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Maledetto Tour de Corse - Superpista
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Lancia 037 e Delta S4

Maledetto Tour de Corse

Due giorni fa era Roland, ieri era Ayrton. Oggi sono Attilio, Henri e Sergio.

Tour de Corse 1986: Lancia Delta S4 Toivonen/Cresto. Una delle ultime immagini, prima del tragico incidente.

Se il weekend del 1° Maggio 1994 viene visto come il weekend più nero della storia recente della Formula 1, il 2 Maggio è senza dubbio la data più triste per gli appassionati di rally.

Il 2 Maggio del 1985, la Lancia 037 ufficiale di Attilio Bettega e Maurizio Perissinot, in gara col numero 4, esce di strada nel corso della quarta prova speciale del Tour de Corse, quinta gara del Mondiale Rally. L’auto perde aderenza in una “destra veloce”, e si incastra violentemente tra due alberi. Nell’impatto la vettura si spezza in due per tutta la sua lunghezza, e questo fa sì che il navigatore ne esca fuori illeso. Attilio Bettega, invece, muore sul colpo.

Attilio Bettega al Tour de Corse 1985, sulla Lancia 037, mentre si fa strada tra la folla, in una delle ultime curve della sua vita.

Un anno dopo, il 2 Maggio del 1986, il destino decide di colpire nuovamente la Squadra Corse Lancia Martini. Lo stesso giorno del compianto compagno di team, la Lancia Delta S4 di Henri Toivonen e Sergio Cresto si trova in testa alla corsa, sempre il Tour de Corse, sempre col numero 4 sulle portiere. La S4, a parità di peso, sprigionava una potenza mostruosamente maggiore rispetto alla 037 che si trova a sostituire, e nonostante il passaggio alla trazione integrale non è certo una vettura docile, neanche per un fuoriclasse come Henri. Nel corso di una curva a sinistra il finlandese perde il controllo della vettura, che scivola rovinosamente nel burrone a bordo strada. La velocità non è elevatissima, ma la vettura atterra sul fusto di un che le squarcia il serbatoio, la benzina schizza via investendo collettori e turbocompressore, trasformando immediatamente l’auto in una palla di fuoco. Per l’equipaggio non c’è nulla da fare.

Henri Toivonen e Sergio Cresto al Rally di Montecarlo 1986, sulla Lancia Delta S4. La siepe di tifosi sullo sfondo in contemplazione di 500cv di traverso sulla neve.

Attilio, Henri e Sergio.

Gli appassionati li vedono come divinità, come paladini, come eroi di un’epoca in cui in gara la morte di accarezzava ad ogni curva. Ma oltre a tutto questo erano Tre ragazzi, Tre appassionati veri. Bettega aveva 32 anni, Henri e Sergio appena 30.

Montecarlo 1980. Sulla piccola Fiat Ritmo Gr.2, Bettega si accinge a vincere una delle prove più prestigiose del campionato, tra i tornanti innevati del Col de Turini.

Insieme a loro, è il caso di dirlo, muore l’intero Gruppo B, cancellato dalla stagione 1987 a causa dell’eccessiva pericolosità delle vetture, muore un’intera epoca delle corse su strada, muore l’idea che un’auto possa nascere per vincere una corsa, senza che sia la corsa ad adattarsi alle auto del momento.

1986, Toivonen durante i test per la versione Gr.A della Fiat Uno Turbo, sviluppata dalla Squadra Corse Abarth, la stessa mamma delle Lancia da rally degni anni ’80.

Le vetture di categoria Gruppo B, infatti, erano dei veri prototipi, imparentati solo nell’estetica con le vetture che spesso davano loro il nome. Sotto la pelle familiare, infatti, scalpitavano inediti motori sovralimentati da 500 o 600 cavalli, fragilissimi telai tubolari alleggeriti, e modernissime soluzioni tecnologiche all’avanguardia. Per queste ragioni il componente più importante, all’interno di questi mostri, era quello che si posizionava tra il sedile ed il volante. L’equipaggio nell’abitacolo doveva essere all’altezza di quel modo di gareggiare, totalmente diverso rispetto alle gare degli anni ’70. Walter Röhrl, pilota storico di quell’epoca grandioso, parla delle Gruppo B dicendo che il problema era riuscire a mantenere una velocità di pensiero che fosse superiore alla velocità ed ai tempi di reazione della vettura, e considerando che queste auto andavano da 0 a 100 in meno di 3 secondi non era certamente uno scherzo.

Quel maledetto Tour de Corse 1986, la Squadra Corsa in un momento di pausa, intorno all’S4.
Quel maledetto Tour de Corse 1986, la Squadra Corsa in un momento di pausa intorno all’S4

Insomma, quando commemoriamo le vittime del Gruppo B stiamo parlando di personaggi del motorsport che hanno davvero poco o nulla da invidiare, in quanto a talento e coraggio alla guida, ai grandi o grandissimi nomi della Formula 1. Quando sentirete di nuovo i loro nomi, o i nomi delle loro vetture, o guarderete uno dei numerosissimi videotributi presenti su Youtube, o ascolterete le loro storie nei documentari… Emozionatevi! Provate ad emozionarvi come se li aveste visti passare in prova speciale davanti a voi, a 200 all’ora, di traverso, sulla ghiaia, con la quarta a limitatore, stretti dentro una gracile gabbietta di alluminio foderata di vetroresina.

Sì, erano dei ragazzi, ma erano davvero eroi, paladini, divinità.

Roberto Patti | Modena, 2 Maggio 2020.

Roberto Patti

roberto.patti@superpista.it

28 anni; ingegnere palermitano trapiantato a Modena per inseguire il sogno di una vita: diventare progettista automobilistico. Lo realizza nel 2019 entrando in Ferrari, ma continua in cuor suo a preferire le auto datate alle moderne bombe tecnologiche. A 18 anni rubava la Punto a sua mamma per gareggiare in pista.

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