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San Qualunquismo d'Italia - Superpista
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Toyota MR2 222D

San Qualunquismo d’Italia

Caro lettore, amico o amica, questo non è il sito in cui scriveremmo frasi o titoli come “Questione di priorità”, perché innanzitutto sappiamo distinguere le versioni delle Corvette, e non manderemo mai e poi mai, il giorno in cui usciremo in versione cartacea, dalla Svizzera, un errore così madornale e squalificante.

Qui stiamo attenti a quello che scriviamo, e ci documentiamo costantemente, perché l’Automobile è identica alla Musica, anzi, i Motori funzionano allo stesso modo, e bisogna studiare ogni giorno, destinare tempo della propria vita, altrimenti per noi senza vita, per noi che amiamo l’argomento, a ciò che ci riguarda e che abbiamo deciso non soltanto di condividere, ma di diffondere. Perché i Motori sono una parte importante della nostra Cultura, non soltanto italiana, ma del mondo occidentale. Lo stesso mondo che ci ha permesso di essere più organizzati, forse più felici di altri, anzi, senza alcun forse e senza alcun dubbio.

ha senso rottamare un’efficientissima Alfa 156 common rail, se vengono effettuati i dovuti controlli e la dovuta manutenzione?

Chiunque metta in dubbio questo fattore, forse non ha visto determinate realtà, anche solo di luoghi in cui le vivono a un gradino di sotto, rispetto al nostro.

Ciò detto, stiamo assistendo, in questo periodo DRAMMATICO, senza se e senza forse, a un’ondata di ulteriore demonizzazione dell’Automobile, sotto forma di articoli demagogici, che ancora vogliono accusare il motore a scoppio di ogni male del nostro mondo, quando esistono studi ben precisi, tutt’altro che campati in aria, tutt’altro che basati su ipotesi vaghe o covide, o burioneggianti, che smascherano i maggiori responsabili: riscaldamenti per edifici pubblici e privati, con tanto di stufe a pellet incentivate, perfette per la diffusione delle tanto temute polveri sottili, trasporto pesante su gomma e traffico navale e aereo. Oltre, naturalmente, ai troppi impianti vetusti di troppe aziende, magari certificate, ma dimostrabilmente inadeguate, in termini di rispetto per l’Ambiente e impatto.

la Peugeot 604, passata alla storia non per il suo look, quanto per l’essere stata la prima ammiraglia turbodiesel della Storia.

Ora, mentre tutti si divertivano a scaricare il cinese TikTok, più virale del Covid 19 e forse più subdolo e soprattutto inutile, del tutto superfluo e di scarso livello contenutistico, molti comuni si divertivano a disegnare piste ciclabili alla carlona, con la previsione di gente che cammina in mezzo alla strada, per esempio in un’arteria del centro di Milano, come Corso Venezia, dove è risaputo sia molto bello essere ranzati via da un camion, o da un sudamericano che scarica il furgone tutto ammaccato del Bartolini o SDA di turno, e mentre dall’altra parte passano le dementi e i dementi in bicicletta, che NON pagano alcuna tassa, quando andrebbe giustamente pagata, e quando NON hanno una targa o un’assicurazione, quando sarebbe NECESSARIA, visto il pericolo costante che rappresentano e soprattutto il MENEFREGHISMO assoluto, nei confronti del Codice della Strada.

Anziché continuare a disegnare strisce a caso sul manto stradale, certe amministrazioni comunali dovrebbero fare appello al buon senso, inteso più come priorità inderogabile, e chiamare Roma (3131, ma non risponde più nessuno) per chiedere una regolarizzazione dei ciclisti, dannosi per se stessi e per gli altri, anziché continuare ad accanirsi sugli automobilisti, sulle Euro 5, cosa assolutamente folle, che solo a Torino, con una donna sindaco (scusate, ma sindaca suona da schifo, e le elementari le ho fatte benino) capace di trasformare Torino, capitale per qualche giorno in un tempo remoto, nella periferia di Orbassano, con Luci d’Artista nelle periferie abbandonate 366 in anni bisesti, e 24/7 per il resto del tempo.

