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BMW R80 G/S: la prima maxi-enduro - Superpista
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BMW R80 G/S: la prima maxi-enduro

Checché se ne dica, la BMW R 80 G/S è una delle moto più innovative, belle, da vedere ma soprattutto da guidare, mai progettate nella storia del motociclismo mondiale. Perché? Presto detto:

la G/S (gelande/strasse in tedesco: fuoristrada/strada) viene presentata al mondo degli appassionati nel settembre 1980, ad Avignone, dopo circa Due anni di collaudi ad opera del centro prove BMW, guidato dell’ingegnere Laszlo Peres.

Prima di allora, non era mai stata pensata una moto da enduro dalla cilindrata superiore ai 500cc, che fosse adatta a lunghe e comode percorrenze su qualsiasi strada e con un passeggero a bordo, manutenibile nell’ordinario con estrema facilità.  Il motore che viene messo a punto appositamente per la G/S negli ultimi anni 70, è un bicilindrico boxer da 2 valvole per cilindro, raffreddato ad aria, da 797 cc, guarnito da due generosi carburatori Bing. Il ciò per erogare 50 cv a 6500 giri/min. che spingono la G/S ad una velocità massima di 168 km/h. Questo motore, situato in un telaio tubolare a doppia culla, è un vero e proprio prodigio meccanico, dall’erogazione sempre corposa, dolce e intensa, anche piuttosto vivace, se lo si vuole.

La bellezza e il carattere singolare di questo boxer possono esserne apprezzati con la consapevolezza che la moto che si ha fra i ciapet sia una delle più pure, meccanicamente sincere e sintetiche mai progettate. Non che si voglia cadere nel girone delle osservazioni scontate e, troppo spesso, usate inopportunamente, del tipo: “tutti i componenti sono pensati unicamente per la loro funzione” o, ancora peggio, nominare la corrente del “less is more”, dalla quale ne consegue, o ne dovrebbe conseguire, un atto progettuale lineare e non dispersivo, volto al togliere piuttosto che all’apporre orpelli, senza turbare quindi i sonni di Loos, ma questa motocicletta è davvero e innegabilmente tutto questo: essa è la materializzazione del pensiero razionale volto alla costruzione di un mezzo dal carattere estremamente puro e definito, scevro da eccessi e intemperanze progettuali. Un distillato meccanico e formale di altissima qualità, pensato per appagare i sensi dei motociclisti più esperti, che amano sentire, e vivere, fisicamente, il proprio mezzo. Ecco che l’esperienza di guida offerta da questa simpatica creatura teutonica approda nel confine più poetico del come si possa intendere la motocicletta, vicinissima, se non quasi totalmente congiunta, al suo archetipo più essenziale. 

il depliant della R80 G/S

Il baricentro bassissimo, unito alla capacità del cilindri contrapposti di raffreddarsi rapidamente, permette di condurre la G/S con estrema facilità e spensieratezza, quasi impensabili per un mezzo la cui massa a vuoto è di 192 kg. A questo proposito, chi scrive può confermarne l’efficienza anche in condizioni di fuoristrada piuttosto impegnative. Mi è capitato infatti di dovere percorrere un tratto in pendenza di circa 45 gradi, lunga una trentina di metri e con 15 litri di benzina nel serbatoio: la G/S si è comportata egregiamente, nonostante le Metzeler Tourance che avevo su, adatte, peraltro, a non più di qualche sterrato leggero. Gelande Strasse è la sua definizione. 

Il sound del 2 valvole per cilindro è deciso e gutturale: se al minimo, frutto di una carburazione mediamente grassa, si palesa quasi cardiaco, fra le curve la moto è agile e culla il pilota secondo i ritmi della strada, inebriandolo. Le percorrenze ideali su strada, per questa prodigiosa BMW, sono quelle miste, scandite da rettilinei e curvoni veloci. La mancanza della sesta marcia si accusa solamente nelle percorrenze autostradali, dove la G/S viaggia molto tranquilla ad una velocità di crociera di circa 115 km/h a 3000 giri/min. Con le borse montate è ancora più piacevole da guidare e ne si percepisce ancor meglio la fisicità fra le curve. La frizione è morbida e il cambio dalla corsa, lunghetta, va azionato con decisione. 

La manutenzione ordinaria è alla portata di chiunque decida di acquistare una G/S, purchè non lo faccia unicamente per il prestigio di possederne una, perché rimane comunque una BMW da puristi, e ripaga solo chi la ami veramente.

