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addio piccolo, grande motore - Superpista
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Autobianchi Y10 Fire

addio piccolo, grande motore

Termoli, 7 Maggio 2020. L’ultimo esemplare dell’inossidabile FIRE, un 1.2 8V riportante matricola 23.233.856, lascia definitivamente le linee produttive dell’impianto molisano. Sopravvissuto alla stringente normativa Euro 6 D-TEMP, ma stroncato dal limite di 95 g/km di CO2imposto dall’Europa, il FIRE va in pensione dopo 35 anni di onorata carriera, per fare spazio ai nuovi propulsori della famiglia FIREFLY, declinati nelle varianti a Tre e Quattro cilindri (rispettivamente denominati T3 eT4). In questo breve articolo se ne vuole ripercorrere la storia, facendo una breve panoramica delle caratteristiche tecniche ed evidenziando le principali tappe evolutive accorse in 35 anni di carriera.

uno spaccato del Fire, agli esordi nel 1985.

Il F.I.R.E. è acronimo di Fully Integrated Robotized Engine e la nomenclatura derivava dal fatto che fosse stato progettato per essere interamente assemblato da impianti automatici. Si tratta di un motore 4 tempi a 4 cilindri in linea verticale, con distribuzione ad asse a camme in testa a 8 (monoalbero) o 16 (bialbero) valvole.

Vide la luce il 30 marzo 1985, presentato in occasione dell’inaugurazione della terza ala dello stabilimento di Termoli, in Molise. Rispetto ai vetusti propulsori FIAT ad aste e bilancieri “Serie 100” che andava a sostituire era più semplice, leggero, affidabile e meno costoso. Ma il vero asso nella manica del FIRE era un altro: in caso di rottura della cinghia di distribuzione, non si riportava nessun danno né alle valvole né al cilindro, in quanto l’apertura massima delle valvole era minore della distanza dal punto morto superiore alla camera di combustione. 

La prima versione del FIRE, di 999 cm³, pur mantenendo la potenza del suo predecessore di 903 cm³ (Serie 100), vantava migliori valori di coppia motrice, garantendo al tempo stesso minori consumi, minore rumorosità ma soprattutto manutenzione ridotta. Il FIRE 1000 fece la sua prima comparsa sulla Autobianchi Y10 nel 1985 e, subito dopo, sulla Fiat Uno 45. L’anno successivo fece il suo esordio il 769 cm³, montato sulla Panda 750.

Ricordiamo che dal FIRE 1000 derivarono dapprima il 1.108 cm³ (degna di nota la sua applicazione su Fiat Cinquecento e Seicento Sporting), poi il 1.242 cm³ in uso fino al 2020 su svariati modelli del gruppo FCA (Fiat Panda, Fiat 500, Lancia Ypsilon) e presente anche sulla seconda generazione di Ford Ka, prodotta insieme alla cugina Fiat 500 nell’impianto polacco di Tichy.

Nel 1992, al fine di adeguarsi alla normativa antinquinamento Euro 1, le versioni con alimentazione a carburatore vennero dotate di iniezione single point (SPI) e iniezione multi point (MPI). 

la Lancia Y Elefantino Rosso.

Nel 1997 debutta, dapprima in esclusiva sulla Lancia Y Elefantino Rosso, la variante Super-FIRE da 1.242 cm³ e 86 cavalli, testata 16 valvole e Due alberi a camme in testa, con la particolarità di una iniezione multi-point semi-sequenziale (SMPI).

Nel 2003 debutta la versione da 1.368 cm³, disponibile dapprima nella sola versione Super-FIRE da 95 cavalli e poi, a partire dal 2005, nella versione a 8 valvole da 77 cavalli.

Nel 2006 debutta la versione StarJet del FIRE: un 1.4 16V da 95 cavalli dotato di EGR, PDA e VVT.

la Bravo del 2007.

Nel 2007, in occasione dell’arrivo della nuova Fiat Bravo, debutta il T-JET: un 1.4 sovralimentato tramite turbocompressore, montato in seguito anche su altre vetture del gruppo Fiat, in particolare su Grande Punto e 500 Abarth. Sempre lo stesso anno, fa il suo debutto la versione con variatore di fase (VVT) del 1.2, presente sotto il cofano di 500 e Ypsilon.

Ricordiamo che i motori FIRE sono stati i primi a dotarsi del sistema di controllo dell’apertura delle valvole di tipo MultiAir, adottati nel 2009 da Alfa Romeo MiTo e Fiat Punto Evo. Grazie al sistema Multiair, si riuscì a gestire in modo molto elastico e indipendente, adeguando alle diverse situazioni operative, Due variabili: il tempo di apertura della valvola e la fasatura d’apertura, tardando l’apertura e/o anticipando la chiusura. Questo permetteva un controllo totale, in precedenza possibile solo con i sistemi di distribuzione “camless”. A riprova della bontà tecnica di questa soluzione, possiamo dire che ancora oggi non esistano alternative valide al Multiair che siano pronte all’industrializzazione.

la Abarth 696 Assetto Corse Evoluzione, in azione.

Piccola curiosità: la Abarth 695 “Assetto Corse Evoluzione” fu la vettura stradale del gruppo FCA a dotarsi del più potente propulsore FIRE mai prodotto, in grado di erogare 215 cavalli!

Addio piccolo, grande motore!

Luigi Di Genova | Pozzallo, 12 Maggio 2020.

luigi di genova

luigi.digenova@superpista.it

Classe ’93, un diploma in meccanica e un master in meccanica industriale, Luigi cresce negli anni novanta a pane e Quattroruote e diventa presto un cultore di auto di ogni epoca. Nel tempo sviluppa una particolare inclinazione alle storiche e nello specifico alle youngtimer, che hanno accompagnato la sua infanzia prima e la sua adolescenza poi. Cresciuto sul sedile di una Y10 grigio quarzo del ’91, oltre a quest’ultima, nel suo garage trovano posto una Fiat 126 del ’76, una Fiat X1/9 del ’77 nonchè una giovane e anomala Opel Corsa Turbo del ’18.

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