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Figuracce in F1: la Andrea Moda - Superpista
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Andrea Moda

Figuracce in F1: la Andrea Moda

Con il finire dell’era turbo in Formula Uno, sono arrivate in seguito alcune annate paragonabili agli
stravaganti anni Settanta, ovvero l’era dei “garagisti”: costruttori improvvisati che tentavano il tutto e per
tutto per tentare di scrivere il loro nome in qualche albo d’oro.

Fu così per Frank Williams, costretto a vivere in un ex magazzino di tappeti convertito in “quartiere generale”, e talmente ridotto al lastrico da gestire la comunicazione soltanto tramite telefoni a gettoni. Col senno di poi, nel suo caso ne valse la pena.
Le storie dei garagisti sono innumerevoli, alcune cadute nel dimenticatoio piu’ totale, e non ci si dovrebbe
stupire se qualche “team manager” di questi team, vivesse da clochard ormai da decenni.


Gli anni Ottanta furono quelli dei turbo, delle esagerazioni, perché era finita l’era dei Cosworth DFV messi a punto dal telaista di turno.

Fu l’epoca di motori dalle potenze unitarie stellari, di mezzi tanto prestanti
quanto fragili, ed ovviamente pericolosissimi.
Con il ritorno ai motori aspirati, per qualche anno, si assistette una sorta di “ritorno alle origini”. Per un
periodo tornò chi all’autodromo ci arrivava con un vecchio furgone, il gazebo, tante idee e la voglia di
potersi schierare in griglia con chi ci arrivava con Quattro TIR e la supercar per raggiungere la suite
imperiale a fine giornata. Fu il caso di Ernesto Vita e la sua fallimentare Life (prestazioni imbarazzanti, ma
tanto coraggio), la Coloni con il mitico 12 cilindri Subaru, ultimo ruggito del mitico Carlo Chiti.

E collaborazioni di entità cadute nel dimenticatoio già allora, come quella di Monteverdi con la Onyx.
La situazione, tra il 1989 ed il 1993, fu la seguente: tanti, troppi iscritti ai gran premi, motivo per il quale
occorre fare una scrematura dal primo giorno. Sono gli anni delle “prequalifiche”.

la Andrea Moda, sul circuito di Montecarlo, nel 1992 (quale annata, sennò?)


Ci furono team e piloti che, pur se iscritti al campionato mondiale, la griglia di partenza non la videro mai.
Altri ci arrivarono, e sarebbe stato molto meglio se ciò non fosse mai successo.
Siamo alla fine del 1991, ed un giovane imprenditore del settore calzaturiero, Andrea Sassetti, decide di
seguire le orme della famiglia Benetton, che dopo aver rilevato la Toleman sei anni prima, da un’esperienza
nata “tanto per provare nuove forme di pubblicità”, si ritrova ad avere una vettura che riesce a portare a
casa qualche GP e dar fastidio ai pezzi grossi. Andrea Sassetti, pur avendo una realtà industriale assai piu’
modesta dei Benetton, parte dalla sua Macerata con questa idea, un po’ megalomane, un po’ malsana.

facile intuire che nessuno sponsor fosse molto soddisfatto di essere posizionato su un simile disastro con le ruote. La Andrea Moda è un fenomeno folk, il sogno suicida di un megalomane.


