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Dalla Russia, con amore - Superpista
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Lada Niva

Dalla Russia, con amore

«Spirito di madre Russia, cuore Italiano». No, non è uno slogan pubblicitario, ma è una frase che riassume – in una sola riga – l’antesignana dei moderni SUV, la “cugina russa” della Panda e una delle auto più longeve ancora in commercio: la Lada Niva (oggi Lada 4×4), anche detta Vaz 2121.

Correva l’anno 1976 quando, esattamente il 24 febbraio, il primo prototipo della Niva venne presentato durante il XXV Congresso del Partito Comunista Sovietico. Qualche anno più tardi, nel 1979, la Niva si preparava a salpare verso la penisola italiana, per merito dello spirito di iniziativa di Bepi Koelliker (già importatore di marchi sovietici del calibro di Moschvich, Zaz e Gaz).

la Niva, nella sua configurazione stilistica iniziale. Correva l’anno 1976. Per la Russia, era avanti di diversi anni.

All’epoca, il design della Niva, curato dal russo V. Semuskin, risultò moderno e originale, anche all’interno: una chicca fu l’adozione della strumentazione di derivazione Fiat 124 Sport Coupé. Vista la qualità degli assemblaggi e il grado di finitura non proprio all’altezza delle concorrenti europee, la Koelliker – avvalendosi del responsabile stilistico Enrico Sirtori – propose una serie di accessori di assoluto livello (per l’epoca) al fine di arricchire la 4×4 sovietica, quali ad esempio tergilunotto, tetto apribile, fari supplementari e verricello. Ben presto la Niva venne soprannominata la «Range dei poveri», in quanto poteva vantare di una meccanica di un certo livello specie a livello di telaio, con scocca portante e della trazione integrale permanente (appannaggio, all’epoca, di fuoristrada più blasonate come appunto la Range Rover) unitamente a caratteristiche che la rendevano una fuoristrada inarrestabile: marce ridotte, avantreno a ruote indipendenti e molle elicoidali e ponte rigido al posteriore, blocco manuale differenziali, e buoni angoli di attacco/uscita.

Agli esordi, il gruppo motopropulsore era un 1.6 litri ad aste e bilancieri (di derivazione Fiat 124) con alimentazione tramite carburatore doppio corpo e sviluppante 76 CV: rumoroso e non proprio parco nei consumi, vantava tuttavia notevoli doti di robustezza e garantiva discrete prestazioni sia in fuori strada che fuori.

Nel 1993 la Niva venne – seppur di poco – aggiornata: in questo frangente, il vetusto motore a benzina venne portato a 1.7 litri di cilindrata e dotato di iniezione “single-point”, rendendolo capace di sviluppare una potenza di 80 cavalli. Per gli aficionados dei motori a gasolio, venne affiancato alla gamma un valido Diesel aspirato di derivazione Peugeot di 1.9 litri di cilindrata e sviluppante 58 cavalli: più lento sì, ma con tanta coppia al posto giusto e dai consumi “calmierati”. L’ultima versione commercializzata “ufficialmente” in Italia, era equipaggiata con il propulsore a benzina da 1.7 litri, modificato nell’iniezione, divenuta multipoint e, resa disponibile, anche con doppia alimentazione nell’allestimento “Dual Fuel” benzina-GPL.

un allestimento inglese, ispirato alle operazioni stilistiche di Bepi Koelliker, oggi irreperibili sul web. Ottimo motivo per tornare a parlare della Niva, ma solo in quell’allestimento.

La scommessa da Bepi Koelliker fu vinta: la Niva ebbe buon successo fin dagli esordi, facendo proseliti in tutta Italia e facendosi apprezzare anche da chi, fino a quel momento, non aveva mai valutato l’acquisto di una 4×4 (il concetto di Suv, all’epoca, non esisteva ancora). E così, pur sotto falso nome (adesso si chiama Lada 4×4) e pur non essendo più ufficialmente importata in Italia, quest’anno compie 44 anni, divenendo la più anziana autovettura in assoluto ancora in produzione.

l’ultima Lada Niva importata in Italia. Per ora, il mercato è scoperto, ma c’è sempre un escamotage per ottenerla. Basta chiedere a noi, per esempio…
lo sfizioso allestimento Bronto.

A nostro avviso, è il momento giusto di mettersi in garage questa 4×4 Russa: che siate comunisti o facciate parte dell’altra sponda, potrete ancora approfittare di bassi prezzi d’acquisto e bassi costi di mantenimento, lasciandovi coinvolgere da quell’aura di fuoristrada dura e pura, un nuovo modo di distinguersi nelle città – sempre più stracolme – di SUV guidati da fighetti e signore cariche di botox.

Do svidanjya (До свидания)!

Luigi Di Genova | Pozzallo, 17 Aprile 2020.

luigi di genova

luigi.digenova@superpista.it

Classe ’93, un diploma in meccanica e un master in meccanica industriale, Luigi cresce negli anni novanta a pane e Quattroruote e diventa presto un cultore di auto di ogni epoca. Nel tempo sviluppa una particolare inclinazione alle storiche e nello specifico alle youngtimer, che hanno accompagnato la sua infanzia prima e la sua adolescenza poi. Cresciuto sul sedile di una Y10 grigio quarzo del ’91, oltre a quest’ultima, nel suo garage trovano posto una Fiat 126 del ’76, una Fiat X1/9 del ’77 nonchè una giovane e anomala Opel Corsa Turbo del ’18.

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