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Maledetta primavera - Superpista
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Ayrton Senna e la bandiera in onore di Ratzenberger

Maledetta primavera

Qualunque appassionato di motori, prima o poi, guarderà un campionato o almeno una gara di F1. C’è chi ne rimane colpito sin da piccolo e chi la segue sporadicamente, curioso di capire un po’ l’andamento di Ferrari o, più semplicemente, per seguire appassionatamente i dopo gara della nostra Federica Masolin nazionale. Ma non é questo il punto. Come accade di solito, da quella guerra fatta di tempi, gomme e ottani, primeggiano veri e propri dei che, ad ogni curva, ci fanno sognare ed emozionare anche a distanza di tempo. Il dio di cui tratterà questo articolo è purtroppo salito nell’Olimpo troppo presto: si parla infatti di Ayrton Senna.

Ayrton Senna nasce nella megalopoli brasiliana di San Paolo, il 21 marzo del 1960.

La sua passione nasce verso i 4 anni, quando suo padre gli costruì un piccolo go-kart, che senza esitazione il piccolo Ayrton cominciò a guidare. Dopo una giovinezza passata tra gare in kart e affinamento delle sue doti e conoscenze meccaniche, fa il suo debutto nel 1973 sulla pista di Interlagos, vincendo la sua prima gara.

la Toleman di Ayrton, al Grand Prix di Montecarlo, nel 1984. In quell’occasione, nacque la sua leggenda.

La sua entrata ufficiale nella F1 è nel 1984 con la scuderia Toleman. Ricordiamo il gran premio a Montecarlo, sotto la pioggia, dove sfiora per un soffio la vittoria, la quale sarebbe stata raggiunta se l’allora direttore di gara Jacky Ickx non l’avesse interrotta. Nel 1983 entra in Lotus e vi rimane fino all’87. La Lotus è un’auto nettamente più competitiva, che lo arricchisce sia dal punto di vista di esperienza, che di guida. Nel 1988 passa in Mclaren, dove si darà grande battaglia con Alain Prost, come è noto. McLaren però comincia a diventare poco competitiva e così Ayrton, nel 1994, firmò il suo passaggio a Williams.

l’ultima gara di Ayrton Senna, corsa all’autodromo Enzo e Dino Ferrari, a Imola.

Di questo maledetto anno, ricordiamo tutti il GP di San Marino, terza gara del mondiale, corsa il 1°maggio nell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari. Fu definito il week-end nero per una serie di incidenti mortali, durante qualifiche e gara. Il tutto inizia sabato 30 aprile, quando la monoposto di Roland Ratzenberger, all’uscita del Tamburello, rompe l’ala anteriore, influendo così sulla deportanza aerodinamica e facendo sbattere la vettura sul muro, a 314 km/h. Ratzenberger riporta una frattura alla base cranica e, di lì a poco, un arresto cardiaco, che gli costerà la vita una volta arrivato in ospedale. Nonostante la bandiera rossa e il grave incidente, le qualifiche proseguirono in quanto il decesso dell’austriaco era avvenuto fuori dalla pista, e quindi non vi era la necessità di effettuare i rilievi, come da prassi. Nonostante la batosta per la perdita dell’amico, Senna corre ed in qualifica si piazza in prima posizione.

L’atmosfera in gara era davvero pesante, e a sentire più di tutti questa pressione è Senna, che però non si fece scoraggiare, anzi: sentiva quasi la gara in pugno, tanto da mettere nell’abitacolo della sua monoposto una bandiera austriaca da sventolare una volta finita la gara, in memoria del compagno Ratzenberger. Alla partenza ci fu un maxi incidente senza conseguenze, la monoposto di JJ Lehto si spense per un guasto tecnico e tutti coloro che erano nelle retrovie si tamponarono gli uni con gli altri. Le corsie box e partenza erano piene di detriti, si fece entrare la safety car ,scelta molto criticata in quanto avrebbe alterato alcuni parametri di temperatura gomme delle monoposto.

La gara però riprende, e Senna va fortissimo. Fino a quando, durante il settimo giro, il piantone di sterzo, modificato frettolosamente dai meccanici per volere dello stesso Senna, cedette durante la percorrenza della curva del Tamburello. La monoposto va dritta per la linea di fuga, a 310km/h il brasiliano tenta di frenare ma riduce solo la sua velocità solo a 211 km/h. Lo schianto fu violento, facendo rimbalzare la sua monoposto dal muretto alla pista. I soccorritori intervennero prontamente e constatarono la gravità della situazione. Il suo casco era stato trafitto da una scheggia proveniente dal braccio di sterzo, che gli bucò letteralmente la parte frontale del cervello, appena sopra gli occhi. Era esanime, perdeva sangue da naso e bocca ed aveva un importante trauma cranico. La pista fu posta sotto sequestro insieme al casco di Senna per i rilevamenti ma, 37 minuti dopo, la gara riprese. 

la monoposto di Ayrton, distrutta dopo lo schianto. Inizialmente, tutti pensarono ci fossero speranze, vedendo la sua testa scuotersi.

Senna fu preso e trasportato d’urgenza in elisoccorso. Durante il volo gli furono trasfusi più di 4 litri di sangue. Arrivato all’ospedale Maggiore di Bologna, cercarono di ristabilire il polso e far fronte alla insufficienza respiratoria, ed in seguito si ricucì la ferita di circa 4cm sopra l’occhio. Dopo però una serie di esami, si riscontrò l’effettiva gravità della situazione e dopo aver appurato l’irreversibilità del suo coma, alle 18:37 di quella maledetta domenica, Ayrton Senna ci lascia per sempre. I funerali si tennero il 5 maggio, a San Paolo, in Brasile. La morte di Senna però portò numerosi cambiamenti nel mondo della F1, un po’ come successe con Toivonen, nei rally: furono ridotte le potenze e inserite molte modifiche che aumentassero ancora di più la sicurezza, senza contare le innumerevoli modifiche sul piano ciclistico, per conferire più solidità e sicurezza a sospensioni, sterzo e maneggevolezza.

Di sicuro, questa morte si sarebbe potuta evitare, annullando il week-end di gara alla morte di Ratzenberg o all’incidente in pit lane, ma chi poteva sapere che sarebbe finita così? Eravamo solo spettatori inermi, di fronte alla potenza del fato. Senna ci lascia con delle importanti lezioni e tecniche di guida, ma con l’amara consapevolezza che più nessuno sarà come lui, in un mondo totalmente cambiato, a distanza di 26 anni.

Domenico Borrescio | Cosenza 2 aprile 2020


Domenico Borrescio

domenico.borrescio@superpista.it

Ciao a tutti mi presento sono Domenico, un giovane ragazzo di 18 anni con la malattia delle auto storiche e dei motori, abito in Calabria in un paesino di nome Lungro in provincia di Cosenza, spero tanto che i mie articoli vi piacciano.

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