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Intanto un mistico, forse un aviatore... - Superpista
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Francis Lombardi 850 Grand Prix

Intanto un mistico, forse un aviatore…

Immaginate di trovarvi nell’Italia della Prima Guerra Mondiale: vi chiamano a combattere, ma la trincea non fa per voi, il fango e i fucili non vi attirano… Dove andreste? Se cresci con una mente pionieristica, ti attira l’inesplorato, sei chiamato da un mondo nuovo ma estremamente affascinante: l’aviazione. 

Carlo Francesco Lombardi sceglie quella strada, è affascinato dalla fisica che governa il volo, dall’aerodinamica che permette ad un aereo di correre a velocità folli (circa 100 km/h, per l’epoca, erano quasi fantascienza), è stregato da tutto quello che può definirsi ricerca, nicchia.

Alla fine della Grande Guerra, Francis Lombardi attaccherà all’uniforme una medaglia d’oro e Tre medaglie d’argento al valore militare; diventa un personaggio noto del mondo politico italiano; è amico intimo del Vate D’Annunzio, con il quale condivide quell’estro poetico che solo gli artisti possono vantare, salvo poi esprimerlo in maniera diversa rispetto all’amico Gabriele Rapagnetta, vero nome del D’Annunzio (ma questo lo sapevamo).

Francis, nomignolo attribuito a Carlo Francesco Lombardi dal Vate, abbandonata la carriera da pilota alla fine della Seconda Guerra Mondiale, diventa carrozziere e si dedica al mondo dell’Automobile: se dal punto di vista tecnico, Automobilismo e Aviazione sono Due rette parallele destinate a non incontrarsi mai, dal punto di vista umano, stilistico e avveniristico, sono come Romeo e Giulietta. 

Se, come detto prima, sei un pioniere, crei un qualcosa di mai visto prima: berline allungate, cabriolet, giardinette, limousine… Insomma, tutto quello che può sembrare visionario, arriva dalla Francis Lombardi di Vercelli.

E se, come detto prima, sei stregato da tutto quello che è nicchia, quando nella seconda metà degli anni Sessanta vedi Fiat crescere al punto che l’esigenza prioritaria sia quella di creare nuovi modelli per sfruttare l’accresciuta capacità produttiva, capisci che la clientela si è evoluta, intuisci che le solite berline stanno stufando, e allora inizi a pensare a qualcosa di dirompente.

Fra il 1965 ed il 1967, Fiat lancia le coupè e le spider derivate da 124 e 850, ed ecco che Francis Lombardi ha l’intuizione: una nicchia nelle nicchie. Nasce così, nella Vercelli del 1968, la Vercelli industriale, la Vercelli della Montefibre, ovvero la Vercelli che non esiste più, un’utilitaria con forme da supercar: la 850 Grand Prix.

a una mostra scambio in California, la Francis Lombardi 850 Grand Prix non sfigura affatto, posizionata al fianco di una Porsche 928 S, uscita un decennio dopo.

Alla 850 Grand Prix bastano solo leggerezza e Aerodinamica per essere più veloce del modello da cui deriva, oltre all’eliminazione dei Due posti posteriori, per rendere il cofano più lungo e affilato, oltreché avveniristico, con i suoi fari a scomparsa.

All’interno della 850 Grand Prix, la posizione di guida viene portata quasi all’altezza del volume che ospitava i sedili posteriori, la pedaliera viene ridisegnata e, già che c’erano, l’hanno fatta anche regolabile, il che rappresenta una vera chicca. Il lunotto posteriore è praticamente orizzontale, piatto, mentre la coda della Grand Prix è alta ed alleggerita, così da conferire alla piccola sportiva un’inconsueta linea a cuneo.

la Francis Lombardi 850 Grand Prix riscosse un buon successo, negli Stati Uniti. A tutt’oggi, gran parte della richiesta arriva da lì.

L’aspetto è, a tutti gli effetti, quello di una sportiva estrema. Eppure, quando ci “sdraiamo” a bordo e impugniamo il volante rivestito in pelle, notiamo che al centro delle razze c’è lo scudetto Fiat. Una delle Fiat meno Fiat della storia dei carrozzieri che hanno prestato il loro servizio alla corte della regina Fiat è una bomba. Va segnalata un’altra peculiarità della 850 Grand Prix: la carrozzeria è in vetroresina, e anche questo contribuisce a contenere il peso.

Il disegno della 850 Grand Prix, opera di Giuseppe Rinaldi, appiattisce i volumi, mentre i cerchi in lega sono bellissimi e leggerissimi. Un vago senso di aeronautico, complice anche il fatto che il posto guida sia arretrato fino a metà corpo vettura della 850 d’origine, è dato anche dalle finiture degli interni, essenziali eppure perfette, a livello della migliore concorrenza dell’epoca, praticamente quasi inesistente.

l’Opel 1900 GT raccoglieva alcuni degli stilemi della 850 Grand Prix, fondendoli con le linee della Chevrolet Corvette, in scala ridotta. Era il 1969.

La 850 Grand Prix, per la cronaca, fungerà da ispirazione per la Opel 1900 GT, che però si posiziona su un’altra categoria ed è fatta in serie, oltre ad essere disegnata dal primo Centro Stile di proprietà di un’azienda automobilistica. La concorrenza di allora, per la cronaca, si chiamava MG, e non era il top per affidabilità e per qualità costruttiva, oltre ad essere estremamente tradizionalista.

Con la 850 Grand Prix, sportiva tascabile, l’Arte incontra l’Automobile, ancora una volta, e nasce una leggenda nella leggenda: alla definizione delle linee così sportive della Grand Prix pare abbia contribuito anche la matita di Pio Manzù, giovane designer bergamasco scomparso prematuramente. Ma la leggenda pare non abbia fondamento, o comunque ha incontrato voci discordanti.

All’interno della storia della Grand Prix si inseriscono anche Giannini e Abarth, che rispettivamente portano il Quattro cilindri in linea da 850cc a 1000cc e, infine, a 1300cc. Oggi, sono esemplari con quotazioni folli, praticamente introvabili e oggetto del desiderio di parecchi collezionisti. Attualmente, si stima un valore pari a 85-90mila Euro. Con quella cifra, si può portare a casa un’Alfa Romeo Montreal, ma qui parliamo di qualcosa di totalmente diverso.

Senza dimenticare un’altra leggenda che aleggia intorno al modello Grand Prix: pare che i piloti d’aerei andassero matti per questo modello, poichè è figlio di uno dei migliori aviatori italiani e perché, inoltre, ha caratteristiche aerodinamiche che facevano impazzire chiunque ci capisse qualcosa di questa disciplina. Si dice, infatti, che se in quegli anni avessi voluto vedere una 850 Grand Prix, avresti dovuto recarti all’aeroclub, e quasi sicuramente ne avresti vista una. 

Fiat 850 Grand Prix, di Francis Lombardi: dall’aviatore, per l’aviatore.

Matteo Giorgio Barbato | Bergamo, 15 aprile 2020

Matteo Barbato

matteo.barbato@superpista.it

Bergamasco classe 1998, studente di scienze della comunicazione. Sconfinata passione per le automobili, con un debole per quelle d’epoca. Ferrarista. Sono un ossimoro. Sono passionale e facilmente emozionabile.

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