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Dimenticarsi gli affaroni? - Superpista
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Alfa Romeo 75 Turbo America

Dimenticarsi gli affaroni?

Analisi e considerazioni sul mondo delle auto vintage post Coronavirus. Parte 1. Il “to be continued” è d’obbligo.

Partiamo dal presupposto che di Economia non sono l’esperto e che, anche se chi sta scrivendo lo fosse, difficilmente è possibile leggere ciò che accadrà nell’imminente futuro: si leggono un sacco di PARERI, basati perlopiù su teorie, supposizioni, teoremi personali. Forte flessione momentanea? Recessione contenuta in questo semestre? Depressione destinata a durare anni? Anticamera di un boom? Si sta leggendo di tutto, e credo che in ogni teoria ci sia certamente qualcosa di reale, ma anche moltissime panzane.

Un tema che finora in pochi hanno affrontato è quello del mondo delle auto storiche: un tema sul quale finora si è discusso soltanto in qualche gruppo dedicato, o al massimo si è visto affrontare da giornalisti del settore, che spesso e volentieri non han fatto altro che cavalcare luoghi comuni, punti di vista economici discutibili. In realtà, basta avere soltanto un po’ di osservazione attenta su ciò che è successo nell’ultimo decennio, sbugiardando anche tanti paradossi che molti “esperti” del settore continuano imperterriti a non guardare. Evidentemente sanno che al pubblico bisogna dire ciò che si vuol far sentir dire…

Questa analisi parte dalla domanda che molti appassionati si stanno facendo: Scoppierà “la bolla”?

La risposta veloce è “no, anzi”, e se volete le considerazioni continuate a leggere. Altrimenti andate a leggervi l’ennesimo peracottaro che vi dirà che i soldi stanno finendo e che torneremo a prendere i Porsche raffreddati ad aria alle stesse quotazioni del 2006, basta solo che manteniate il vostro lavoro, ed il gioco è fatto. Nulla di piu’ sbagliato.

Le auto storiche, quelle di maggior pregio, negli ultimi anni sono diventate a tutti gli effetti dei beni rifugio. La crisi di fine anni Duemila ha stimolato molti business man ad essere piu’ “creativi”, cercare nuovi campi di battaglia dove investire: le auto storiche son capitate a fagiuolo. Il mondo dei possessori di storiche è ormai fatto da un 90% di affaristi, il resto sono appassionati o di chi le ha trovate in eredità. 

In tutto ciò, internet ha giocato un ruolo fondamentale: è stato un fiorire di testimonianze, filmati, foto, che hanno contribuito a far riaffiorare dei miti che erano ormai affossati nelle sabbie del tempo.

Prendiamo l’Alfa Romeo Giulia GT, in tutte le declinazioni: un modello iconico, una pietra miliare. Ma ormai divenuto sconosciuto ai piu’, all’alba dei social network. Dopodiché si è assistito alla creazione di un mito, ad una santificazione postuma: sono apparse vecchie pubblicità, esemplari perfettamente restaurati sono comparsi in book di moda, film rievocativi, non sono mancati i vip di turno che han cominciato a presentarsi ad eventi mondani con queste auto, come pure quelli che han mostrato di averne diversi esemplari in garage. Il tutto condito da aste milionarie a Pebble Beach, la crescita a dismisura di eventi fieristici come quello italiano di Padova, con la costante presenza di grosse agenzie d’asta, tra cui Sotheby’s.

Il mercato delle auto storiche ha poco a che fare col mercato dell’Auto in strictu sensu: è piu’ paragonabile a quello delle opere d’Arte, degli orologi di lusso, dei vini d’annata: parliamo di beni presenti in quantità limitata. Situazione diametralmente opposta alle case automobilistiche che si ritrovano ora con depositi zeppi di auto invendute, e con delle reti vendita inattive. Sono Due mondi che non hanno nulla a che fare.

L’auto storica, per i piu’, è diventata un oggetto di investimento. E spesso basato su mode, su luoghi comuni, su miti e croste costruiti ad hoc. La Maserati Biturbo non decolla nelle quotazioni perché, per il sapere comune, è un bidone. Ma non è che una Delta Evoluzione fosse quessto gioiello di affidabilità. Cercare una Biturbo “apposto” è una mossa molto piu’ intelligente di quanto sembri, specie se si cercano tutte quelle qualità che ogni appassionato di storiche dovrebbe cercare: fascino, sonorità, suggestioni, e tutte quelle caratteristiche che rendevano un’auto diversa da un’altra. 

“La gente non avrà piu’ soldi, e le storiche sono un bene superfluo e si svaluteranno”, si sente dire.

Niente di più falso. I soldi stanno semplicemente uscendo da tasche molto capienti, per entrare in altre tasche altrettanto grandi. Chiamasi speculazione.

Esempio modello base: se un ristoratore ne sta perdendo, un farmacista ne sta guadagnando anche per quel ristoratore. E nello specifico, i farmacisti interessati alle storiche non sono affatto cosa rara (l’unica Alpina B12 in Italia di cui conosco l’esistenza, appartiene proprio ad un farmacista). In soldoni: ci sarà sempre qualcuno disposto a spendere cifre folli, anche piu’ di prima. E piu’ dovesse durare la situazione, piu’ questi prezzi son destinati a salire: guardacaso, la leggera flessione delle quotazioni avvenuta recentemente, è capitata dal 2015 in poi, annate nelle quali l’Automotive, a livello globale, ha macinato numeri da record. 

In conclusione, una risposta non la possiamo dare; possiamo però affermare con certezza una cosa: niente miracoli, niente crollo dei prezzi. Poco ma sicuro. Il resto dipenderà dalla durata e dagli effetti di questa fase, ed in ogni caso è meglio sperare che vada tutto per il meglio, che a fine 2020 ci si ritrovi in una situazione di netta ripresa, altrimenti ci troveremmo di fronte all’ennesima corsa al rigonfiamento dei prezzi.

Ma per i veri appassionati non è il caso di disperarsi: basta essere analitici, non fermarsi al marchio di appartenenza, e ci sarà sempre qualche bella auto poco celebrata, poco considerata, tecnicamente interessante. Basta solo saperle cercare, perché gli esempi sono i piu’ svariati. 

Del resto, mai come ora, abbiamo capito che l’importante è muoversi divertendosi, e non solo fare il tragitto casa-supermercato. Il resto, in fondo, son solo capricci! O forse no?

Enrico Martinello | Cittadella, 13 aprile 2020.

Enrico Martinello

enrico.martinello@superpista.it

Cresciuto nella ridente Cittadella, Padovano come le galline, Enrico è un personaggio eclettico e piuttosto vulcanico. Cultore di ferracci sin dalla tenera età, al punto di rifiutare fermamente uno scooter automatico a 14 anni, in favore della Vespa del nonno. Appassionato di Alfa Romeo, ma che disprezza il mondo degli alfisti.

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