La BMW G/S, passando ai numeri, è stata prodotta in 21.864 unità, nelle colorazioni serbatoio bianco – para serbatoio azzurro e blu – sella arancio, serbatoio blu – para serbatoio arancio e azzurro – sella arancio. Molto più rare, invece, le combinazioni serbatoio azzurro – para serbatoio a strisce bianche – sella nera e serbatoio rosso – para serbatoio a strisce bianche – sella nera.

Nel 1984, BMW immette nel mercato la versione “africana” dell’R 80 G/S, prodotta fino al 1987: la Paris Dakar. Una delle moto più leggendarie e apprezzate dai collezionisti BMW.

Questa bellezza nasce con lo scopo di celebrare i Quattro successi della Casa nella Parigi-Dakar nel 1981, 1982, 1984 e 1985. Le ultime due vittorie furono conseguite dal pilota belga Gaston Rahier, il quale, tra l’altro, si rese disponibile per autografare personalmente i serbatoi di questa serie molto speciale, prodotta, secondo la rivista Motorrader, in soli 3190 esemplari. Questo esclusivo allestimento della R 80 G/S vede la moto subire alcune modifiche, fra le quali quali spiccano: serbatoio del carburante maggiorato, da 32 litri di capacità (contro i 19,5 litri della G/S normale) con due rubinetti benzina anzichè uno e livrea “Penthouse”, autografato da Rahier, sella corta monoposto arancione e dotata di portapacchi (viene fornita di serie anche la sella lunga due posti), mancanza delle fiancatine (i cui supporti sono coperti da capsule gommate), parafango posteriore bianco e marmitta cromata con protezione nera. Spiccano poi i pneumatici Michelin T61, con i quali vengono equipaggiate le prestanti dakariane; molto belli da vedere ma non particolarmente adatti alla guida su strada.

E’ facile che molte delle Paris-Dakar che si trovano sul mercato oggi, siano frutto di allestimenti successivi, cioè nate R 80 G/S e allestite solo dopo la Paris Dakar. Per ovviare a questo problema in maniera definitiva è possibile recarsi in BMW Motorrad e chiedere di interrogare il sistema, presentando il numero di telaio, che deve corrispondere al codice “con verniciatura speciale”.

l’autografo di Gaston Rahier, su una R80 G/S.

Le quotazioni della R 80 G/S e della R 80 G/S Paris-Dakar sono in assoluta e costante ascesa. Tali quotazioni si possono considerare, soprattutto per le R 80 G/S, ancora ragionevoli, tenendo conto della qualità costruttiva di questi mezzi e dell’impatto storico che hanno avuto nel mondo motociclistico.

Per un conservato in buone condizioni oggi sono richiesti dai 9.000 ai 12.000 euro, che arrivano fino ai 18.000 per la versione Paris Dakar. La reperibilità dei ricambi è alta e soprattutto in germania si possono fare acquisti a prezzi interessanti. Nei primi anni 2000 con 1000/1400 euro si poteva acquistare una Paris Dakar in condizioni ottime. In Vent’anni, si arrivati ad amare cosi’ tanto queste moto che la stima si è più che decuplicata. Possedere oggi una di queste creature significa essere testimoni di un’epoca motociclistica magnifica e ormai perduta, dove era normale progettare mezzi di trasporto affidabili e dalle componentistiche durature. 

Hubert Auriol e Christine Martin

Questa motocicletta, con la sua storia, ci lascia un insegnamento prezioso: ci ammaestra a guardare le cose sempre oltre le circostanze attuali e su come sia sempre possibile cambiare da un momento all’altro le regole del gioco.

Andrea Petterini | Milano, 1 aprile 2020.

Andrea Petterini

andrea.petterini@superpista.it

<div dir="auto">Andrea Petterini è un designer Milanese, innamorato delle sue idee e del suo pianoforte, benché la viva affezione per l’automobile sia nata poco prima di quella per lo strumento. Oggi collabora con svariate aziende per lo sviluppo di prodotti e ambienti innovativi, dove spicca la sua limpida filosofia progettuale: intendere la forma come strettamente legata al significato di un oggetto, che ne deve comunicare l’essenza. Dal 2020 fa parte della redazione di Superpista, dove racconta storie e antefatti di automobili e motociclette uniche, ponendo un’attenzione particolare sugli aspetti formali e costruttivi di esse.</div>

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