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Medici in prima linea - Superpista
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Maserati Medici II

Medici in prima linea

Si, il titolo di quest’articolo è di una cringeria terrificante, ma non è una colpa se:

  1. la Medici fu il prelude di una serie di opere di Giugiaro.
  2. senza la Medici, non ci sarebbe stata la DeLorean, quindi nemmeno “Ritorno al Futuro”.
  3. la Medici fu la prima della prima, ma anche il primo prototipo a essere proposto in 2 varianti, a distanza di 2 anni.

Quarto e ultimo punto, non degno di elencazione: volevo fare il medico, oltreché l’architetto. Ho optato per la seconda ipotesi, ma non mi sono ancora laureato in un benamato nulla, perché lavoro ininterrottamente dal 1997, ergo, bando alle parti autobiografiche, se non in un’altra postilla lungo lo scorrere breve di queste righe notturne (non in quel senso), la Medici ha tanti motivi per essere riscoperta e raccontata, almeno un minimo, almeno sotto aspetti di cui ancora nessuno, probabilmente, vi ha ancora parlato.

La storia della Medici è un caso unico, nel mondo dei prototipi e degli studi di Stile, perché ha avuto una sorta di vita virtuale, parallela alla realtà e al panorama automobilistico del momento in cui venne introdotta, e si parla del 1974.

La prima Medici, in particolare, era di un bel verde settantesco, color Montagne Verdi metallizzato, unico colore alternativo all’arancione, se si decide di pensare a qualcosa di tipico di quel periodo. Un verde che contrastava alla perfezione con le enormi superfici vetrate, fuori dal comune, che trovavano qualche riferimento solo nella Lamborghini Marzal, di Marcello Gandini. Tutt’altra matita, spesso però assimilabile a quella di Giugiaro.

Il tetto della Medici, in vetro, era un elemento nuovo, nel panorama di quegli anni, che sembravano aver dimenticato gli eccessi dei ’50 e le ispirazioni UFO, ma anche la Space Age, di molto successiva. Sembrava che, dal ’67 in poi, puntare sulle superfici vetrate fosse diventato un divieto, mentre la Medici rompeva questo schema. Altra caratteristica: una linea di cintura alta e una carrozzeria a Due volumi, inusuale per una super ammiraglia ad alte prestazioni. Nello stesso anno, è vero, Robert Opron svelava, per così dire, la CX.

La CX non era altro che una BMC 1800 opportunamente allungata e resa più importante, e la BMC 1800 risaliva al 1965.

La Medici era una visione, un’anticipazione netta di quello che sarebbe arrivato di lì a 5 anni, per illuminare tutti gli anni ’80. Il disegno della prima serie, con i fari a scomparsa, era ancora legato in qualche modo agli stilemi della Maserati Indy, dalla quale riprendeva il motore, e contava su finiture lussuose, ma mai quanto quelle della Medici II. Ed è proprio sulla Medici II, del 1976, che posizioneremmo maggiore attenzione, anche perché sulla Medici del 1974 ne parleremo in un altro articolo, comparandola a un altro capolavoro, diametralmente opposto.

La Medici II si presentava meglio della prima proposta, perché vantava un frontale molto più studiato e caratterizzante, aerodinamico ma importante al tempo stesso. Insomma, era una Maserati, e la si riconosceva, e quel disegno sarebbe stato l’elemento fondante per la Quattroporte e la successiva Biturbo, entrambi successi mondiali, nonostante le pecche di gioventù di cui tutti parlano, la facilità all’autocombustione della seconda e le finiture vagamente alla veloce di entrambe. Limiti risolti in breve tempo, ma rimasti nella memoria degli italiani, espertissimi nel demolire i propri figli migliori, e i propri prodotti migliori.

La Medici II, già dotata di radiotelefono e di ogni optional ipotizzabile soltanto per un decennio abbondante successivo, era quanto di più opulento e avanzato si potesse pretendere, nel 1976, In Due soli anni, Giugiaro stravolse, con relativamente pochi dettagli, quello che era già stato un successo di critica, tanto che il prototipo venne acquistato dallo Scià di Persia, Reza Pahlavi, amico fraterno del nonno dello scrivente.

Tuttavia, il caro Reza Pahlavi, se l’è goduta ben poco: meno di Due anni, come se il chiamarsi Medici II fosse un ulteriore presagio.

Difficile dire che lo Scià fosse fortunato, sia con le automobili, sia in amore, visto che si trovò costretto a sposarsi con Farah Diba, dopo una storia ben più importante ma molto triste, come quella con Soraya. Soprattutto fu il testimone del declino peggiore della Storia del Medio Oriente, come la rivoluzione, di impostazione sciita duodecimana, guidata dall’Ayatollah Khomeini.

Declino per il Medio Oriente, quanto per le conquiste della civiltà e di tutto ciò che è accaduto dopo i secoli bui del Medioevo. E dire che la Medici fu chiamata così proprio per omaggiare il Rinascimento… Se, per molti, l’Ayatollah Khomeini fosse davvero una sorta di santità, non è dato sapere o credere, e qui non ci si crede molto, perché la rivoluzione fu indotta e soprattutto poco chiara, ma è un miracolo, ammesso che si debba parlare per forza della prigione della Religione, o citarla di striscio, il fatto che la Medici II riuscì a salvarsi dallo sfacelo dei giorni in cui l’umanità assistette a qualcosa di sconvolgente, senza battere ciglio.

Trasportata prima a Baghdad e poi a Beirut, secondo una rotta a dir poco controversa e piena di buchi temporali, la Medici II riuscì ad essere imbarcata, nonostante la guerra civile fosse all’apice, in Libano. Così, come se nell’81 l’Israele sganciasse poche bombe.

Oggi fa parte della collezione del Louwman, un museo olandese, ça va sans dire, perché in Italia non rimane mai un tubo, ed è lì a testimoniare un’epoca in cui i designer potevano ancora dire qualcosa di nuovo, su meccaniche semplicemente perfette, con una cura qualitativa e costruttiva da produzione in serie.

Lo stesso coraggio che dette vita a modelli di enorme successo, ispirati direttamente alla Medici II, come la Lancia Delta, introdotta nel 1979, la Maserati Quattroporte e la chimerica e controversa, quanto icona nel vero senso della parola, DeLorean DMC12, morta nel momento in cui avrebbe potuto iniziare ad avere successo, in quel 1985 che la consacrò a simbolo del Futuro.

La Medici, ma soprattutto la Medici II, è tutto questo: Rinascimento e Futuro.

Circa i luoghi in cui ha vissuto, per il breve tempo in cui è appartenuta a qualcuno, non si può dire che le cose siano andate bene, anzi. Solo il Libano ha vissuto un po’ di anni di riscatto, ma non tornerà mai ai livelli del 1967, anno in cui Beirut raggiunse il massimo prestigio, tanto da offuscare Montecarlo.

Enzo Bollani | Inverigo, 13 Marzo 2020.

Enzo Bollani

enzo.bollani@superpista.it

Enzo Bollani nasce a Milano in una sera di maggio del 1981, quindi può definirsi un Youngtimer. Progettista, Musicista e organizzatore, ha esordito nel 1997 nel mondo della Televisione e della Discografia, lavorando principalmente in Rai e con artisti del calibro di Adriano Celentano, Lucio Dalla e David Bowie. Avrebbe voluto essere Architetto a tutti gli effetti, ma al momento disegna biciclette. Opera principalmente a Milano, ma è costantemente in movimento. Ha inventato questo simpatico sito, oltretutto.

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