Search
Shooting Brake: roba da inglesi - Superpista
fade
10058
post-template-default,single,single-post,postid-10058,single-format-standard,theme-averly,cookies-not-set,eltd-core-1.3,woocommerce-no-js,averly child-child-ver-1.0.1,averly-ver-1.7,eltd-smooth-scroll,eltd-smooth-page-transitions,eltd-mimic-ajax,eltd-grid-1200,eltd-blog-installed,eltd-main-style1,eltd-disable-fullscreen-menu-opener,eltd-header-standard,eltd-sticky-header-on-scroll-down-up,eltd-default-mobile-header,eltd-sticky-up-mobile-header,eltd-dropdown-default,eltd-,eltd-fullscreen-search eltd-search-fade,eltd-disable-sidemenu-area-opener,wpb-js-composer js-comp-ver-5.7,vc_responsive
Lancia HPExecutive Volumex

Shooting Brake: roba da inglesi

La “Shooting Brake” è una roba da inglesi.
È un concetto nato praticamente insieme all’Automobile, quando l’Automobile si coniugava al maschile ed era un oggetto per ricchi o per ricchissimi. Capitava, nelle piovose campagne inglesi, che gli aristocratici volessero scacciare la noia andando a caccia con la propria Rolls o con la propria Bentley. Si rese dunque necessario, nelle vetture dell’epoca, creare lo spazio per cani, fucili, e tutto l’occorrente. Certo, il nobiluomo in questione avrebbe potuto comprare una giardinetta, un furgoncino, avrebbero sicuramente avuto la capienza di cui aveva bisogno. Ma giardinette e furgoncini erano roba da fattori, mentre lui voleva solo una Rolls Royce con più spazio.

la Rolls Royce Shooting Brake, del 1910. La prima, in assoluto. Il concetto Shooting Brake è molto nobile.
Aston Martin DB5 Shooting Brake. Eleganza assoluta.


Ecco, il concetto di “Shooting Brake” nasce così, nasce con le Rolls Royce dei primi del ‘900, da collezionare nelle lussuosissime “estates” britanniche, le gigantesche tenute dei grandi proprietari terrieri. Proprio il termine “Estate” andrà via via sostituendo quello di “Shooting Brake” a cavallo tra gli anni ’50 e gli anni ’60. Fino ad allora questo tipo di carrozzeria era realizzata solo su commissione, partendo da gran turismo quali Aston Martin, Ferrari o Jaguar.


La prima vera Estate italiana, però, è stata lanciata sul mercato da un marchio abituato, storicamente, ad arrivare prima degli altri quando si tratta di novità tecniche o stilistiche. Stiamo parlando della Lancia, ed in particolare della Lancia Beta HPE. “High Performance Estate”, per l’appunto.

la prima fotografia ufficiale della Beta HPE, diramata nel 1975. Interni in pelle e tettuccio apribile, must nei mercati germanici e d’Oltremanica.


La Beta HPE nasce nel 1975, direttamente dalla versione Coupé della Lancia Beta, presentata Due anni prima. Il pianale, in realtà, è quello della Berlina (quello della Coupé risultava accorciato), con un passo di 254 cm che la rende realmente comoda per 5 persone. Dalla Coupé prende invece in prestito tutti i lamierati, dal muso fino alle portiere, al di là delle quali il design diventa specifico e molto particolare, firmato da Pininfarina che ne cura anche l’assemblaggio. Il risultato è una “coupé 3 porte” dalla linea filante e sportiva, senza rinunciare alla praticità del portellone e dei sedili posteriori ribaltabili separatamente. 


La HPE segue lo stesso corso vitale delle Coupé, ne condivide ogni restyling, e nel 1981 diventa H.P.Executive, con una ristilizzazione un po’ “plasticosa”, come si usava in quegli anni per svecchiare le auto nate nella decade precedente. L’effetto resta comunque piacevole, anche perché affiancato dall’adozione dell’iniezione elettronica nella sua versione di punta (la 2 litri), e l’anno successivo persino la sovralimentazione con compressore volumetrico, nella versione sportiva Volumex da 136 cv.


Diversamente dalla sorellina con la coda, la HPE non viene utilizzata nelle corse, all’epoca principale fiore all’occhiello del marchio. Mentre la Beta Coupé viene schierata ufficialmente con la mitica livrea Alitalia insieme alle ultime Stratos (prima di passare alle mostruose 037), la HPE fa solo qualche timida apparizione in rally stranieri, principalmente in Francia, ossia uno dei mercati di maggior successo per il modello. 

la HPExecutive era un segno di distinzione, un passe partout, perfetto in ogni circostanza e in ogni luogo. Oggi, un’automobile così, è praticamente inesistente.
la BETA HPExecutive Volumex, la più rara e ricercata delle HPExecutive, rimasta in gamma fino alla fine del 1984. Prestazioni elevatissime, grazie al volumetrico, all’avanguardia.


Probabilmente è per questo che, a tutt’oggi la HPE, viene considerata come un’incompresa: troppo pratica e funzionale per essere una sportiva, troppo audace per essere una familiare.
Verosimilmente avrebbe avuto più successo ai giorni nostri, in cui le linee aggressive si utilizzano persino sulle monovolumi.
Certo è che le quotazioni leggermente più basse di quelle della Coupé la rendono un ottimo affare, un vero gioiellino da portarsi in garage, preferibilmente nelle più pepate versioni 1.6 o 2.0.

Roberto Patti | Modena, 18 aprile 2020.

Roberto Patti

roberto.patti@superpista.it

28 anni; ingegnere palermitano trapiantato a Modena per inseguire il sogno di una vita: diventare progettista automobilistico. Lo realizza nel 2019 entrando in Ferrari, ma continua in cuor suo a preferire le auto datate alle moderne bombe tecnologiche. A 18 anni rubava la Punto a sua mamma per gareggiare in pista.

Follow: