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i ferri di Henri - Superpista
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la Ferrari 308 GTB di Toivonen

i ferri di Henri

Dici Finlandia e pensi ai rally, specie quelli su ghiaccio: in principio fu Rauno Altonen, vero maestro della Mini Cooper e del Rally di Montecarlo. Ma relegare la Finlandia ai soli rally è fin troppo riduttivo: notevole fu l’impatto nel mondo motociclistico di Jarno Saarinen, come pure nella Formula 1, con assi del calibro di Mika Hakkinen, Keke Rosberg e Kimi Raikkonen, passando per talenti inespressi come Mika Salo. Ci piace ricordare anche il Gran Premio motociclistico di Imatra, con ambientazioni dai toni fortemente Hippie, ma questa è un’altra storia.

Ed è proprio da Hakkinen che parte il nostro viaggio di oggi, viaggio che però parla di uno dei migliori rallisti mai esistiti, scomparso 34 anni fa, provocando al contempo la fine di una delle categorie piu’ controverse, piu’ ammirate e piu’ celebrate della storia dei rally: il Gruppo B.

Non si sono mai conosciute le circostanze, è sempre stato un fatto abbastanza vago e con un alone di mistero: pare infatti che il primo kart con il quale Mika Hakkinen iniziò a correre, fosse stato “regalato” da un certo Henri Toivonen. Ufficialmente pare che il futuro pilota di Formula 1 finlandese rispose ad un annuncio di vendita inserzionato in una rivista locale, si presentò da Henri e volle provarlo. Pare che Henri rimase talmente impressionato da volergli regalare il kart, senza monetizzare. Un po’ come voler vendere una porta da calcio da giardino, ed a presentarsi ci fosse stato un giovane Johan Cruijff che per provare la robustezza, prima si mette a fare qualche palleggio. Dev’essere andata così!

Henri Toivonen è un tipico personaggio mitologico degli anni ’70/’80: aria abbastanza nordica, quell’aspetto da “atleta proveniente dai bassifondi” che sarebbe stato bene anche in una pellicola ideata di Sylvester Stallone. Non a caso uno dei suoi piu’ bei video tributo presenti su Youtube ha come sottofondo “Ain’t no easy way out” di Robert Tepper, sigla di Rocky IV: un video che circola da ormai oltre un decennio, sgranato nella risoluzione, ma che ha ispirato la prima generazione di appassionati connessa.

Sottofondo perfetto, colonna sonora di questa storia!

Tutto inizia inizia nelle campagne di Jyvaskyla, nel bel mezzo dei laghi Finlandesi, probabilmente rubando qualche mezzo al padre Pauli, noto pilota degli anni Sessanta: le strade sono perennemente innevate, e non è un mistero se comincia ad imporsi una “scuola finlandese” nei rally, fatta di traversi, tornanti presi in pieno controsterzo e la paradossale legge che con il ghiaccio, a volte per frenare è più utile l’acceleratore che il freno…

Le auto con le quali ha corso Toivonen sono forse il simbolo di un percorso sportivo e tecnologico che questa categoria ha affrontato in quei quindici anni: da gli inizi, quando poteva bastare una utilitaria preparata a puntino ed un buon manico per vincere anche competizioni importanti, alla fine in un momento nel quale ci si trovava nel bel mezzo di un uragano tecnologico, fatto di potenze folli e mezzi dal valore milionario.

la Simca Rallye 2 di Toivonen.

Simca Rallye

Gli inizi di Henri nel mondo rally risalgono ufficialmente al 1975, con la partecipazione al rally di casa, ovvero al 1000 laghi: la Simca 1000 è emblema di veicolo economico, semplice, spesso deriso. Tuttavia la casa francese, per poter far la voce grossa al cospetto della connazionale Gordini Renault, decide di sviluppare questa utilitaria, che originariamente era stata concepita da Fiat. Motore a sbalzo, tipico “sferragliare” che costituirà una tradizione nel sound dei motori Simca. La vera mossa vincente è però allestire delle versioni “Rallye” particolarmente economiche, competitive ed interessanti per un pubblico giovane: ci pensa prima Abarth, e poi Chrysler, dal momento nel quale acquista la casa francese. Henri debutta con una “Rallye 2”, con la quale distrugge però la coppa dell’olio dopo la Trentaseiesima speciale. Un legame, quello con Simca, che in un qualche modo tornerà a galla spesso nell’arco della sua carriera.

