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Bach, Glenn Gould e una Continental - Superpista
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Bach, Glenn Gould e una Continental

In queste righe si tenterà di definire il rapporto profondo che è esistito fra un pianista canadese, la musica e la sua automobile, per avventurarsi poi nella comprensione della singolare necessità di guidare dell’uomo. Il pianista in questione è Glenn Gould e l’automobile di cui si parla è la sua Lincoln Continental Sedan del 1978, nera, come il pianoforte Steinway che suonava, e con il quale ha registrato praticamente tutte le opere musicali di Bach, dove spiccano “l’Arte della fuga” e le “Variazioni Goldberg”

La prima, nell’originale titolo in tedesco, “Die Kunst der Fuge”, è una raccolta di composizioni senza indicazioni sulla strumentazione, formata da Diciannove fughe. E’ riconosciuta come una delle opere più articolate e complesse mai scritte per uno strumento ed è universalmente considerata uno dei vertici più alti mai conquistati nell’intera storia della musica. La seconda è un insieme di Trenta variazioni su un’aria (un tema musicale semplice) e risulta un prodigio artistico tanto appagante all’ascolto, quanto assai ostico nell’esecuzione, la quale, in media, si protrae per circa Cinquanta minuti.

E’ nota l’ammirazione di Sergio Marchionne per le interpretazioni pianistiche di Glenn Gould e, in particolare, per la sua versione delle Goldberg, ritenute dall’ex direttore di FCA come la perfetta combinazione fra equilibrio sonoro, misura timbrica, intensità emozionale scaturita e, soprattutto, grande sapere esecutivo. In particolar modo se confrontando le Due registrazioni delle Goldberg del pianista canadese, avvenute rispettivamente all’inizio e alla fine della sua carriera pianistica, che lo vide scomparire fin troppo prematuramente. Marchionne ha intuito la bontà e la grandissima qualità delle interpretazioni di Gould (delle quali ne si consiglia vivamente l’ascolto) riconoscendole come una vera e propria benedizione artistica e umana, e ne evidenzia un tratto cruciale: l’ultima registrazione, avvenuta un anno prima della morte di Gould, del 1981, rispetto alla prima incisa in giovane età “è più lunga di una ventina di minuti, i minuti che racchiudono il senso di una vita”.

la Lincoln Continental di Glenn Gould. Da notare la terza luce laterale, ovale, inserita idealmente in una capote, anche se il tetto è rigido e rivestito in vinile.


Glenn Gould amava le automobili e possedeva una imponente Lincoln Continental, con la quale si muoveva nella sua Toronto e sfrecciava nelle notti di fervente ispirazione, per poi fermarsi ad una cabina telefonica per telefonare ad un amico. Gould era un uomo dall’indole solitaria che, di rado, soprattutto negli ultimi anni, si concedeva alla compagnia fisica di altri individui. Questo non può dirsi per gli addetti alle registrazioni della CBC, con i quali passava lunghe e produttive giornate in studio, tant’è vero che Gould lasciò l’attività concertistica molto presto, per dedicarsi unicamente alle sessioni in studio.

la Lincoln Continental è stata caratterizzata, per quasi tutti gli anni Settanta, dai fari anteriori a scomparsa. Una scelta stilistica molto raffinata.

Tornando alla Lincoln, si può dire che si trattasse di una berlina americana in piena regola: misure ragguardevoli, lusso ben evidente e motore V8. Basti pensare che, nel 1972, la Lincoln ottenne il titolo di vettura più lussuosa della categoria ex aequo con la Cadillac Eldorado e, in seguito alla riduzione della grandezza delle vetture da parte della General Motors, essa rimase l’azienda produttrice delle vetture più grandi sul mercato, e rigorosamente a longheroni.

Nel 1979, fu introdotto un pacchetto opzionale comprensivo di tettuccio apribile e tappezzeria in cuoio, che portava il prezzo di questa vettura a 22.000 dollari, vale a dire una cifra astronomica, per l’epoca. Nel 1978, il motore di base montato sulla Continental era un V8 a valvole in testa da 6,6 litri, e offriva 166 cv di potenza. Un V8 opzionale, da 7,5 litri, portava la potenza a 210 cv. Ambedue le versioni erano dotate di cambio automatico SelectShift a Tre velocità.

il posteriore della Continental è molto American Style. Tuttavia, dall’inizio degli anni ’70, si perde la moda della ruota di scorta inglobata nel bagagliaio