La “Andrea Moda” è una scuderia iscritta alla stagione 1992. All’epoca dei fatti si sa poco o nulla: sembra (e
di fatto lo è) una di quelle tante realtà che, in quegli anni, spuntavano come i funghi. Se da un lato ci furono
personaggi come Ernesto Vita, dall’altro ci fu una densa folla di megalomani, pseudo industriali, geni
improvvisati, che bene o male si presentavano tutti con lo stesso formato: mega evento di presentazione
con coreografie spettacolari, monoposto che fluttuavano in aria e proclami di poter vincere l’impossibile
nel giro di Quattro, massimo Cinque anni. E puntualmente sul lastrico nel giro di quattro/cinque gare…
Il progetto Andrea Moda è tutto un minestrone di altre situazioni, di cose, di avanzi, di scarti, di trovate mai
andate in porto, che si concretizzano in una macedonia dalla difficile digestione: per prima cosa fa una
“buona azione”, ovvero assume tutto il personale Coloni impiegato per la F1. Coloni vuole abbandonare la
massima serie, e questa iniziativa cade a fagiolo.
Dopodiché, si rivolge alla Simtek Research (tristemente nota il 30 aprile di pochi anni dopo…) ed acquista
un telaio nato per un presunto sbarco in F1 da parte di BMW nel 1990, mai andato in porto. Acquista Dodici
motori 10 cilindri Judd e, come piloti ufficiali, Alex Caffi ed Enrico Bertaggia.

la vista anteriore della Andrea Moda S921. Gli sponsor c’erano. La macchina, no.

Fin da inizio stagione, le circostanze attorno alla Andrea Moda Formula cominciano ad assumere contorni
misteriosi:
compare a malapena una foto in bianco e nero della monoposto su Autosprint, in pochi hanno
idea cosa ne sarà.
Tanto per cominciare, in Sudafrica, prima tappa della stagione 1992, la Andrea Moda si presenta con due
vetture “di transizione”: delle vecchie Coloni rimaneggiate con un retrotreno fornito da Dallara, ed i motori
Judd, come da accordo.

L’esordio ha già dell’incredibile sin dal giovedì, durante una sessione straordinaria di
prove libere:
appena scesi in pista, arriva la squalifica da parte della federazione. Manca totalmente il
versamento dei 100.000 dollari, allora necessari all’iscrizione al campionato mondiale.
Il secondo capitolo del mondiale 1992 si svolge in Messico: ad arrivare in Messico sarà solo lo staff tecnico e
“qualcosa” delle vetture. Perché si, la logistica della squadra non è riuscita a far arrivare tutta la
componentistica. Tra lo staff scoppia il putiferio, e i due piloti levano le tende. Saranno
sostituiti da Roberto Moreno e Perry McCarthy (futuro “Stig” di Top Gear).

Perry McCarthy, noto a tutti come “Stig”, in Top Gear. Qui in posa con la sua Porsche 997 Turbo S.


In Brasile, finalmente, la Andrea Moda riesce a presentarsi con entrambe le vetture, e stavolta sono
addirittura le “nuove” S921. Ma le sorprese non mancano neanche qui: se Roberto Moreno può scendere in
pista, McCarthy ha la faccia tosta di presentarsi sprovvisto di superlicenza! Viene licenziato in tronco, e
fatto tornare Enrico Bertaggia. E Moreno, alla fine? Si becca 15 secondi gagliardi dall’ultimo classificato
nelle prequalifiche, e si sbaracca già da venerdì.

No, non è Vasco Rossi. Trattasi di Andrea Sassetti, un uomo molto coraggioso. Da Civitanova Marche, con furore.


Arrivano però altre grane dalla federazione: allora era consentita, salvo gravi motivi (morte o infortunio), la
sostituzione di massimo Due piloti a stagione. Torna McCarthy, ma Sassetti decide che costui dovrà
arrangiarsi. Verrà portato ai gran premi (in giro per gli autodromi sarebbe piu’ giusto dire) senza alcun tipo
di assistenza ed interessamento.
La vettura è un fiasco, colma di limiti aerodinamici e meccanici, e si becca costantemente ritardi degni di una
littorina diesel impegnata in tratte di provincia!

