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PSAlfa: matrimonio di convenienza - Superpista
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PSAlfa

PSAlfa: matrimonio di convenienza

Il popolo del web è in rivolta. C’era da aspettarselo, d’altronde: l’accordo tra i due colossi FCA e PSA si porta dietro, tra le tante cose, anche il nervoso degli appassionati del marchio Alfa Romeo

Lo stesso nervoso che pochi anni prima aveva addirittura portato la dirigenza FCA a “blindare” le Alfa, creando una piattaforma specifica per Giulia e Stelvio e motori non condivisi con il resto dei modelli del gruppo, per scongiurare la nascita di nuove “Alfiat” (nomignolo appioppato dagli appassionati ai modelli Alfa che condividevano la piattaforma con vetture Fiat, come è stato fatto dal 1987 al 2015).

la Giulia, nata in forte ritardo, come da tradizione Alfa Romeo. Basti pensare all’Alfa 6, o alla 164, la cui assenza venne arginata dalla 90, durante le ultime fasi di collaudo, tra il 1985 e il 1987.

Una scelta, quella di assecondare “la pancia” di chi si definisce un appassionato vero, che a quanto pare non ha poi pagato granché: la piattaforma Giorgio, nata con l’Alfa Romeo Giulia e rialzata per l’Alfa Romeo Stelvio, avrebbe dovuto ospitare diversi altri modelli, creando una vera e propria gamma “alla tedesca”, con tutti i segmenti coperti da una berlina e da un SUV, come da anni fanno Audi, BMW e Mercedes. Così non è stato,  per un motivo semplicissimo: la piattaforma Giorgio è costosissima da realizzare, ed il gioco non vale davvero la candela.

il prototipo della Tonale, molto diverso dalla versione che verrà prodotta in serie. Stessa sorte della Brera?

E’ il motivo che ha portato l’Alfa a far nascere la Giulia in ritardo, inevitabilmente già superata, per quanto bellissima e prestazionale. E’ il motivo che ha portato Alfa ad annullare i piani, sia riguardo una Giulietta a trazione posteriore sulla stessa piattaforma, sia riguardo una più verosimile “Segmento E”, erede spirituale della 164, che della sua piattaforma condivisa faceva un vanto e non una vergogna. Tutto svanito. Ed i fans del marchio hanno subito iniziato a storcere il naso. Lo hanno storto davanti al concept Tonale, non appena appreso che la sua versione definitiva sarebbe stata realizzata sul pianale della Compass. Lo hanno storto appena appreso del cambiamento dei piani di lancio del marchio, con annessa cancellazione della nuova Giulietta, della GTV (possibile versione coupè della Giulia) e della supersportiva da 700cv, che si sarebbe probabilmente solo spostata dal Biscione al Tridente.


Adesso che la fusione FCA-PSA è stata ufficializzata, ecco la coltellata finale: l’Alfa Romeo starebbe pensando ad un B-SUV su pianale PSA. Bestemmia, sacrilegio, infamia! Ma è davvero una così grande tragedia?


Tentiamo di analizzare la situazione: si parla di un B-SUV, che probabilmente avrà un design molto vicino al concept Tonale, realizzato sulla nuova piattaforma elettrificabile PSA CMP, su cui sono state realizzate la nuova Peugeot 208, la DS3 Crossback e l’ultima Opel Corsa. E’ una piattaforma moderna, modulabile, che si presta ad ospitare modelli anche molto diversi tra loro, e che soprattutto può dar vita a vetture 100% elettriche. Il tema dell’elettrificazione è una spina nel fianco di FCA, in quanto il gruppo non è mai riuscito ad avventurarsi in questo settore, salvo che per le 500e, elettriche sfornate esclusivamente per poter vedere Fiat in California.

un’ipotesi stilistica per il B-Suv Alfa Romeo. Come si chiamerà? Qualcuno ipotizza si possa chiamare Arese.

Sfruttando questa piattaforma, la musica potrebbe cambiare, al punto che si starebbe persino pensando di utilizzarla per l’erede dell’ormai vetusta Lancia Ypsilon, insieme ad un altro B-SUV a lei associato. Quale può dunque essere il punto debole di un B-SUV Alfa Romeo realizzato su questa piattaforma? Che sia poco prestazionale? Che sia poco Alfa Romeo? Non si sa ancora nulla su possibili condivisioni motoristiche tra i marchi FCA e quelli PSA, condivisioni che senza ombra di dubbio avverranno, ma di cui ancora non si è parlato. Certo è che di motori 100% Alfa Romeo ne sono rimasti pochini: c’è il 2.0 turbo benzina della Giulia, probabilmente un po’ esagerato per un piccolo SUV alla base della gamma, mentre il 1.4 turbo benzina che equipaggia anche le Fiat e le Abarth inizia a sentire il peso degli anni, e sta infatti venendo sistematicamente sostituito dai nuovi Fireflex 1.0 e 1.3. E’ pertanto probabile che siano proprio queste unità ad equipaggiare l’auto in questione, salvo nuovi accordi.

la DS3 Crossback. Il Marchio DS si è rivelato strategico, nel settore Lusso, in Cina. Riuscirà a conquistare quote interessanti anche in Italia? Lo scopriremo a fine emergenza sanitaria.


La domanda a questo punto è: se l’Alfa riesce a sfornare un piccolo SUV, dal carattere sportivo, dalla linea nata nel Centro Stile Alfa Romeo, con motori moderni e se vogliamo “italiani”, con costi di produzione molto ridotti grazie alla condivisione della piattaforma, e con una qualità che può di conseguenza essere molto superiore (confrontando gli interni di uno Stelvio con quelli di un DS7 Crossback vi stupireste del livello raggiunto dai cugini francesi), a questo punto, perché no? Che sia lo spettro dell’Arna a riecheggiare ancora nei corridoi e negli uffici dei dirigenti?

la linea tipicamente nipponica della Arna, nata dalla collaborazione tra Alfa Romeo e Nissan, a inizio anni ’80. La sua storia è ormai arcinota.

Nel dubbio, c’è pur sempre l’aria Futurista di Micio Gelli, la nostra mascotte.

Roberto Patti | Modena, 14 aprile 2020.

Roberto Patti

roberto.patti@superpista.it

28 anni; ingegnere palermitano trapiantato a Modena per inseguire il sogno di una vita: diventare progettista automobilistico. Lo realizza nel 2019 entrando in Ferrari, ma continua in cuor suo a preferire le auto datate alle moderne bombe tecnologiche. A 18 anni rubava la Punto a sua mamma per gareggiare in pista.

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