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l'anfibio col casco giallo - Superpista
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Ayrton Senna. Montecarlo, 1984.

l’anfibio col casco giallo

In una delle tante interviste che ha rilasciato la sorella Viviane, uno di quei bellissimi ricordi che ha del fratello, racconta un evento che spiega tante cose: Ayrton era un bimbo, ma già invaghito del suo piccolo go-kart con cui si dilettava in corse amatoriali in giro per la regione di San Paolo; Viviane racconta che un giorno, di ritorno da una gara, il piccolo Ayrton piangeva perchè non solo aveva perso, ma era stato doppiato, stracciato, umiliato. Quel giorno pioveva e Ayrton, per la prima volta, aveva guidato il suo piccolo mezzo da corsa su una pista bagnata e il risultato non fu per niente buono. Da quel giorno, racconta Viviane, Ayrton aspettava e sperava con tutto se stesso che cadesse qualche goccia di pioggia per poter prendere in tutta fretta il suo kart e correre in pista a migliorarsi sul bagnato. Neanche di fronte a acquazzoni impraticabili si fermava, anzi, più pioveva e meglio era, non esistevano condizioni di pista “impossibili” ma condizioni “sfruttabili” ai fini del proprio miglioramento. 

Passano anni, Ayron cresce, vince e firma un contratto come pilota di Formula 1; è il 3 giugno 1984, siamo in una grigia e molto piovosa giornata monegasca, sul circuito del principato i piloti non sono sicuri di voler correre, le condizioni sono rischiose, tanto da dover chiedere di bagnare la lingua d’asfalto che corre sotto il tunnel dopo il Portier, per evitare una troppa differenza di condizione d’asfalto: i commissari provvedono. Con un ritardo di circa un’ora prende il via la quarantaduesima edizione del Gran Premio di Monaco: Prost su McLaren, partito in pole, mantiene la prima posizione e scappa, seguito dalla Lotus di Mansell e dalla Ferrari di Arnoux; il primo dei brasiliani è Nelson Piquet, parte nono e guadagna due posizioni per un incidente, mentre lo sconosciuto Ayrton Senna, su Toleman, parte tredicesimo. Quel giorno, Ayrton, sarebbe potuto partire senza specchietti, sarebbero stati completamente inutili, perchè su quella pista stretta, tortuosa e soprattutto bagnata, il giovane debuttante di San Paolo era a proprio agio come fosse un inglese all’ora del the. Giro veloce dopo giro veloce, sorpasso dopo sorpasso, Senna si ritrova dietro alla nuvola d’acqua sollevata dalla McLaren-Porsche di Alain Prost. Gli appassionati sulle tribune, così come i muretti box, non si spiegano come sia possibile che col peggiorare delle condizioni, migliorino i tempi di quel casco giallo su quella macchina bianca sponsorizzata Segafredo, chi diavolo è quel ragazzino? 

Passaggio dopo passaggio, con condizioni di pista sempre più rischiose, Prost chiedeva insistentemente la sospensione della gara, sbracciandosi vistosamente sotto la direzione gara. Al trentunesimo giro, mentre Prost si sbracciava sul piccolo e curvo rettilineo monegasco che porta alla chiesa della Santa Devota, Senna si affianca e sorpassa il francese, ma il direttore di gara Jacky Ickx, sta dando bandiera rossa, la gara è sospesa: ha vinto Prost o ha vinto Senna? Se la vittoria si assegnasse al più meritevole, avrebbe vinto Ayrton, ma quel giorno Ickx e compagni diedero la vittoria a Prost, tra le polemiche e lo sconforto del team Toleman.

Il regolamento vuole che se una gara viene interrotta prima del completamento di tutti i giri previsti, i punti assegnati ai piloti siano la metà, quindi Alain quel giorno ne ottenne solo 4,5. Alla fine della stagione 1984 il francese perse il mondiale ai danni di Lauda per solo mezzo punto e Ayrton, ancora oggi, anche da Lassù, sta ridendo sotto i baffi.

Oggi Senna dal casco giallo avrebbe compiuto sessant’anni, ma forse è sbagliato usare il condizionale: le leggende non muoiono mai. 

Matteo Giorgio Barbato | Bergamo 21 marzo 2020

Matteo Barbato

matteo.barbato@superpista.it

Bergamasco classe 1998, studente di scienze della comunicazione. Sconfinata passione per le automobili, con un debole per quelle d’epoca. Ferrarista. Sono un ossimoro. Sono passionale e facilmente emozionabile.

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