Ci sentiamo di dire che però non è solo Simca la fonte dei suoi “deja vu”, poi capiremo perché.

CITROEN CX

Eccone uno! Fra i fatti meno noti della Citroen DS, c’è un’assidua partecipazione al mondo rally. Forte piu’ che altro nei raid africani, la DS sarà anche una delle armi del padre Pauli: non è poi così stupido pensare che il giovane Henri abbia iniziato clandestinamente con una DS, così come è certa la sua apparizione al rally di Portogallo e dell’Acropoli nel 1978: un mezzo tutto sommato interessante, che avrebbe potuto portare una innovazione nel settore paragonabile a quella di Audi pochi anni piu’ tardi. Ma la storia ci insegna anche che fino a fine anni novanta, non era ancora tempo di rally per Citroen, come dimostreranno esperienze come la BX 4TC. Toivonen con la CX raccoglie poco, pochissimo: soltanto due ritiri!

SUNBEAM AVENGER

A dire il vero, nell’ordine cronologico, andrebbe anche prima della Citroen, ma ci piace inserirla qui perché la Avenger, di fatto, è la base di ciò che sarà il piu’ grande successo di Henri: la Avenger è una berlina senza infamia e senza lode, nata in Gran Bretagna dall’ex gruppo Rootes, appena acquisito da Chrysler, con una base meccanica già superata alla nascita e un aspetto fin troppo tradizionale. Commercializzata con piu’ marchi nel tempo (Chrylser, Simca, Talbot, Sunbeam…) la Avenger tuttavia tenta una disperata operazione promozionale nel mondo dei rally: in verità, poca cosa! Henri ci disputa soltanto il 1000 laghi nel 1977, piu’ che altro perché in quel periodo è molto piu’ focalizzato sulle corse in pista, specie la Formula Vee. Ma presto si convincerà che lo stile di guida pulito è quanto di piu’ lontano ci sia dal suo modo di essere.

TALBOT SUNBEAM LOTUS

Come dicevamo, la Avenger non si può definire un caso a parte del tutto fallimentare: da una costola della Avenger, nasce la Sunbeam.

La stranezza è che stavolta il “vecchio marchio” diventa il nome del nuovo modello, questo perché prima Chrysler, poi Peugeot, hanno assorbito la vecchia casa inglese, rimarchiandola prima Chrysler, poi Talbot (che a sua volta assorbe Simca). La Sunbeam è una utilitaria modesta, dalla linea moderna ma dallo schema meccanico del tutto superato in quell’epoca: è una due volumi a trazione posteriore (soluzione che condivide con la contemporanea Kadett City), concettualmente superata. Se non fosse che Lotus nel 1978 decide di trapiantare un motore 2.2 aspirato, parente di quello della Esprit: il risultato è una belva ingovernabile, 155 cavalli concentrati su una scatoletta di sgombro (portati a 230 in configurazione da gara) che ne fanno un mezzo difficile nell’interpretazione, costantemente sovrasterzante… E che Henri sa portare al limite con buoni risultati, vista la nona posizione al RAC del 1979. E’ solo un antipasto: nel 1980 ne diventa pilota ufficiale, dominando all’Artic ed al RAC, diventando, a 24 anni e 3 mesi il piu’ giovane vincitore di un rally iridato.

Consiglio spassionato: qui nel web esistono svariati filmati del periodo, e siamo convinti che un buon 90% di voi li abbiano già visti. In caso contrario vi raccomandiamo di farlo al piu’ presto: si parla di una costante sfida alle leggi della fisica!

Questi exploit porteranno alla casa francese il mondiale costruttori rally del 1980.

