancia (e ai tempi Autobianchi), parecchie sono state le collaborazioni tra le case automobilistiche e le maison. Tuttavia, non sempre il connubio auto-moda è stato sinonimo di buon gusto. Ad aprire le danze alle collaborazioni che sarebbe meglio dimenticare chiuse in un cassetto (buttando via la chiave) non può non essere citata Citroën che, nel 2004, collaborò con la celebre casa di moda D&G. Ogni particolare dell’auto venne curato nei minimi dettagli dagli “stilisti” della casa, che posero la loro firma dall’aspetto abbastanza posticcio su portellone posteriore, cambio e cruscotto.

E che dire di Jeremy Scott? Il celebre stylist di Madonna, conosciuto per la sua fissa con le ali (le ha messe alle sneakers di Adidas, agli orologi Swatch e a tanti altri oggetti) ha tentato di contagiare anche la Smart, donandole un paio d’ali e rendendo l’aspetto quantomeno singolare. L’allestimento singolare prevedeva l’applicazione di due ali in resina sui montanti posteriori, sui gruppi ottici e l’esclusiva tinta “ALU-BEAM” più la firma del caro Jeremy sulla cellula TRIDION. Purtroppo, complice il costo (elevato) del kit e il suo aspetto stravagante (sicuramente dovevi peccare un po’ di senso del pudore per andarci in giro) non ebbe nemmeno una minima parte del successo sperato e cadde presto nel dimenticatoio, diventando uno dei tanti “epic-fail” a cui purtroppo l’industria dell’auto ci ha fatto assistere.

Ultima ma non ultima a livello di “importanza”, come non ricordare la mitica 500 by Gucci, ulteriore pacchiano esempio di collaborazione tra automaker e maison di moda, nata da un incontro all’ora di pranzo tra il poliedrico Lapo Elkann e Frida Giannini? 

E adesso, con un po’ di malinconia per i mitici ’80, la Y10 e le cassette, vi saluto e torno a guidare. La Y10. Che piace. Perché io piace. E voi piace?

Questa cosa ricorda un po’ Io? Clio! Ma sulla Clio, si parla soprattutto di televisione…

Luigi Di Genova | Pozzallo, 13 Marzo 2020.

luigi di genova

luigi.digenova@superpista.it

Classe ’93, un diploma in meccanica e un master in meccanica industriale, Luigi cresce negli anni novanta a pane e Quattroruote e diventa presto un cultore di auto di ogni epoca. Nel tempo sviluppa una particolare inclinazione alle storiche e nello specifico alle youngtimer, che hanno accompagnato la sua infanzia prima e la sua adolescenza poi. Cresciuto sul sedile di una Y10 grigio quarzo del ’91, oltre a quest’ultima, nel suo garage trovano posto una Fiat 126 del ’76, una Fiat X1/9 del ’77 nonchè una giovane e anomala Opel Corsa Turbo del ’18.

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