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Il gene della 208? 106 e 205. - Superpista
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Peugeot 208 GT Line

Il gene della 208? 106 e 205.

La capostipite delle odierne piccole bombe francesi è la 106, e ora mi spiego meglio. Nell’ormai lontanissimo 1996, venne presentata la seconda serie della 106, mentre l’allestimento GTi fu introdotto l’anno successivo.

La 106 GTI riscosse immediatamente un enorme successo a livello commerciale, in tutta Europa. Furono subito lampanti le doti telaistiche della piccolina, che fu ampiamente usata in campo Motorsport per la sua economicità di acquisto e di elaborazione, nonostante in tempi moderni venga bistrattata e considerata spesso come un ferro vecchio, ma avremo altre occasioni per parlane.

Prima di lei venne presentata la 106 XSI, fortemente legata a livello estetico e tecnologico alla antecedente 205, e la già citata 205, di segmento superiore. All’origine di questa epopea, la semi-dimenticata 104 ZS.

la Peugeot 106 XSI, introdotta sul finire del 1991. Non era l’erede della 205, ma si affiancò nei listini, per tutto il 1992/’93. Dal ’94 al ’98, Peugeot contò solo sulla 106, per il segmento B.

Premettiamo che, sin dal 1921, Peugeot detiene i diritti di utilizzo della nomenclatura X0X, cioè qualsiasi codice a tre cifre con lo 0 in mezzo, che aveva la funzione di inglobare l’antiestetico foro della manovella di avviamento sulla calandra anteriore dei primi modelli dell’epoca dell’ottone, esclusiva che adoperò lungo tutta la sua storia, concedendo solo a Ferrari rarissimi permessi, e scatenando bagarre contro Porsche, quando osò presentare la 901, costringendola a chiamarla 911. No, non è la campagna statunitense dei giapponesi, ma ve la mostriamo lo stesso.

Quindi, tornando a Peugeot, potrete intuire che, nonostante a livello commerciale questa nomenclatura dei modelli favorisca il Brand e la sua riconoscibilità, a livello di cronologia ponga qualche domanda, un crescendo di confusione, spesso un mal di testa. Specialmente agli occhi dei meno esperti. In linea di massima, la prima cifra identifica il segmento di mercato, lo 0 è lì per retaggio storico e la terza cifra identifica la generazione. Con l’arrivo dei SUV, fu simpatica l’idea di aggiungere uno 0, come a sottolineare il maggior volume di questi modelli. Molti ancora non lo sanno, ma eccovi svelato quest’arcano. Ebbene si, anche la 1007 rientrerebbe in questa categoria, ma va detto che – almeno all’inizio – si pensava di utilizzare il doppio 0 anche per le monovolume. La 807 non ha fatto in tempo, perché è crollata la categoria, nel mentre, come un castello di carte in riva al mare, a Mont Saint Michel.

Ritorniamo nei tardi ’90: la 106 spadroneggia in campo Racing, nei parcheggi degli ipermercati e nelle sale giochi, ma ben presto diviene sorpassata, a livello di costruzione e design interni. La linea della carrozzeria è ancora bella e moderna, basandosi su proporzioni leggere e ben collaudate, ma troppo bassa e troppo legata ai retaggi della decade in cui è stata progettata: gli anni ’80.

Per gli ingegneri del Leone nasce una nuova sfida: dare una degna sostituta alla piccolina, che possa proiettare il marchio nel nuovo millennio con un prodotto appetibile, esteticamente appagante, e che possa mantenere il retaggio sportivo delle progenitrici. Stiamo parlando della 206, ufficialmente la bisnonna dell’attualissima 208. Auto dell’Anno 2020. La 206 fu pubblicizzata, tra l’altro con uno degli spot di maggior successo a livello mondiale: quello dell’indiano che si improvvisa carrozziere per far colpo su una lei, per intenderci, in pieno stile Bollywood. Successo mondiale, la 206 fu proposta in versione utilitaria, SW, Coupè convertibile e persino sedan, per i mercati un po’ così.

Anche se a livello commerciale e di marketing, quando nel 2013 venne presentata la 208 GTi, 1.6 da 200cv sviluppato in collaborazione con BMW, fu fatto leva sulle analogie con la mitica 205 GTi, andando ad alimentare la credenza che la nonna fosse lei, non esiste nulla di più sbagliato, perché tra 205 e 206 passarono quasi 20 anni, cruciali per il mondo automotive moderno. Ciò avvalora la tesi che, alla luce di quanto detto, la povera 106 abbia dato al nostro amato ambiente molto più di quanto si pensi, visto il successo che le piccole francesi hanno riscosso dai primi anni ’80 ad oggi.

la 205 GTi nel film “Veloce come il vento”, con Stefano Accorsi, testimonial della Casa del Leone, per il mercato italiano.

Per concludere, se la 208 è l’erede indiretta della 205, bisogna cercare nel suo gene anche la 106, perché è chiaro che la 108 non sia un’erede per la 106, ma un downsize in piena regola. Tant’è vero che, al momento dell’uscita di scena della 205, la 106 seppe sostenere anche il ruolo della sorella maggiore, per ben Quattro anni.

La 208, oggi, è il mix di entrambe le vetture, come ben evidenziato dal colore di lancio della GT Line, capace di evocare il Giallo Vermeer metallizzato della 106 GTi, il medesimo dell’esemplare del sottoscritto, che avete già imparato a conoscere ed apprezzare anche attraverso i nostri eventi, lungo le curve e i tornanti delle valli bergamasche.

Perché noi di SuperPista promuoviamo il nostro territorio, sempre e comunque, unitamente alle automobili di cui decidiamo di parlare, e che spesso ci suggerite anche voi lettori, sempre più numerosi. Grazie, per le idee che ci date e per i consigli.

A proposito: che ne direste se aprissimo un club esclusivamente dedicato alle GTi e alle piccole bombe francesi?

Antonio Giudici | Clusone, 3 aprile 2020

Antonio Giudici

antonio.giudici@superpista.it

Antonio Giudici a.k.a. toni 21 anni, bergamo. Appassionato auto sin dalla tenera età, operatore del settore da inizio 2018. Amante delle youngtimer, owner di una piccola e pestifera 106 GTi oro.

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