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Fia: tutto nasce da lì - Superpista
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il Lingotto

Fia: tutto nasce da lì

FIA. Qualcuno ne ha mai sentito parlare? Sicuramente, ma con una lettera in più. L’Azienda italiana nasce inizialmente con quell’acronimo: Fabbrica Italiana Automobili. Un po’ generale come nome, per una casa automobilistica, ma c’è da tenere conto di un particolare: di case automobilistiche, al tempo, Undici luglio 1899, non ce n’era mezza. Anzi, ce n’era una, e si chiamava Miari e Giusti, azienda di tutto rispetto, che progettò e costruì la prima auto italiana. Volete sapere come fosse costruita? Era molto, molto simile nella struttura al Benz Patent Motorwagen, al quale è dedicato addirittura il primo episodio di questa curiosa serie. Nonostante la buona qualità, anche a causa di quella neonata FIA, la Miari e Giusti dovette chiudere i battenti.

Tracce di vetusti e auspicabilmente passati ordini sociali sono abbastanza chiari: Persone di un certo rango si ritrovano in un caffè per individui di un certo rango, facendo ragionamenti di uno stampo che caratterizza individui di un certo rango. Se non si fosse capito, l’ambiente in cui nacque la FIAT era univocamente aristocratico e nobiliare. Fu proprio una differenza di ceto sociale che spinse l’embrionale dirigenza a escludere dal progetto l’esperto meccanico di riferimento, Giovanni Battista Ceirano. Queste dinamiche permisero l’ingresso nella società a un nome che potreste avere già sentito: un certo Giovanni Agnelli.

Fermiamoci un attimo, cercando di visualizzare il contesto nel quale questi individui di un certo rango stabilivano i limiti del contratto: un fervente via vai doveva caratterizzare il caffè di Madame Burello, la culla italiana dei motori. Odori e profumi avvolgenti, da quello del caffè a quello delle brioche appena sfornate, con un sottofondo vivo e stimolante di voci, chiacchiere, discorsi impegnati e anche bisticci. Tra questi avreste trovato anche i distinti vocioni dei prima citati nobilotti dallo spiccato senso per gli affari, mentre discutevano del nome, della sede e delle rispettive quote di partecipazione della ancora inesistente società.

Raggiunto un accordo, la firma venne poi apposta in una sede adeguata a un avvenimento del genere. I gentiluomini si diedero così appuntamento a Palazzo Bricherasio, appartenente a colui che insieme a Giovanni Agnelli è considerato il fondatore principale del marchio automobilistico. Tanta pomposità è giustificata dal fatto che sul piatto ci fossero 800.000 Lire, corrispondenti a circa Tre milioni e mezzo di Euro. Una bella somma.

il Lingotto, amato da Le Corbusier, in un’immagine degli anni ’80, quando era ancora sede di produzione.

La denominazione FIA durò poco: nel corso del 1899, fu rinominata Fabbrica Italiana Automobili Torino, con ampio consenso da parte di un socio, in particolare: Cesare Goria Gatti. Quest’ultimo, a caratteri cubitali, sul giornale L’Automobile, dimostrava il suo appoggio per tale acronimo, anche a causa del beneagurante significato latino: Fiat, ovvero “letteralmente che diventi, che si realizzi”.

Fiat lux: l’idea c’era, i soldi c’erano e la voglia di motorizzare la parte più nobile del Paese era altrettanto forte.

una veduta aerea di Mirafiori, in costruzione, nel 1938.
la Fiat 131 Mirafiori, omaggio alla sede produttiva più grande d’Italia, almeno al momento del debutto, avvenuto nel 1974. Ebbe successo anche in USA, con un nome ad hoc: Brava.
la 131 per gli States: la Brava, in versione Station Wagon. In Italia, la 131 familiare ricevette il nome Panorama, aprendo un filone.

Nello stesso anno, senza perdere tempo, veniva commercializzato il primo modello, chiamato 3½ HP. Niente di eclatante, niente di nuovo, come sarebbe stato lecito aspettarsi per molti modelli Fiat, dal 1899 ad oggi: si trattava di un’auto molto simile a quella costruita in precedenza dal bistrattato e già citato Giovanni Battista Ceirano, la cui unica colpa era quella di non essere nobile, ma Torino era ed è ancora così. Circa le prestazioni della 3½ HP, andrebbe evidenziato il fatto che Trentacinque chilometri orari la rendessero un’auto abbastanza veloce, il tutto senza rinunciare a una discreta comodità. Il motore era bicilindrico, nei primi modelli montato sotto il sedile, poi spostato anteriormente. Fortunatamente la fatica del Marchio a carburare fu solo temporanea, e quello che ha rappresentato la FIAT è sicuramente una delle realtà italiane di maggior vanto, in tutto il Mondo.                   

le prime Due serie della Lancia Delta nascevano anche al Lingotto. A questo link, potete scegliere il poster che preferite, tra i tanti che abbiamo dedicato alle Fiat e Lancia nate al Lingotto e a Mirafiori: https://www.etsy.com/it/shop/ultramobile

Del resto, Giorgetto Giugiaro e Dante Giacosa li abbiamo avuti solo noi.

Per ironia della sorte, le lettere dell’acronimo sono tornate ad essere soltanto Tre, dopo l’avvento di Marchionne e il successivo trasferimento in Olanda. Come la prenderebbero, le madamin e i nobilotti sabaudi?

Alessandro Trezza | Verolanuova, 17 aprile 2020.

Alessandro Trezza

alessandro.trezza@superpista.it

Studente bresciano liceale nel tempo libero, a tempo pieno in cerca di nuove sfide. Grande passione per la pallacanestro, il buon cibo e le discussioni interessanti. Sono nuovo dell’ambiente, ma non è mai il momento sbagliato per tuffarsi nel mondo Youngtimers.

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