L’unico mezzo miracolo, se così lo vogliamo chiamare, arriverà a Montecarlo, dove Moreno riesce l’ardua impresa di far partire una Andrea Moda ad un GP, ultima.

il modellino della Andrea Moda, in vendita su Ebay a una cifra di gran lunga superiore al valore di una Andrea Moda vera:
https://www.ebay.it/itm/Spark-S3892-Andrea-Moda-S921-34-Monaco-GP-1992-Roberto-Moreno-1-43-Scale-/163289596321

Sarà un sogno che durerà appena 11 giri, prima che insieme al motore si spenga ogni entusiasmo.
I giorni successivi son fatti di litigi, disperazione, materiale che mancava. E col tempo verrà pure fuori che il
“buon” Sassetti arruolasse anche qualche volenteroso magazziniere calzaturiero per integrare lo staff che si
presentava ai GP.
In Canada arrivarono le monoposto, i motori no. Fece un’opera pia la Brabham, prestandogliene uno.
In Francia è l’unica scuderia a scontrarsi con uno sciopero dei trasportatori, nonostante le altre squadre
avessero beneficiato di un’apposita deroga ad hoc.

l’orribile logo Andrea Moda. Forse sarebbe dovuto bastare questo dettaglio, per squalificare una scuderia così inqualificabile.


Il ritratto della miseria si consuma in Gran Bretagna: il meteo è soleggiato, il clima afoso, caldissimo. Ma la
Andrea Moda si presenta solo con le gomme da bagnato! “Le altre le abbiamo finite!”
All’arrivo a Spa-Francochamps, il Sassetti troverà ad accoglierlo la polizia belga che, tramite un mandato di
cattura internazionale partito dall’Italia, lo ammanetta. Le accuse: numerosi insoluti verso i fornitori,
false fatturazioni ed una menzione come “danneggiamento della reputazione sportiva”.
A Monza non potrà presentarsi, per espressa richiesta della federazione, che ne vieta in via definitiva
l’accesso alle competizioni!
Alcuni resti delle monoposto rimangono ora nel ristorante di famiglia di Sassetti, ed una vettura dichiara di
possederla tuttora, tanto da utilizzarla saltuariamente durante qualche sessione aperta, a Misano.

Ed è storia recentissima un suo presunto arresto, le cui dinamiche non sono del tutto chiare.

era molto strano vedere una Andrea Moda, in pista. Successe veramente, tuttavia. Pare incredibile.

A distanza di quasi Trent’anni ci si meraviglia quasi, di fronte ad un progetto tanto megalomane quanto
campato in aria. Fa sorridere pensare che solitamente un’impresa che punta al Motorsport come mezzo
promozionale, pensi a forti sponsorizzazioni magari in categorie “minori”, al massimo qualche livrea nelle
massime categorie. La Andrea Moda, realtà semi sconosciuta ai piu’, puntò invece diretta a farsi un team di
Formula 1 bello e completo: cose degne di un Benetton! Altri tempi.


L’intero pacchetto tecnico viene rilevato da Adrian Campos e Jean-Pierre Mosnier, rinominando il tutto
“Bravo F1 Espana”:
Mosnier morirà di cancro nel giro di poco, e ne seguì un’altra vicenda intricata, sino a quando
la federazione non venne a conoscenza delle prestazioni disastrose di quest’ultima “evoluzione”.
Una sola cosa ci dispiace, alla fine di questa triste storia: che perlomeno sia riuscita a prendere parte a un
gran premio. Cosa alla quale, Ernesto Vita, con la sua innovativa Life F1 con motore a tre bancate, non è
mai neppure riuscito a sfiorare. E poi dicono che il karma esiste…

Enrico Martinello | Cittadella, 8 aprile 2020

Enrico Martinello

enrico.martinello@superpista.it

Cresciuto nella ridente Cittadella, Padovano come le galline, Enrico è un personaggio eclettico e piuttosto vulcanico. Cultore di ferracci sin dalla tenera età, al punto di rifiutare fermamente uno scooter automatico a 14 anni, in favore della Vespa del nonno. Appassionato di Alfa Romeo, ma che disprezza il mondo degli alfisti.

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