Non paghi, certi torinesi si sono messi a diffondere studi inesatti, falsi e nemmeno cortesi, segno che anche Torino stia perdendo ulteriori colpi, oltre alla Fiat e a qualsiasi forma di leadership, sostenendo l’idiozia delle idiozie, ossia che le automobili sarebbero, tanto per cambiare, responsabili N.1 di ogni male, di ogni forma tumorale, di ogni Covid eventuale.

Da automobilisti, da collezionisti, da amanti del Bello, come elemento imprescindibile di Vita, scritta con la V che non è la stessa di un leader inesistente, scomparso dalle scene, come è Beppe Grillo, siamo ormai abituati a subire determinate letture, ma la misura non può essere colma, perché al peggio non c’è fine, e la misura va bloccata, scendendo in piazza, manifestando contro queste dittature finto ambientaliste che ci impongono di cambiare le Euro 3 che ci hanno obbligato a comprare anche quando facevamo Diecimila chilometri l’anno, salvo costringerci con la forza del ricatto a rivenderle, anzi, a regalarle, pochi anni dopo.

se le amministrazioni ci costringono a cambiare auto, cosa succederò quando si accorgeranno che l’elettrico ha un impatto peggiore sull’ecologia?

Allora, a cosa è servito e a cosa serve, il processo motoristico? A mandare in pensione il Fire, ancora efficiente, quando il FAP fa più danni della grandine, se non controllato in modo costante?

O serve a produrre inutili catafalchi senza stile e senza alcun gusto estetico, solo perché celati dalla gigantesca BUGIA dell’essere a impatto 0? Sapete quanto sia costoso produrre una Tesla, per esempio, e smaltire cose impossibili da smaltire, come le innumerevoli batterie che servono a tenere in funzione lei e tutte le elettriche che propinano sul mercato? Sapete quanto costi tenere in vita le colonnine? Tutto questo mentre, a Torino, nel 1976, inventavano l’auto a idrogeno.

Suonano come ovvietà, ma non ci si può più fermare alla carta stampata di riviste che faticano a vendere, o che vendono per inerzia e monopolizzano il mercato con informazioni troppo spesso deviate dagli interessi di determinate Case.

Non bastano gli hashtag acchiappalike, le operazioncine scopiazzate male e il NULLA TOTALE NULLA di certi programmi INESISTENTI, al punto di dover chiedere ai lettori uno straccio di programma che dia un senso a un hashtag del cazzo. Scusate, ma anche il cazzo si offende, perché ha una sua dignità, poverino, e viene citato in continuazione, da tutti. Anche da quelli che sostengono non gli piaccia, e poi fanno cose che definire contraddittorie o ambigue, è dire poco.

Bisogna scendere in piazza, appena sarà possibile, e farci sentire. Altro che hashtag. Liberiamo i motori, liberiamo la nostra legittima libertà, soprattutto con quello che spendiamo in accise del ’76, di regioni che si sono ricostruite in gran parte con i propri soldi e con le proprie maniche rimboccate, e quando paghiamo cifre invereconde e da rapina sulle assicurazioni, i bolli e tutto il legalizzato.

E circa le cosiddette false storiche condannate illo tempore da Renzi, sarebbe il caso che l’ASI servisse a qualcosa, perché esistono automobili di un ventennio fa che meritano, in molti casi, di essere considerate storiche per davvero. Non si può fare un minestrone così pessimo e bruciato, male cucinato. E dire che dovremmo saper almeno cucinare, in questo Paese, con tutte le trasmissioni che vanno in replica sui palinsesti.

Enzo Bollani | Inverigo, 13 maggio 2020.

Enzo Bollani

enzo.bollani@superpista.it

Enzo Bollani nasce a Milano in una sera di maggio del 1981, quindi può definirsi un Youngtimer. Progettista, Musicista e organizzatore, ha esordito nel 1997 nel mondo della Televisione e della Discografia, lavorando principalmente in Rai e con artisti del calibro di Adriano Celentano, Lucio Dalla e David Bowie. Avrebbe voluto essere Architetto a tutti gli effetti, ma al momento disegna biciclette. Opera principalmente a Milano, ma è costantemente in movimento. Ha inventato questo simpatico sito, oltretutto.

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