FIAT 131 ABARTH

E’ l’inizio della parentesi “italica” di Henri: la Fiat 131 Abarth Rally è uno dei mostri sacri di fine anni settanta, dotata del ormai classico bialbero Lampredi, la 131 rappresenta forse uno degli ultimi punti di contatto fra “auto di famiglia” ed “auto da corsa”. Già fra l’offerta di serie è presente qualche motorizzazione robusta ed al contempo grintosa, lo schema è quello classico di una trazione posteriore semplice: Henri ci fa qualche fugace apparizione sempre nella stagione 1979, grazie all’amicizia di Pauli con Cesare Fiorio. 

FORD ESCORT MK2 RS

Campione del mondo 1979, la Escort è un’auto che nelle sue varianti piu’ corsaiole è particolarmente apprezzata nei paesi nordici. La motorizzazione è derivata dalle classiche Kent, stavolta preparata da Brian Hart: si, proprio quello che si sta apprestando ad entrare come motorista in Formula 1 a fianco di Toleman, che alla Escort in questione effettuerà una cura capace di portare a 260 cavalli la potenza della berlina di Colonia. Pretesto che il pilota sfrutta anche per una breve parentesi di soggiorno in Inghilterra, la patria di preparatori e di motorsport in genere. 

FERRARI 308 GTB

Ferrari e rally oggi sembra quasi un tabu’: è solo un pregiudizio, visto che Ferrari in realtà ha avuto frequenti (e vincenti) incursioni nel mondo dei traversi tra gli anni settanta e ottanta. La base era ottima, tant’è che la 308 divenne negli anni a venire un’auto molto utilizzata in rally nazionali, e frenata presumibilmente per esigenze politiche del gruppo Fiat, che intendeva utilizzare quel palco per promuovere Lancia e Abarth. Dopotutto anche la F40 nasce per un’esigenza mai fino infondo chiarita di “sviluppare una vettura omologabile come Gruppo B FIA”, ufficiosamente per la pista, ma nelle intenzioni del Drake? Non lo sapremo mai…

Con Ferrari, Henri farà un’apparizione a San Marino, che si concluderà con un guasto allo sterzo.

OPEL ASCONA 400 e OPEL MANTA 400

Schematicamente molto simili alla Fiat 131, anche se catapultata in un’epoca dove stava per compiersi una rivoluzione: dilagano trazione integrale (Audi), e di li a poco anche la creazione di prototipi sviluppati esclusivamente per correre (Lancia 037, sostanzialmente una stretta erede della Stratos). La Ascona è un mezzo potente si, ma ormai superato su vari fronti. Non basta il motore sviluppato da Cosworth da 240 cavalli per sopperire agli enormi handicap mostrati soprattutto nelle prove su terra. La casa di Russelsheim ci proverà con la Manta 400: questa molto piu’ potente.

Poche soddisfazioni, troppi ritiri, se non un paio di lampi di genio: una vittoria al Manx Rally del 1983, un’altra sfumata all’ultimo momento al Safari nel 1984.

PORSCHE 911 4X4

Altro ricorso storico: le più grandi fortune del padre furono con la 911 T, a fine anni sessanta! Molto probabile che la 911 fosse stata una delle prime compagne di traversi del giovane Henri, in via del tutto clandestina! Con la 911 ci disputa il campionato europeo del 1984: stavolta però la sua 911 è un mezzo piuttosto interessante, piuttosto sperimentale, per il semplice motivo che si tratta di una speciale versione a trazione integrale. La trazione integrale in quel periodo si sta affermando nel mondo Rally: pioniera fu Audi, ma è proprio in quel 1984 che Peugeot sforna la sua 206 T16, un mezzo che abbina compattezza, bilanciamento dei pesi e trazione integrale. In tutto questo, Porsche sonda il terreno con una 911 integrale, che sarà base di una delle star automobilistiche di quel decennio: la 959. Sta cambiando tutto, i tempi della Simca Rally (nemmeno un decennio prima) sembrano ormai un’eternità: si è imboccata una strada senza ritorno. Anche per Henri, e non saranno tutte rose e fiori…

LANCIA 037

Sulla carta la 037 avrebbe potuto essere una delle chiare dimostrazioni di “prodotto superato”: parliamo soprattutto dal punto di vista della trazione posteriore, in un anno nel quale era cominciata una rivoluzione chiamata “trazione integrale”. La realtà è che la 037 è una delle piu’ azzeccate auto da corsa mai costruite: estremamente docile ed intuitiva, compensa la mancanza della trazione integrale con una sapiente struttura costruttiva, partendo dalla monoscocca della Beta Montecarlo, aggiungendo sovrastrutture in telaio tubolare. Un auto che, grazie alla bravura dei piloti, ed un’attenta strategia, riesce a sbaragliare la concorrenza nella stagione 1983.

