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il processo Enzo Ferrari - Superpista
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la Mille Miglia del '57

il processo Enzo Ferrari

….Uomo dalla forte e incisiva personalità, dotato di capacità intellettive e morali superiori alla media che, attraverso immani sacrifici e sospinto dalla sola passione dell’automobilismo, ha saputo creare dal nulla, con le sole sue forze, una industria e stupenda e perfetta come un laboratorio di orologeria, conquistando la stima e l’ammirazione universali, costruendo vetture, sia per competizione che per turismo, che tutto il mondo ci invidia, trionfando in modo indiscusso sui circuiti e le piste di ogni Continente…..”.

Enzo Ferrari era certamente abituato a ricevere attestati di stima.

Era uomo che colpiva fortemente: lo sapeva bene e lo sapevano i suoi interlocutori.

Ma probabilmente neanche lui avrebbe immaginato di trovare parole del genere sulle labbra e nella penna del Giudice che, il 25 luglio 1961, pronunziò il proscioglimento del Costruttore  “per non aver commesso il fatto”.

Si giudicavano la cause della strage di Guidizzolo del 12 maggio 1957, che segnò la fine della Mille Miglia e delle corse su strada in Italia, per sempre.

la Ferrari di De Portago, distrutta.

Con parole così poco convenzionali per una sentenza, da lasciar pensare che   “in nome del popolo italiano”, la personalità del Drake poté più di qualsiasi altra cosa.

La drammatica storia è nota: Undici corpi restarono al suolo, falciati dalla Ferrari n. 531 del Marchese “Fon” De Portago, lanciata verso il traguardo di Brescia lungo un rettilineo, intorno a 250 km orari, a seguito dello scoppio di un pneumatico.

Non la prima storia di sangue nel teatro della Mille Miglia e forse non la più grave: si ricorda un incidente alle porte di Bologna, qualche anno prima, un po’ sepolto nelle cronache del Ventennio fascista.

i funerali, dopo la strage di Guidizzolo. Tra le vittime, anche bambini.

Ma senz’altro la prima, forse in assoluto, in cui la macchina della giustizia fece irruzione nel mondo delle macchine da corsa e avrebbe potuto cambiare la Storia (ripetizioni volute) dell’uomo asceso nell’Olimpo dei Costruttori mondiali.

Fini sul banco degli imputati Enzo Ferrari, insieme al produttore belga dei pneumatici che equipaggiavano il bolide iscritto alla Mille Miglia del 1957, sotto il marchio Englebert,  per il dubbio di inadeguatezza del prodotto scelto rispetto alle prestazioni della 335 s: una accusa assai pesante, che gettava una ombra nera sull’uomo di Maranello, collocandolo nella terra del profondo sospetto, a metà strada tra incapacità, negligenza e indifferenza rispetto alle esigenze dei piloti, che da tempo avevano rumoreggiato per l’uso del pneumatico belga.

la Ferrari di De Portago, ripescata dal canale nel quale era rovinosamente caduta.

Chiedere a Castellotti, a Marzotto o Taruffi, Due anni prima: a forza di protestare, i primi Due ottennero la sostituzione con i Pirelli, ma finirono per ritirarsi e proprio per un problema di gomme.

Si sa, il destino sa essere spiritoso, a volte. 

Ma nel 1957 non lo fu affatto: bastarono attimi per far decollare la 335 s dopo lo scoppio del pneumatico, e ancor meno per tingere del rosso indelebile di sangue la corsa più bella del Mondo.

Non fu semplice per Ferrari conquistare il proscioglimento, anzi.

Vi era entrato sotto il peso di una perizia elaborata durante le indagini, che aveva messo profondamente in discussione la qualità costruttiva della carcassa e l’idoneità all’impiego in condizioni estreme e superate certe velocità.

Ma il destino, oltre ad essere a volte spiritoso, sa essere anche d’aiuto.

Durante l’istruttoria, decede Il più qualificato componente del Collegio dei periti, il Prof. Peluzzi del Politecnico di Milano, al quale, peraltro, le difese non avevano risparmiato accuse feroci, per aver evidenziato pregresse attività professionali svolte in favore di una nota Scuderia, che utilizzava solo vetture Maserati.

Questa circostanza e la tenacia del Giudice Istruttore, orientarono diversamente questa storia, alla fine di un articolato e innovativo percorso, costruito su una nuova perizia di ufficio, una rogatoria internazionale con l’ausilio della Magistratura belga e complessi studi matematici commissionati dalla Ferrari.

Il tutto, per pervenire alla conclusione che lo scoppio fu determinato dall’urto del pneumatico su un lamierino di metallo, oppure per “una derapata veloce sul treno anteriore, al bivio di Volta Mantovana e subito dopo l’abitato di Goito, contro gli “occhi di gatto” delimitanti il centro della strada in detta curva”, come dichiarato da Enzo Ferrari durante l’interrogatorio, aggiungendo, come ipotesi: “che per l’alta velocità il sottile battistrada (ormai di tre o quattro millimetri) urtando contro detti ostacoli sporgenti oltre 20 mm dal terreno, abbia provocato uno sfaldamento in croce iniziale della carcassa, la quale, dilatandosi nel susseguente rettilineo per effetto giroscopico, sia riuscita a pizzicare la camera d’aria…

Il processo, in sostanza, finisce qui.

Resta qualche mistero, restano alcune domande e qualche veleno, sparso al vento già in quei momenti:  De Portago aveva davvero rifiutato a Mantova la sostituzione del pneumatico poco dopo esploso, che un meccanico si sarebbe offerto di eseguire, come si raccontò solo molti anni dopo?

Era caduto, come dichiarò Maurice Trintignant, “nella trappola di Ferrari”, che “per farli correre più velocemente metteva i suoi piloti l’uno contro l’altro”, impegnato nella lotta con Gendebien per il terzo gradino del podio di quella gara?

Probabilmente non lo sapremo mai, e forse non conta nemmeno saperlo.

Questa, è un’altra storia. 

Angelo Raffaele Pelillo | Teramo, 3 maggio 2020.

Angelo Raffaele Pelillo

ar.pelillo@superpista.it

Nato nel luglio 1970. Svolge la professione di avvocato a Teramo, prevalentemente nei campi del diritto amministrativo, civile e sportivo. Già presidente della Commissione Etica dell'Automobile Club d'Italia dal 2017 e" Presidente Commissione Energie Alternative presso A.C.I. Sport e dal marzo del 2020 Vice Presidente commissione mondiale energie alternative (ENECC), presso la Federazione Internazionale dell'Automotive. È spesso componente di Collegi Arbitrali presso la Federazione Italiana Pallacanestro. Ha scritto in tema di ambiente, beni culturali, appalti e ordinamento sportivo. Ha una passione enorme per tutto xio che abbia un motore,  soprattutto se "datato", come conferma la corposa raccolta di riviste, monografie e pubblicazioni sul tema,  che ha collezionato.

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