Ora, non si hanno notizie certe su quale fosse il motore montato sulla Lincoln di Gould, ma non si può escludere che egli disponesse proprio della versione potenziata, viste la sua attitudine di guida alquanto “allegra”. La suddetta Lincoln era equipaggiata, per l’appunto, con un motore V8 a due valvole per cilindro, da 7538 cc e capace di erogare 210 cv a 3800 giri/min. Come è noto, la peculiarità di questi grandi e robusti motori americani riguarda proprio la capacità di disporre di un’alta coppia motrice, già a bassissimi giri. In questo caso, si parla di 477 NM a 1600 giri/min, che andava a scontrarsi, non troppo duramente, con il peso della vettura, pari a 2200 kg.

Stupisce poi la capacità di carico del bagagliaio, di 600 litri (una Range Rover, nel 2020, dispone di un vano da 550 litri). Per quanto concerne le vendite, la Lincoln in versione Sedan veniva venduta, nel 1978, in 67110 unità, mentre la versione Hardtop Coupé in soli 20997 esemplari. Questi sono i tratti distintivi dell’auto di Glenn Gould.


L’intimità fra Gould e la sua Lincoln si palesava principalmente durante la notte. Molto spesso, infatti, si avventurava per le strade semi deserte, tipiche delle ore notturne, per ricercare quel distacco “estetico” tipo del suo temperamento, che non prevedeva, se non di rado, compagnia o distrazione alcuna. La ricerca che Gould metteva in atto nasceva proprio da un’accesa esigenza di isolamento, dalla necessità di dedicarsi totalmente al contatto con il proprio se, al fine di ottenere la limpida e concentrata relazione con le Idee.

Il guidare forte accresceva in lui lo stato d’estasi. Incentivava la sua mente a elaborare rapidamente informazioni utili alle sue interpretazioni musicali o alle sue Idee compositive, e senitrle vive dentro di se. La velocità, la sicurezza, la potenza del V8 messe a disposizione dalla sua Lincoln lungo quelle strade vuote, permettevano alla musica di prendere vita nella mente di Gould. Ecco che la purezza del fluire mentale aquisisce sempre più corpo e, nell’esaltazione massima, le Idee sgorgano come un fiume in piena nella mente del genio, acquisendo la forma tanto bramata. Una volta concluso il processo creativo, Gould era solito accostare ad una cabina telefonica per contattare un amico, protraendosi nella conversazione per delle mezz’ore, raccontando con fervore, e obbligata distanza debita, l’intensissima esperienza appena vissuta. 

Glenn Gould, negli anni Cinquanta, in studio di registrazione.


La notte, il silenzio, il contatto con il proprio io e con l’es, visto che si parla di un artista, uniti alla meccanica viva dell’automobile, sono i componenti necessari per l’esaltazione dell’uomo, di un certo tipo di uomo.

Quello della guida è un bisogno antico, insistente e tremendamente appagante se accolto a dovere, ma che finisce sempre con la necessità di essere nuovamente esperito, proprio come avviene con ogni piacere che si rispetti.


Glenn Gould guidava forte ed era poco attento al traffico, a detta di quei pochi che erano saliti in auto con lui. Lamentavano la sua mente “assente” durante la guida, o almeno cosi’ veniva percepita dagli occhi dei profani. In effetti, qualche rosso lo prendeva e, a tali accuse Gould ribatteva cosi’: “Suppongo si possa dire che sono un guidatore distratto… È vero che a volte ho attraversato  un certo numero di semafori rossi ma, d’altra parte, mi sono fermato a molti semafori verdi, ma non mi sono mai preso il merito per questo”.

Andrea Petterini | Milano, 15 aprile 2020.

Andrea Petterini

andrea.petterini@superpista.it

<div dir="auto">Andrea Petterini è un designer Milanese, innamorato delle sue idee e del suo pianoforte, benché la viva affezione per l’automobile sia nata poco prima di quella per lo strumento. Oggi collabora con svariate aziende per lo sviluppo di prodotti e ambienti innovativi, dove spicca la sua limpida filosofia progettuale: intendere la forma come strettamente legata al significato di un oggetto, che ne deve comunicare l’essenza. Dal 2020 fa parte della redazione di Superpista, dove racconta storie e antefatti di automobili e motociclette uniche, ponendo un’attenzione particolare sugli aspetti formali e costruttivi di esse.</div>

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