Henri arriverà nel 1984: ormai la 037 è già in fase calante, ma Cesare Fiorio lo vuole in prima linea, pronto per affidargli la prossima arma (letale) della casa di Chivasso. Ci disputerà la stagione 1985, infortunandosi alle vertebre al Rally della Costa Smeralda. Nel frattempo, nel complesso della Mandria si sta sviluppando una “certa” 038…

FIAT UNO TURBO I.E.

Si, ma nulla di serio. Così, per sdrammatizzare! Fra la stagione 1985 e 1986, Henri si fa “beccare” spesso su una Fiat Uno Gruppo A. La piccola utilitaria torinese è ormai diventata una presenza fissa nelle strade italiane ed europee di quegli anni. Un successo a furor di popolo: urge cavalcare la moda dei piccoli motori turbo! Toivonen userà una Fiat Uno Turbo, modello in pedana di lancio, per effettuare ricognizioni sui percorsi del mondiale: completamente verniciata di nero, nessun sponsor, soltanto i para spruzzi. Poco si sa di questo esemplare di Fiat Uno: negli anni si è vociferato di tutto, aleggiano mille storie mitologiche su potenze aeronautiche, miracolose trazioni integrali, ecc…ci crediamo poco! Sappiamo solo che ora come ora se ne sa poco o nulla sulla fine che abbia fatto…

LANCIA DELTA S4

Il testamento. Troviamo sbagliato paragonare la Delta S4 alla Williams del 1994, fatale ad Ayrton Senna. Se vogliamo fare un paragone alla F1, la piu’ vicina alla S4 è stata la Ferrari 126 C2: un mezzo estremamente competitivo, estremamente azzeccato, quanto in egual modo pericoloso.

E’ un’auto celebratissima, una divinità dell’Automobile, ma i suoi creatori la ricordano più che altro come un periodo triste, un’esagerazione che si poteva evitare. Chiedere all’ing. Limone, che ricorda il biennio della S4 come un periodo di tragedia, più che di successi sportivi.

La Delta S4 è, come dichiarato dalle cartelle stampa “un laboratorio tecnologico per Lancia e tutte le realtà con le quali collabora”: mostra fin dalla sua apparizione (RAC 1985) una competitività assoluta: trazione integrale, compatta quasi come una 205 T16, capace di potenze spaziali (600 cavalli nelle ultime configurazioni). Fanno impressione i filmati nei quali si imbatte nelle campagne inglesi con un’accelerazione che sembra infinita: Henri ci piazza subito una vittoria al Montecarlo 1986 rifilando distacchi abnormi.  

Al Rally di Corsica si presenta con una forma influenzale che apparentemente sembra lieve, ma decide di correre comunque: alla 17ma speciale ha già rifilato il “consueto” distacco nell’ordine dei due minuti a chi lo inseguiva, alle ore 14:50 termina la sua corsa incendiata sotto un burrone. 

Alle 14:58 il team radio del team Martini Lancia comunica lapidario “Tutte le squadre Lancia rientrino ad Ajaccio”. E’ finita, e con essa son morti anche il Gruppo B e il nascente Gruppo S.

Ed a tutte quelle esagerazioni partite da delle scorribande in una Simca…

Enrico Martinello | Cittadella, 5 maggio 2020.

 

Enrico Martinello

enrico.martinello@superpista.it

Cresciuto nella ridente Cittadella, Padovano come le galline, Enrico è un personaggio eclettico e piuttosto vulcanico. Cultore di ferracci sin dalla tenera età, al punto di rifiutare fermamente uno scooter automatico a 14 anni, in favore della Vespa del nonno. Appassionato di Alfa Romeo, ma che disprezza il mondo degli alfisti.

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